sabato, giugno 24, 2006

Matrimonio balnear-pirotecnico a Porto Rotondo

Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

Foto di Chiara Cazzamali e Antonio Privitera


Insolito allestimento, sabato 17 giugno, sulla spiaggetta di Punta Volpe a Porto Rotondo dove sorgono le villone di Ennio Doris Mediolanum e di Domenico Bonifaci. Capannelli di bagnanti hanno circondato gli operai al lavoro che hanno fatto trapelare solo poche notizie sui preparativi in corso per il balnear-pirotecnico matrimonio della figlia Diletta (di nome e di fatto) di Domenico Bonifaci, costruttore, finanziere, immobiliarista e anche editore del Tempo.
Diletta Bonifaci, trent’anni, e Cristiano Toffano, trentadue, si sono sposati ad Olbia nella Basilica di San Simplicio. Da Roma, i Bonifaci, oltre agli invitati, hanno portato anche il sacerdote che ha officiato le nozze. Effetti (fioriti) speciali nella splendida chiesa romanica con gli archi tutti profilati di rose bianche. Bianchi e gialli, anzi oro, i colori scelti per i spettacolari fuochi d’artificio che la sposa ha voluto molto raffinati e poco rumorosi. Gli uomini della "Pirotecnica Laziale" di Veroli si sono calati dal Frusinate a Porto Rotondo per allestire i marchingegni pirotecnici piazzandoli in punti strategici sia a mare (su delle zatterine) che a terra (specie di cannoncini).
Una decina di “addetti ai razzi” ha armeggiato fino al tardo pomeriggio in spiaggia mentre decine di curiosi cercavano di sbirciare dalle vetrate del grande gazebo presidiato da vigilantes. Visibili le ghirlande di fiori; si narra anche di un tappeto di rose calpestato dagli invitati al ricevimento nuziale. I fuochi d’artificio sono iniziati con una cascata di luci candide; illuminato a giorno e inondato di musica il parco della villa e persino il mare visto che i giochi pirotecnici gialli e bianchi, sono partiti anche dall’acqua. Un elicottero antincendio ha presidiato la zona per evitare pericolose mutazioni delle scintille giudicate più suggestive persino di quelle create dall’Artificiere- Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, sempre esagerato, grande appassionato di fuochi d’artificio e finte colate laviche, ormai le propone a tutti gli ospiti della Certosa come digestivo.

venerdì, giugno 16, 2006

Tasse sul sul lusso: tu che sei sarda, fammi capire: (lettera di una "continentale")

Lettera inviata a www.marellagiovannelli.com



Cara Marella, tu che sei sarda: fammi capire.


Ti chiedo lumi sulla tua terra, sulla Sardegna, sui sardi. Il quesito è il seguente: ma veramente noi continentali risultiamo tanto stupidi?

Che non godessimo di grande stima da parte dei sardi me n’ero accorta. Ricordo le parole di un giardiniere che faceva la manutenzione del nostro piccolo prato nel Villaggio di Punta Volpe che un giorno mi disse: “Si ricordi che qui non è casa sua. Qui lei è ospite.” Non sono abituata così in Veneto, dove chi ti dà lavoro è considerata ancora una persona per lo meno rispettabile. Molti sardi, prendo atto (ma non tutti, per fortuna!) non hanno il senso dell’accoglienza tipico di certi popoli mediterranei: pazienza. Napoletani, pugliesi e siciliani in questo insegnano a tutti. Anche a noi veneti, che però abbiamo più fabbriche che spiagge e alberghi in fioritura… Tuttavia non sono arrabbiata con i tuoi conterranei: li capisco. Si sentono usurpati dei proprio territori. Se la Sardegna, infatti, e la Costa Smeralda in particolare, non avessero incontrato un certo Principe (AK), certi veneti (DDR), certi bresciani o bergamaschi (gente non sempre “crema”, ma lavoratori combattivi), sarebbe forse ancora terra di pascoli. Probabilmente questo è il rimpianto di tanti sardi. Ed è per questo che i “forestieri” danno così fastidio. Hanno usurpato i pascoli.
La ragione del mio sconcerto però, cara Marella, riguarda l’inquietante intervista del Vs. governatore Soru su Panorama di questa settimana a proposito della sua auspicata tassa sulle proprietà dei non residenti sull’isola. Soru dice: non è una patrimoniale. Né, tanto meno, una “patrimoniale etnica”. Va bene, non giriamo intorno alle parole, guardiamo i fatti: è una tassa per i ricchi-continentali. E, alla luce dell’intervista, aggiungo io: una tassa per i ricchi-continentali-stupidi.

Soru, oltre a non apprezzarci come molti suoi conterranei (ma questo non è un problema, pazienza), ci considera soprattutto stupidi: persone non in grado di capire le sue ragioni, i suoi problemi.
Il suo ragionamento più inquietante è il seguente: se un sardo possiede una seconda casa in Sardegna, paga le tasse alla regione Sardegna, e quindi è ok. Se invece il proprietario è un milanese, “la Sardegna non vede un euro”. E quindi, Soru non lo dice, ma la percezione ti assicuro è questa: “deve morire”, perché i soldi dell’ICI che paga, vanno in tasca alla Regione Lombardia. Domanda retorica di Soru al giornalista: “Le sembra giusto?” Risposta del giornalista: “In effetti…”

ALT!
A parte il fatto che non si capisce perché fatti riguardanti eventuali sospesi tra Regione Sardegna e Governo Centrale dovrebbero turbare la serenità del cittadino continentale (pagante le tasse!), mi risulta, quantomeno, che la distribuzione del gettito fiscale sia materia delle persone elette e preposte a governarci. O forse che minacciando i ricchi-continentali-stupidi Soru voglia ottenere più credito e più ascolto presso il Governo Centrale? (In ogni caso, affar suo, non mio.)

Ma se invece fosse tutto vero? Che Soru veramente riuscisse un giorno a riscuotere la sua tassa pro-stupidi?
Ancora ALT! Vorrei ricordare un’ovvietà: la Sardegna non è frequentata solo da arabi, americani, libanesi miliardari. E’ frequentata soprattutto da italiani, molti del nord, gente (mi riservo qualche possibile eccezione) che ha fatto i soldi onestamente (mi si passi il termine volgare del “fare i soldi” che non significa rubare (!), ma lavorare, creare posti di lavoro, pagare le tasse). Qualche pazzo o meglio, stupido, innamorato del mare, dell’Italia, della natura sarda, è riuscito a comprarsi pure una casa in Sardegna. Pochi hanno il villone; molti hanno appartamenti, grandi, medi ma anche piccolissimi. In effetti per tenere - e mantenere - una casa in Sardegna ci vogliono molta passione e molti soldi. Passione: la Sardegna, per un continentale, non è comoda. Per raggiungerla ci vuole l’aereo o la nave. Una volta raggiunta l’isola, senza un mezzo di trasporto (un’auto o una moto) sei praticamente “morto”. Inoltre, se non possiedi uno straccio di gommone o una qualsiasi imbarcazione da diporto, sei altrettanto “morto”. Le spiagge, spesso difficili da raggiungere, non sono attrezzate. Niente ombrelloni, né bar (ma forse questa è la bellezza dell’isola…organizzandosi per non morire di sete, fame o sole). Se a tutto questo aggiungi le spese che devi sostenere per la tua casa sarda: luce, acqua, gas, telefono, tassa per i rifiuti, spese per il “Consorzio”, ICI, tassa quotidiana al “Parco della Maddalena”, (qualora avessi l’idea – a questo punto “balzana” – di andare a fare un bagno a Mortorio dove alcuni scrupolosi esattori in gommoncino, transitando da un’imbarcazione all’altra per tutto il giorno, riscuotono il “dovuto”…A proposito, scusa la parentesi: che destinazione hanno quei soldi?…Non c’entrerà mica ancora la Regione Sardegna?!?) Se a tutto questo, dicevo, aggiungi anche la nuova tassa che il signor Soru vorrebbe appiopparci, allora sì: mi arrendo.

BANDUS! Si diceva giocando da piccoli. Soru ha vinto. Siamo proprio stupidi. Senza limiti. Stupidi da morire.
Pensierino della sera: e se invece questo fosse un piano strategico del Governatore per liberare la Sardegna dai continentali e farla diventare un paradiso per soli bilionari per lo più stranieri? Mah: non ci capisco proprio niente (infatti sono stupida). Avevo avuto la percezione che Soru fosse leggermente “sinistroide”(uno che pensa a difendere i più deboli, le classi meno abbienti) e invece mi dovrei ricredere: che sia fascista? Abbasso il duce.

Lilli Carraro

lunedì, giugno 12, 2006

Vip da sbarco a Porto Rotondo per l’inaugurazione del Peugeot à la Plage

Le foto in www.marellagiovannelli.com

Interviste rilasciate a raffica per la splendida Magda Gomez , in crisi di astinenza verbale dopo mesi di spogliarelli muti a Markette. La valletta di Chiambretti, insieme ad altri corpi e volti noti, ha partecipato (meno passivamente dei suoi colleghi ospiti incollati alle sedie del privè) all’inaugurazione del nuovo Peugeot à la Plage di Porto Rotondo.Trattasi, apparentemente, di un clone evoluto del Fiat Playa, aperto lo scorso anno, nel vicino Golfo di Marinella. Cambia il marchio dello sponsor ma l’idea di fondo è la stessa: uno stabilimento balneare in grado di suscitare l’ira funesta di Soru-Savonarola con tanto di spiaggia in uso esclusivo, ristorante, bar, area fitness e relax. E, ironia della sorte, si chiama Ira anche la spiaggia che ospita il club in odore sospetto di lusso. Forse per esprimere solidarietà preventiva alle centinaia di invitati più o meno-meno vip, alla serata inaugurale, ha partecipato il forzitaliota Mauro Pili ex presidente della Regione Sardegna, predecessore di Renato Soru. “Sembra di essere dentro un televisore” ha detto una signora di Olbia, evidentemente stordita da tanto vip-pollaio animato da madre Patrizia e figlia Giada De Blank. Vicine di sedia o tavolo, testimonialeggiavano Corinne Clery, Alba Parietti, Denny Mendez, Edelfa Chiara Masciotta, Rosalinda Celentano, Valeria Fabrizi e Francesca Rettondini. Al rombante richiamo della Peugeot hanno risposto anche Edoardo Costa, Fabio Canino, Guido Bagatta e Walter Nudo, arrivati puntuali (come tutti i vip-ospiti) nei pullman noleggiati per l’occasione.
Unica eccezione: Valeria Marini, ritardataria cronica ma irresistibile. E’ passata di tavolo in tavolo sfoggiando la borsetta in metallo a forma di palla, sua ultima creazione partorita tra le seduzioni di sexy slip e reggiseno terrazzati. Il cantante Ron è stato protagonista insieme a Mario Melazzini, presidente dell’Aisla, di una raccolta fondi con lotteria di beneficenza che ha portato nelle casse dell’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica più di 20mila euro. La presentatrice Rossella Brescia, proprio sul finale, ha sganciato un commento...incommentabile, una vera perla di gaffe. Rivolta a Maurizio Mulargia, ottimo cameraman di Videolina, vincitore del superpremio finale, una Peugeot 207, ha esclamato: “Ed è anche un sardo! Ajò! Ma cosa ci fai qui?”

domenica, giugno 04, 2006

Topi in esilio e maiali alla forca...anche questa è storia

Testo e foto in www.marellagiovannelli.com

All’inizio furono le anguille di Ginevra ad essere accusate di numerosi misfatti davanti al Tribunale Episcopale. Il loro avvocato le difese talmente bene che esse ottennero in uso esclusivo, una parte del lago Léman. Correva l’anno 1221 e, secondo lo scrittore francese Jean Réal, autore del saggio “Betes et Juges”, il processo alle anguille ginevrine fu solo il primo di una lunghissima serie che, non solo in Europa, vide come imputati animali domestici e selvatici.
Finirono alla sbarra, oltre ai gatti neri, accusati di stregoneria dai giudici dell'Inquisizione, topi, cavallette, insetti e bestie di vario tipo. Documentato, ad esempio, il processo ad un maiale che aveva tentato di mangiare un neonato, nel 1385. La bestia fu processata e condannata all'impiccagione, ma vestita con abiti umani e, sul muso, una maschera raffigurante un volto. Quando il tribunale era ecclesiastico il processo spesso si concludeva con la scomunica dell’animale. I giudici erano più tolleranti con le bestie selvatiche e molto meno con quelle domestiche, legate all’uomo per gli obblighi e i doveri derivanti dalla vita in comune.
Gli animali imputati beneficiavano persino di un avvocato difensore; cronache dell’epoca riportano i successi di Pierre Rambaud che, nel 1545, riuscì a far vincere i bruchi “guastatori” di culture da lui assistiti. Nel 1793 un pappagallo parlante venne usato come testimone dai rivoluzionari per giudicare un nobile francese colpevole di aver insegnato all'animale a ripetere “Viva il re”. Durante il processo l'uccello si mise a fischiare solo piacevoli motivetti e l'accusa al suo nobile padrone Louis de La Viefville venne tramutata in “aver cercato di insegnare al pappagallo ritornelli odiosi”.
Tra il 1600 e il 1700 in Canada furono delle pacifiche tortorelle a finire in tribunale. La causa fece scalpore considerata l’esemplare mitezza delle imputate mentre l’opinione pubblica commentava favorevolmente le pene inflitte a insetti, topi, porci e lupi. Gli animali potevano essere condannati all’esilio, finire sul patibolo o essere dichiarati colpevoli in contumacia. I galli sottoposti a visita medico-giudiziaria e i lumaconi colpiti da anatema, erano certo più fortunati dei roditori spesso incarcerati e poi condotti alla forca per essere giustiziati dal boia.
Documentata anche una vicenda accaduta nel comune di Stelvio, nel Tirolo. Qui, dopo aver iniziato un procedimento penale contro alcuni topi per i danni evidenti da loro causati in campagna, fu nominato un avvocato difensore, un certo Hans Grinebner. Nella sua arringa riuscì dimostrare che questi roditori, di frequente, avevano lavorato per il bene della comunità, mangiando larve di insetti e arricchendo il terreno.
Sarebbe stato quindi equo dare loro un altro domicilio e un salvacondotto per raggiungere la nuova dimora senza incontrare lungo la strada cani, gatti e altri nemici. Al giudice parve che la richiesta fosse legittima e sentenziò che “un libero salvacondotto, oltre a una moratoria di quattordici giorni, venisse concesso ai sorci con i figli piccoli e a quelli ancora bambini”.

venerdì, giugno 02, 2006

Da Terra Madre a Isola Matrigna


Testo e foto per www.marellagiovannnelli.com


Debellati i sequestri di persona, l’atavico astio di non pochi Sardi contro i continentali-ricchi-invasori-usurpatori-colonizzatori, doveva prima o poi trovare una valvola di sfogo. Per questo, nell’indifferenza quasi generale e nel silenzio compiaciuto di troppi, il Governatore Soru è riuscito ad imporre una legge iniqua e odiosa che, demagogicamente, punisce il “lusso”.
Gettata, insieme al logo, la maschera della Terra Madre ha scelto un’immagine a lui più rigorosamente affine: l’Isola Matrigna. Le tasse sulle seconde case dei non residenti, sugli attracchi delle barche e sugli scali degli aerei privati puzzano di taglieggiamento e vessazione. Sono la negazione dell’accoglienza e la mortificazione dell’ospitalità.
Ora tutti i giornali nazionali pubblicano, divertiti o imbarazzati (a seconda dei “padroni” politici) i dettagli dei soru-balzelli. Persino i super-ricchi, proprietari di barche dai 30 ai 60 metri, piuttosto che pagare 10mila euro, annunciano l’abbandono della Sardegna o l’ammucchiata in “rada selvaggia”.
Se poi il panfilo supera i 60 metri, gli euro diventano 15mila e l’armatore potrebbe essere anche tanto generoso da lasciare la sua elemosina a Soru il Questuante. Che, però, vuole i turisti “lussuosi” cornuti e mazziati, tutti in fila, alle Poste, in pieno agosto perchè, obbligatoriamente, il versamento dovrà essere fatto sul conto corrente postale numero 72729809 intestato a “Regione Autonoma della Sardegna”.
Le tasse (in base alla metratura) colpiranno anche le proprietà immobiliari dei non residenti, situate nella fascia dei tre chilometri dal mare, e le eventuali compravendite. Mentre per yacht e aerei privati, la legge è già in vigore ( dal primo giugno al 30 settembre), per le seconde case lo sarà a partire dall’11 giugno.
L’Isola dei Tassati più o meno Famosi vivrà un’estate più caotica del solito e sarà una gara tra metri e tabelle, furbetti e furboni, controllati e controllori, esattori ed evasori, finti scali tecnici e code vere agli uffici postali.

mercoledì, maggio 31, 2006

Moby Dick e il suo harem: avvistamento straordinario al largo di Tavolara

Marella Giovannelli Le foto del Moby Dick di Tavolara su www.marellagiovannelli.com

Un capodoglio albino maschio avvistato e fotografato con un harem di tre femmine al largo dell’isola di Tavolara è già una novità assoluta per il mare Mediterraneo. Almeno, secondo quanto dichiarato dal ricercatore olbiese Benedetto Cristo. La notizia, scientificamente rilevante, diventa persino clamorosa grazie all’inevitabile e affettuoso accostamento con la balena bianca Moby Dick, nata dalla fantasia di Herman Melville e diventata un mito planetario.
I cetacei sono stati sorpresi mentre nuotavano in gruppo, sbuffando ad intervalli regolari e lanciando verso il cielo l'inconfondibile colonna di vapore. Si trovavano a una trentina di miglia fuori Tavolara e hanno lasciato di stucco due amici a bordo di una barca attrezzata per la pesca d’altura. Soprattutto il più grosso dei quattro capodogli, decisamente bianco, forse albino, ha colpito Giuseppe Galliani ed Alessandro Battaglia. Scattate numerose foto, i due sono rientrati in porto e hanno subito contattato il biologo marino Benedetto Cristo che da, oltre vent'anni, studia i mammiferi marini.
Racconta di aver provato un’emozione indescrivibile nell’osservare immagini che non lasciano dubbi. E questo è stato il suo responso: “Sono capodogli, un giovane maschio con le sue femmine. Ma l'eccezionalità dell'avvistamento sta tutta nel colorazione assolutamente candida della cute. Si tratta di albinismo, un'anomalia ereditaria che consiste nella deficienza di pigmentazione melaninica nella pelle. Un fenomeno presente negli esseri umani così come negli animali, compresi i delfini, le balene, i capodogli”.
Giustificato quindi il clamore suscitato dall’inatteso ed imprevisto avvistamento del grande cetaceo bianco circondato da tre femmine scure, immortalato nelle acque dell’Area marina protetta di Tavolara-Capo Coda. Benedetto Cristo, direttore dell'Istituto di scienze naturali e biologica marina di Olbia, oltre a confermare l'appartenenza dei quattro mammiferi alla specie Physeter catodon, ha sottolineato con queste parole la rarità dell'evento.
“Mentre in altri mari l'avvistamento di un capodoglio bianco è da considerare raro e comunque poco documentato, in Mediterraneo è praticamente unico. O almeno, nella letteratura scientifica non c'è alcuna testimonianza certa”. Ora gli esperti sono al lavoro e sperano in un nuovo incontro, ancora più ravvicinato con il Moby Dick di Tavolara. Anche il prossimo convegno internazionale di biologia marina in Spagna si occuperà dell’avvistamento del capodoglio bianco nel mare sardo: un caso che ha destato grande interesse ed entusiasmo negli ambienti scientifici internazionali.

lunedì, maggio 29, 2006

Dio, perchè hai permesso tutto questo? = Piove Governo ladro!


Mara Malda per www.marellagiovannelli.com


L’accorata lamentazione teologica di Papa Ratzinger “Dio, perchè hai permesso tutto questo?” risuonata nei campi di sterminio da lui visitati, potrebbe essere paragonata al più profano trito & ritrito “Piove, governo ladro!”. Nemmeno l’arcobaleno buonista spuntato in cielo alla fine del discorso di Benedetto XVI, è riuscito a rendere credibile la sintesi papalina del “genocidio degli ebrei: opera di un gruppo di criminali”.
Invece, la Shoah, su un terreno reso fertile dall’antisemitismo, ha avuto nel silenzio degli uomini, il miglior complice ed alleato. Oltre che muti; popoli e governanti, laici e rappresentanti della Chiesa, erano diventati anche sordi alle invocazioni di quel Dio dalle spalle larghe, chiamato oggi in causa dall’appello pleonastico- retorico di Papa Ratzinger. Forse quell’arcobaleno è stato un ennesimo segno di tolleranza e pazienza divina verso una Chiesa che, a volte, pare seguire il non fulgido esempio di Ponzio Pilato.

venerdì, maggio 26, 2006

Ambasciator non porta pena: Ronald Spogli insegna

Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com


“Ambasciator non porta pena”, come da proverbio, l’ambasciatore USA in Italia, Ronald Spogli, ha comunicato solo buone notizie ai Sardi. E, forse in omaggio al suo cognome, due uomini non giovanissimi hanno pensato bene di farsi una doccia estemporanea nel giardino dell’aeroporto “Costa Smeralda”.
Si sono spogliati e, rimasti in mutande, hanno cominciato a lavarsi, utilizzando una pompa trovata in un’aiuola. In bella vista e con un gustoso fruga-fruga nelle parti intime, la strana coppia se la spassava praticamente a bordo strada. Una pattuglia della Polizia arrivata giusto in tempo, ha interrotto la doccia impropria e impedito all’Ambasciatore, atteso dai giornalisti nella sala vip del “Costa Smeralda” di Olbia, di godersi l’ameno spettacolo.
Ronald Spogli, tra una rassicurazione e l’altra sul destino post-Base americana de La Maddalena, non ha detto Quando e Come, ma sul Perchè dello smantellamento è stato chiaro. In pratica ha confermato che la Guerra Fredda è finita come pure l’URSS; ne deriva che ormai, agli americani, non serve più tenere una Base diventata costosissima dopo l’introduzione dell’euro. L’Ambasciatore ha ripetuto che sui tempi della dismissione deciderà il nuovo Ministro della Difesa Parisi, d’amore e d’accordo con il Governo Americano.
Ronald Spogli si è presentato con una bandierina americana “molto americana” appuntata sul bavero della giacca. Alla domanda di un giornalista ha risposto che “non c’è solo Tom Barrack interessato ad investire a La Maddalena; lui è uno dei tanti”. L’Ambasciatore ha poi ripetuto, praticamente a memoria, i discorsi fatti e rifatti in questi due giorni; prima a Cagliari, poi a La Maddalena e infine a Olbia.
In un perfetto italiano ha coniato, riguardo alla base americana, lo slogan dello “smantellamento morbido”.
Le alternative di sviluppo, stando a Ronald Spogli l’ottimista, sono diverse e basta coglierle. Magari andandosele a cercare sul mercato americano dove di sicuro funzionerà l’immagine dell’isola-base di sommergibili e marines convertita in Eden immobiliar-turistico.

mercoledì, maggio 24, 2006

Brinda l’uomo della collinetta

Mara Malda foto flash per www.marellagiovannelli.com


Brindisi al bar per l’esecutore materiale della collinetta fu discarica realizzata nel parco della Certosa a Porto Rotondo. Leonardo Serreri, impresario di Rudalza, non si meraviglia ma esulta sotto e sopra i baffoni perchè la polizia giudiziaria ha confermato che l’opera è stata regolarmente autorizzata. La notizia apparsa su tutti i giornali gli scioglie finalmente la lingua, rimasta arrotolata, prima e durante l’ispezione dell’otto maggio scorso.
“Mi fotografi pure- dice Serreri- e lo scriva che sono io l’uomo della collinetta. E ho fatto una cosa bellissima perchè quello era un cumulo di rifiuti, detriti e calcinacci. Il Cavalier Berlusconi ha voluto ricoprire tanta schifezza con un metro di terra nera e degli olivi secolari". E con i mustacchi vibranti di commossa gratitudine ricorda che "da cinque anni alla Certosa lavorano 140 persone: tutte imprese e gente del posto”.

lunedì, maggio 22, 2006

Il “bocconcino” Erika


Mara Malda per www.marellagiovannelli.com


Secondo molti autorevoli opinionisti, non è cosa buona e giusta, provare una certa irritata sorpresa nel vedere Erika De Nardo offrirsi alle telecamere di un TG nazionale mentre, libera, gioca a pallavolo. Ma il disagio di tanti, me compresa, non entra certo nel merito del “permesso si, permesso no”. Forse nasce dal sorriso di Erika che “buca” lo schermo e le coscienze, da lei serenamente esibito e brutale come uno schiaffo. Quando uscirà dal carcere, Erika che nel 2001 massacrò sua madre e il fratellino, sarà sicuramente invitata ai talk show e magari in qualche reality. Agghiacciante anche la precisazione riferita con tono serafico dagli autori dei vari servizi televisivi. Fino ad oggi Erika non ha mostrato alcun segno di pentimento ma, in compenso, sta andando avanti negli studi e questo fa ben sperare per il suo futuro. Si spiega quindi la disinvolta allegria della ragazza nel porgersi all’occhio tanto vorace quanto tempestivo della TV. E ora, al pari dei mass media, banchettano col “bocconcino” Erika, finti buoni e cattivi veri, tra garantismo ad oltranza e giustizialismo sommario. Il silenzio e la pietà: grandi assenti.

lunedì, maggio 15, 2006

Volpe d’oro a Niffoi con Mesina “portato” da Sgarbi


“E’ lui o non è lui? Certo che è lui. Graziano Mesina in persona, con in mano un bicchiere di champagne al Cala di Volpe”. L’insolita visione del panciuto Grazianeddu a bordo piscina, distrae l’attenzione degli invitati al cocktail che ha preceduto l’assegnazione della Volpe d’Oro 2006. Una signora schizzinosa, invitata alla finalissima in Costa Smeralda del Premio letterario firmato Starwood, ha esalato un incauto “Ma dove andremo a finire!” Si è beccata una raffica di risposte da vari sardi attenti e presenti alla serata, tutte sul tipo: “Guardi che Mesina ora è un uomo libero; dopo 40 anni di carcere, nel novembre 2004 è stato graziato da Ciampi ed è pure caso unico in Italia di una condanna all'ergastolo per cumulo di pene”. “E poi Mesina l’ho invitato io al Cala di Volpe- ha trionfalmente annunciato Vittorio Sgarbi, membro della giuria degli Esperti, insieme al filosofo Giulio Giorello e al giornalista-scrittore Pasquale Chessa. Anche Chessa si è portato dietro un pezzo di Barbagia, ormai griffata, nella persona del sarto di Orani Paolo Modolo che veste con i suoi abiti di velluto Chessa e Sgarbi oltre a Cossiga, Santo Versace, Guido Barilla e tanti altri. Dopo un brindisi con il regista Filippo Martinez, Mesina ha evitato di fermarsi a cena, togliendo (a qualcuno) il disturbo d’immagine. Superlativo in tutto, sua emozione compresa, il vincitore del Premio: Salvatore Niffoi. Con La leggenda di Redenta Tiria, edito da Adelphi, il fenomenale autore barbaricino che si definisce “disincaprettato dalle ideologie”, ha prevalso su Carmine Abbate (Il Mosaico del tempo grande, Mondadori), Ivan Cotroneo (Cronaca di un disamore, Bompiani) e Aminata Fofana (La luna che mi seguiva, Einaudi). La decisione delle due giurie, una tecnica e l’altra formata da studenti universitari, ha commosso fino alle lacrime Niffoi: aspetto burbero e cuore tenero; un ossimoro ambulante come la sua Barbagia d’amore e morte da lui magistralmente e ferocemente descritta. Ha chiamato sul palco il frate francescano Salvatore Morittu, in prima linea sul fronte dell’assistenza ai giovani tossicodipendenti e ai malati di Aids, e ha devoluto a lui i 10mila euro del Premio. La scrittrice africana Aminata Fofana (attacco simil-scioglilingua ma non è colpa mia se lei si chiama così) ha festeggiato il suo compleanno con la premiazione in corso. La magnifica Fofana ha un curriculum tra il principesco e lo sciamanico con incursioni in passerella da top model e in sala di registrazione come cantante. Al suo confronto, risultava sbiadita persino la bella tunisina Sondes, arrivata mano nella mano di Sgarbi e da lui utilizzata anche come reggi-cellulare durante la firma degli autografi. Inizialmente, brusio da alveare perchè qualcuno ha scambiato Sondes per Afef e già stava per partire una drammatica Ansa sul povero Tronchetti abbandonato per il pestifero Vittorio. Trascinati in Costa Smeralda dalla Volpe d’oro anche Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori e Umberto Brindani, direttore di Chi. Per raccogliere il loro SOS sull’Italia che non legge i quotidiani, fanalino di coda in Europa, è stato organizzato (sempre da Marco Milocco Starwood) un incontro-dibattito con 200 studenti universitari di Sassari e Olbia. Solo cena di gala, invece, per Alfonso Signorini, arrivato in ritardo ma miracolosamente atterrato sul tavolo di Sandra Carraro.

venerdì, maggio 12, 2006

Karol Wojtyla: agonia show in prima serata


Marella Giovannelli per www.marellagiovannelli.com

Riflessione personale, ancora "a caldo" dopo la visione della seconda e ultima puntata dedicata a Papa Wojtyla su Canale 5. Da laica, comunque legata alla figura dell'uomo e del pontefice polacco, ho trovato molto buona la prima parte della ricostruzione televisione e "macchiettistica" la seconda. Mi ha infastidito l'accanimento morboso sulla decadenza fisica dell'uomo, sulle sue crisi respiratorie, la dolorosa agonia , la trasformazione esasperata del volto e della voce del papa, stremato dalla sofferenza. Il mio disagio non è stato alleggerito neanche dall'inserimento di immagini originali tratte dalla cronaca di quei giorni (l'attesa dei fedeli in piazza San Pietro e i funerali).
Ho trovato stridente il contrasto tra l'efficacia, il rigore e la poesia della prima puntata e il taglio quasi "horror" dato alla seconda. Anche il bravissimo attore polacco è stato ridotto a una caricatura a cui non si è fatto mancare niente per rendere ancora più spettacolare, il dolore. Dalla voce alle smorfie al repertorio di cadute: il Papa malato è stato servito in tutte le salse. La dignità e il pudore di chi soffre, dal più umile al più potente, non dovrebbero mai essere dimenticati. Per il rispetto dovuto a tutti gli essere umani e per quella pietas che va ben oltre i più o meno distorti paletti imposti da una privacy, evidentemente valida solo per i viventi e non per i defunti.

domenica, maggio 07, 2006

Monica Vitti raccontata da Marella Giovannelli nove anni fa

Testo integrale e foto su www.marellagiovannelli.com

“Tutta la mia storia, i miei fatti mi vengono dietro in punta di piedi. Credono che io non me ne accorga. Però se mi giro si nascondono, non ci sono più. Quando cammino, sento la loro presenza e i loro passi poco distanti. Vogliono vedere dove li porto, dove andranno a finire. Hanno caratteri, pesi e colori diversi; a volte si fidano di me, a volte no. Io scivolo nei vicoli sperando di perderli. Ma li ritrovo in fondo alla strada, con le braccia conserte, che ridono come pazzi. I fatti sono presuntuosi, pesanti, invadenti. Le emozioni sono leggere e indipendenti. Ti ballano intorno e sono pronte a distrarsi al primo colore”.
Queste parole scritte da Monica Vitti, come chiusura al suo primo libro “Sette sottane, un'autobiografia involontaria”, mi colpirono, a suo tempo, per l'abbandono e la voglia di verità della “persona” e non del personaggio che le aveva pensate e rese pubbliche. In poche righe ho letto fragilità, coraggio e lo stupore incantato dei bambini; un bene perduto o sprecato dalla grande maggioranza degli adulti e che, invece, Monica ha conservato intatto. Ed è ancora lei che scrive:“... Anche i miei occhi vedono poco e reinventano tutto, così non so più cosa è vero e cosa non lo è. Quando h socchiudo, insieme ai fatti, vedo i colori della Sardegna. La tenacia e l'odore del vento che stordisce. E sulla sabbia rosa, i frammenti di corallo, portati dalle onde, che lasciano disegni leggeri e provvisori. Il vento lì è orgoglioso e bizzarro. Ha sempre ragione su tutto ...”.
E dopo “Sette sottane”, pubblicato da Sperling & Kupfer nel 1993, Monica Vitti ha scritto “Il letto è una rosa”, edito da Mondadori nel 1995, dove, ancora una volta, ha messo a nudo la propria anima, parlando degli “spaesamenti che fanno apparire strani e paurosi anche i luoghi familiari; gli incontri e le fantasmagorie che proliferano nella zona sfrangiata tra realtà e sogno; l'insorgere improvviso della fame o di altre forme di avidità; i momenti di sconforto e derelizione; la libertà; la solitudine”. Un mondo stralunato e surreale come quello di Chagall, ravvivato dalla fantasia che sussurra a Monica Vitti un pensiero: “Siamo in fila, in aria, e passiamo in un raggio di luce come granelli di polvere”. La personalità della “donna Vitti” affiora quindi dalla rivelazione che lei stessa, coraggiosa e vera, ha voluto fare della sua anima. L’immagine pubblica del personaggio va, comunque, raccontata per gli amanti del genere.
Monica Vitti ha esordito in teatro, poi è passata al cinema diventando la “musa dell'incomunicabilità” negli indimenticabili film di Michelangelo Antonioni: L'avventura, La notte, L'eclisse e Deserto rosso. In seguito, evidenziando il suo lato brillante, ha dato vita a figure comiche irresistibili in film come La ragazza con la pistola, Ninì Tirabusciò, Dramma della gelosia, L'anatra all'arancia, Amore mio aiutami, Polvere di stelle, Flirt, Teresa la ladra. Nel 1989 ha scritto, diretto ed interpretato Scandalo segreto, sua prima regia cinematografica, ottenendo importanti riconoscimenti, anche internazionali.
Eppure tutto questo spesso si dimentica quando ci si trova insieme a Monica; quella non ufficiale, non pluridecorata, non sul palcoscenico, chiamata a ritirare uno dei tanti prestigiosi premi ricevuti nella sua carriera. Perché ad emergere è sempre l’anima della donna; una donna che spesso ride ed è trascinante nella sua allegria ma non nasconde i suoi “spaesamenti”, la sua malinconia, la sua golosità, la sua insicurezza, il suo desiderio di protezione, la sua paura di essere tradita e delusa, dall'amore, dagli amici, dal pubblico o dai suoi stessi imprevedibili pensieri....

Pubblicato nella Gazzetta di Porto Rotondo del luglio 1997

mercoledì, maggio 03, 2006

Dalla colata lavica del Cavaliere agli happening del torneo di polo in Costa Smeralda

Testo e foto di Mara Malda per marellagiovannelli.com



Tutte le foto su www.marellagiovannelli.com


Alla Certosa di Porto Rotondo, Silvio Berlusconi riesce a digerire anche Prodi, immaginando di farlo sparire sotto la colata lavica di sua fabbricazione. L’ultima passione del Cavaliere sono i giochi di fumo e luce LED che lui telecomanda proiettandoli sulle rocce. Si è attrezzato con un piccolo computer che, da 4 colori base crea 360 diverse combinazioni, e un timer che si porta sempre appresso. L’anfiteatro e il laghetto nel parco sono spesso illuminati dagli effetti speciali ideati dal Presidente delle Luci Berlusconi (definizione coniata per lui da un suo irriducibile fan che lo ha visto smanettare più volte ai LED).
Ma, soprattutto negli ultimi tempi, l’umore del Cavaliere, migliora dal nero al grigio, solo quando accende le sue tanto spettacolari quanto finte colate laviche. Gli basta azionare il timer per scatenare fumo, lapilli e magma che rotolano giù dai graniti di Monte Maiore. Ignorando la tecnologica finzione, qualcuno si è pure spaventato davanti al fenomeno di un simil-Etna a Porto Rotondo. Berlusconi offre agli ospiti certosini, anche altre alternative al passatempo “Chi ti colo nella lava oggi”.
Una è la contemplazione dello zodiaco all’interno della tanto chiacchierata grotticella. Qui si può assistere all’apparizione telecomandata della volta celeste con i relativi segni e costellazioni. Incassato il solito coro di urletti stupiti e “bravo bravissimo, sei meglio di Mago Merlino!”, il Cavaliere porta tutti nel nuovissimo labirinto. Questa è l’ultima novità del parco, dopo il giardino dei cactus, quello degli hybiscus, l’agrumeto, il palmeto e il roseto. Il labirinto è stato fatto talmente bene che lo stesso Berlusconi preferisce entrarci in compagnia per evitare imbarazzanti richieste di soccorso alla scorta.
Dalla Certosa Luna Park alla finalissima del primo torneo di Polo della Costa Smeralda, vinto dal team Mochi Craft, capitanato da Luca D’Orazio. Sul campo di Bucchi Toltu, a San Pantaleo, nel comune di Olbia, in questi giorni, oltre ai cavalli e ai giocatori, si è visto e sentito di tutto. Esempi: le auto d’epoca della Transappenninica davanti ai cavalli a distanza di sicurezza e Melanie McJannet uscita dal libro del fotografo Marco Glaviano “Sirene della Costa Smeralda”. E' stata lei a fare il tifo più accanito per Tom Barrack, nota volpe della finanza e anche gatto sempre più Soriano, ascoltate le sue dichiarazioni-fusa con leccatine lisciapelo al tostissimo Mr.Tiscali, governatore della Sardegna.
Per l’ultima giornata del torneo, parterre pieno come un uovo e un’aria mista tra il Billionaire ed Ascot con Lele Mora e Lady Mountbatten, i Carraro Franco Sandra e Albertina, Carlo Giovanelli e Domenico Bonifaci. Prima dell’inizio della partita, sul campo è atterrato un elicottero con a bordo Valeria Marini per il collegamento con “Quelli che il calcio”. Appena scesa, accolta da Gianni Ippoliti, Valeria ha detto di “sentirsi come frullata dopo aver svolazzato su quel moscerino”. Ha poi rubato tutta la scena ai giocatori attirando il pubblico davanti al salottino confezionato per la Ventura. I tempi lunghi dei vari collegamenti hanno lasciato indenne la Marini, tonica e trofica dopo le cure della massaggiatrice Raffaella che ha trovato per lei uno spazio in agenda tra Veronica Berlusconi e Marina Giori Swarovski. Incollato alle poltroncine anche Carlo Giovanelli, cotto dal sole e rosso come un gamberone. Per lui, l’attesa è stata inutile: niente inquadratura, neanche una battutina visto che “il principe non era previsto in scaletta”. Obiettivo centrato, invece, per Marta Marzotto che, dopo aver stoicamente superato un inizio di abbiocco ha giocato a fare la scampata suocera della Ventura, ironizzando sulle recenti voci e vocine di un flirt tra Simona e il suo Matteo, pure lui collegato con “Quelli che il calcio”. Valeria Marini, dopo aver trottato in lungo e in largo nel polo village, fino a raggiungere la torretta, ha partecipato anche alla cena di gala al Cala di Volpe dove ha estratto, da brava madrina, i pizzini di una lotteria per beneficenza. L’instancabile Valeria si è poi fiondata al Sottovento dove, a sorpresa, si è esibita in una irresistibile dance quasi lap nel bel mezzo della pista.


venerdì, aprile 28, 2006

Le aggiusta-zolle dello Zio Tom


Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com
“Che ti sei persa Marta?” così qualcuno ha apostrofato la Marzotto, in babbucce e caftano, vedendola razzolare nel bel mezzo del campo da gioco nell’intervallo della partita di polo al Centro Ippico Shergan. Già si pensava a qualche gioiello formato magnum finito non si sa come tra le zampe dei cavalli e invece, fulminante, è arrivata la risposta della Contessa: “Come, non sai che tra le signore della buona società, esperte di mazze e palle (da polo) si usa scendere in campo per rimettere a posto le zolle? Le mogli, madri o amiche dei giocatori lo fanno sempre, negli intervalli”. Sistemata l’amica ignorante, Marta ha raggiunto Sandra Carraro anche lei nelle insolite vesti di aggiusta-zolle, all’ombra delle montagne non di Cortina ma di San Pantaleo. Grande assembramento di cameramen, fotografi e giornalisti per la presenza in campo di Tom Barrack, capitano della squadra Cala di Volpe che può contare anche sul fuoriclasse argentino Memo Gracida. L’entrata di Gracida, il “Maradona del polo” (ma fusto vero) nel ristorante è riuscita finalmente a catalizzare l’attenzione di un gruppetto di annoiate signore. Fino a quel momento erano impegnate a stilare una specie di classifica su “chi e cosa” si è visto al torneo di polo smeraldino in questi giorni. “Troppo grosso”, voto insufficiente al culo di Francesca Chillemi, con buona pace del suo vero o presunto potente, straniero ed incazzoso boy-friend. Dieci e lode, invece, a Beatrice Borromeo, in odore di Santoro, “e nobilmente eterea ma solo di corpo perchè ha un cervello imbarazzante tanto è notevole”. Molto ammirata anche l’acconciatura delle code dei cavalli impegnati nelle gare. Definite “molto chic, così compatte e strette, tenute dai quei bei nastri, potremmo chiedere al nostro coiffeur di farcele uguali per l’estate”. Sottovoce ma non troppo hanno poi notato che “la verità va detta; il polo è un gioco molto bello, elegante ma assai lento da seguire per noi profani sotto il sole cocente di mezzogiorno. Guardate anche Amii Stewart, come si è abbioccata”. Al ristorante con vista sul campo, per la serie “a ognuno il suo” l’avvocato Renzo Persico, presidente del Consorzio Costa Smeralda, è tornato dal buffet con un piatto di pesce persico. La sua vicina di sedia Marta Marzotto ha invece abbrancato la cotenna croccante di un porcetto sardo mangiandola uso cracker. Decisamente più frugali le due parche matriarche della Costa Smeralda, Milena Maffei (storico e “cronico” amore dell’Aga Khan) e Sandra Carraro. Capitan Barrack, marcato stretto prima dai giocatori avversari e poi dalle signore amiche, è caduto dalla padella nella brace. Dalla partita è uscito sconfitto poi, finalmente sceso da cavallo, si è salvato con un acrobatico tuffo schiva-ladies, tra i microfoni e le telecamere dei giornalisti arrivati da tutto il mondo per il debutto del polo in Costa Smeralda.

sabato, aprile 22, 2006

Il Cavaliere del Polo sbucato tra i cavalieri del polo

Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com.

Nella Piazzetta di Porto Cervo si era appena conclusa la distribuzione delle maglie alle squadre del torneo di Polo. Cavalieri stivaluti, politici locali e i vertici della Starwood avevano iniziato a brindare quando un cacofonico brusio ha percorso la folla: “All’altro bar c’è l’altro Cavaliere dell’altro Polo”. Manco a dirlo, in un nano-secondo, tutti si sono fiondati con il bicchiere in mano dal lato opposto della piazza. In un angolo, all’aperto, davanti a un tavolino, sedeva il Premier uscente ma recalcitrante. Silvio Berlusconi con davanti qualche stuzzichino e un aperitivo e il solito contorno di guardie del corpo, prendeva l’aperitivo con alcuni amici. Il primo ad inaugurare la processione è stato il Sindaco di Arzachena Pasquale Ragnedda, forza-italiota della prima ora. E’ seguito a ruota l’avvocato Renzo Persico, presidente del Consorzio Costa Smeralda. E’ stato l’unico a beccarsi due baci con schiocco ed abbraccio affettuoso dal Cavaliere disarcionato ma notevolmente arzillo. A quel punto, incoraggiati dall’umore ottimo di Berlusconi, in tanti hanno cominciato ad avvicinarsi, sciorinando il vasto repertorio delle condoglianze politiche. Il per niente imbarazzato Silvio, in maglietta blu a maniche corte, ha distribuito lamentazioni e battute, sorridendo molto a destra e poco a manca. Un signore (che poi ha orgogliosamente posato per noi) prima lo ha illuso:“Voglio stringerle la mano perchè io sono un grande tifoso del Milan”, ma il sorriso all’insù di Berlusconi è crollato in caduta libera quando il tipo ha sadicamente aggiunto: “ Anche se io sono un sindaco dell’Unione”. La replica del Cavaliere del Polo appiedato è stata pronta ma fiacca:
“Mi auguro che la sua sia solo una boutade”. “Manco per niente”- ha infierito il turista dall’accento veneto. Decisamente più solidale l’approccio della cantante Amii Stewart che si è avvicinata sussurrando un addolorato “Mi dispiace tanto, non ho parole!” Quasi urlata la veemente risposta di Berlusconi: “Lo so signora mia, con tutti quei voti che ci hanno fregato!” Dopo l’aperitivo a Porto Cervo, il Cavaliere ha imboccato la via del ritorno verso la Certosa, rivelando un lato poetico del tutto nuovo. Ha infatti chiesto all’autista, diretto a Porto Rotondo, di fare una sosta panoramica in un punto della strada solitamente presidiato da turisti, venditori di pecorino, frutta e gelati. Il Cavaliere è rimasto in riflessione contemplativa nel belvedere per circa 15 minuti e poi ha ripreso il cammino per Porto Rotondo. Appena arrivato ha fatto tappa, prima in piazzetta San Marco e poi, alla gelateria del Molo, per una salutare rimpatriata con il cono ai pistacchi di Bronte. E’ riuscito anche a fare un giro veloce al Boat Show, inaugurato proprio oggi. Qui è stato intercettato da Luigi Folino della RAI che gli ha domandato della telefonata di congratulazioni fatta da Putin a Prodi. Diplomaticamente acidula la sintesi della risposta di Berlusconi: “Rientra nella normalità e io ho lavorato molto per aprire e rafforzare relazioni importanti nella politica estera”. (Tradotto: Prodi raccoglie i frutti di quel che Io ho seminato).

giovedì, aprile 20, 2006

La prima volta del Polo (Sport) in Costa Smeralda


Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com
Il guizzo di genio è sicuramente suo, del Volpone Tom Barrack che ha inserito pure una Sartiglia, nel programma che farà da contorno al primo torneo di Polo organizzato dal 23 al 30 aprile in Costa Smeralda.
Il richiamo alla fortissima tradizione che, da sempre, lega la Sardegna ai cavalli, servirà (forse) a far digerire meglio, agli isolani “più duri e puri”, uno trofeo-concentrato di chic & international. I centoquaranta cavalli e i giocatori delle sei squadre saranno griffati con i marchi dei rispettivi sponsor e, tra parentesi, trovate le generalità dei sei Capitani: Audi (Romy Gianni), Cala di Volpe (Tom Barrack), Champagne Ruinart (Alberto Moretti), Deutsche Bank (Roberto Marraffa), Jaeger-LeCoultre (Mario Robbiano) e Mochi Craft Luca D’Orazio). Durante la conferenza stampa, tenuta all’Hotel Cervo, è stata anche sintetizzata l’antichissima storia del Polo, iniziata forse in Tibet dove la parola “pulu” significa palla. Sembra che, negli altopiani di quel paese, dei guardiani a cavallo, armati di una lunga mazza, proteggessero gli scarsi raccolti dalla voracità di piccoli e veloci roditori. Con il passare dei secoli, il “pulu” anti-topo è diventato il Polo, sport coronato e blasonato, praticato anche da molti attori di Hollywood. Dall’Argentina all’Inghilterra, dagli USA all’Italia, il polo ex-pulu ha continuato a diffondersi di èlite in èlite, senza mai correre il rischio di diventare uno sport di massa. Così, l’ultimo arrivato, il torneo di Porto Cervo si affianca alla celebrata ed innevata Cortina Winter Polo on Snow, Jaeger-LeCoultre Gold Cup, disputata durante la settimana del carnevale. Sicuramente non breve ma spettacolare il salto dalle Alpi Ampezzane al campo di Bucchi Toltu del Centro Ippico Shergan (a pochi chilometri da Porto Cervo). Qui si svolgeranno le avvincenti sfide tra i fuoriclasse argentini e i migliori cavalieri provenienti da varie regioni italiane e da qualche altra nazione straniera. A guidare la squadra “padrona di casa” del Cala di Volpe sarà Tom Barrack, veterano dei campi da polo, proprietario di uno dei più esclusivi club della California e gran regista della manifestazione. Visto che tra i suoi ospiti abituali figura anche il Principe Carlo d’Inghilterra, l’auspicio è che ci risparmi l’arrivo di Camilla e Charles; bastano e avanzano, in Gallura, i nitriti dei centoquaranta quadrupedi attesi in questi giorni.

giovedì, aprile 13, 2006

Gratti San Simplicio e trovi Santa Teodora su eBay


su www.marellagiovannelli.com le foto relative all'articolo e altri particolari...
Una reliquia di San Simplicio è finita all’asta in internet su eBay. Questa informazione arrivata all’orecchio di don Francesco Tamponi dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Tempio-Ampurias, non poteva cadere nel vuoto. Il rischio della bufala on-line, più profana che santa, è stato affrontato perchè troppo penoso era il pensiero di far aggiudicare al migliore offerente l’osso attributo a un Santo venerato come Simplicio. Ad attirare l’interesse dei compratori sarebbe stata,sicuramente, più la teca settecentesca che la reliquia. Per evitare che il prezzo lievitasse ancora, don Tamponi dal suo ufficio tempiese si è collegato a eBay e, sborsando 500 euro, è riuscito a recuperare il reliquiario e a riportarlo ad Olbia. Nella Basilica cittadina dedicata proprio a San Simplicio, si sono ritrovati giornalisti, fotografi, cameramen, preti, un’anatomopatologa e un archeologo. Dopo una breve conferenza stampa, si sono aperte le porte della sacrestia per una comparazione tra la presunta reliquia acquistata su eBay e quelle storicamente attribuite a San Simplicio, in base a una tradizione secolare. Le ossa del Patrono, sono infatti custodite in una cassetta sotto l’altare della Basilica, insieme a quella dei tre compagni di martirio Diocleziano, Rosula e Fiorenzo. Su un tavolo da lavoro sono iniziate le prime indagini; alquanto complessa l’estrazione dalla teca, acquistata on-line, del frammento di tibia, avvolto in una complicata creazione di tulle, passamaneria e perle vetrose di vari colori. Il piccolo cartiglio con la scritta “San Simplicio”, decorato con fiori di tessuto e nastri, era all’interno della reliquiario di pregevole fattura. Sul sigillo di ceralacca rosso spiccava un copricapo arcivescovile.L’osso, di origine chiaramente umana, è apparso combusto esattamente come molti frammenti contenuti nella cassetta “storica”. Ma, considerato che l’incenerazione dei cadaveri era una consuetudine dell’epoca, si è deciso di continuare gli accertamenti. L’anatomopatologa Licia Usai ha chiesto quindi ai giornalisti alcuni giorni di tempo per effettuare altre indagini, più accurate. La tibia attribuita a San Simplicio, doveva ancora essere ripulita dalla colla utilizzata per tenere insieme gli elaborati decori. Ed è bastata questa semplice operazione per risolvere il caso, almeno parzialmente. Una lente d’ingrandimento è riuscita a decifrare la minuscola iscrizione “S.Theodora M.” tracciata sull’osso, con inchiostro di china. Secondo don Francesco Tamponi la scritta si riferisce a “Santa Teodora Romana, una nobildonna romana vissuta ai tempi di Diocleziano (come Simplicio e compagni) che ospitava nella sua casa i cristiani perseguitati e provvedeva alla sepoltura dei martiri nel giardino della sua proprietà. Una volta scoperta, venne a sua volta martirizzata”.La scoperta dell’iscrizione sull’osso se da un lato ha dimostrato la sua appartenenza a Santa Teodora, dall’altro ha creato un piccolo “giallo” religioso-mercantile per la sua falsa attribuzione a San Simplicio. “Il prossimo passo - ha dichiarato don Tamponi - sarà quello di andare a Roma, nella chiesa di San Bartolomeo, sull’Isola Tiberina, dove sono conservate le spoglie di Santa Teodora, e verificare se anche esse sono state sottoposte ad incinerazione, oltre tutto alla stessa temperatura di quella in nostro possesso. Tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800, le famiglie nobili usavano allestire all’interno delle ville delle cappelle private. Venivano allora chieste, alle diocesi di appartenenza o direttamente a Roma, delle reliquie certificate che venivano poste all’interno di reliquiari e sigillati con le bolle, come quella che abbiamo acquistato on-line. E’ probabile che, in buona fede, nella teca sia stata inserito un osso di Santa Teodora ma che poi, nel cartiglio del reliquiario, sia stato erroneamente apposto il nome di San Simplicio.”

giovedì, aprile 06, 2006

www.marellagiovannelli.com


www.marellagiovannelli.com è on-line. Non lo definisco un sito e nemmeno un blog, non avendone nè le caratteristiche nè le pretese. E', piuttosto, una finestrella virtuale che vi permetterà di conoscere meglio il lavoro di Marella Giovannelli e quello della sua complice Mara Malda, la talpa di tante "festilenze" organizzate in Costa Smeralda. Dentro ci troverete articoli di vario genere, pubblicazioni, poesie, un archivio fotografico molto particolare e tante curiosità. Uno spazio è dedicato ai visitatori, agli amici e quindi, a tutti voi.

domenica, marzo 05, 2006

Mortorio: l’Isola dei Martiri, secondo gli storici arabi …e altre ipotesi


di Marella Giovannelli

Mortorio: l’Isola dei Martiri, secondo gli storici arabi …e altre ipotesi

 

Giazirat Ash Shuhada significa Isola dei Martiri. Sarebbe questo, secondo lo storico musulmano Al Himyari, il nome dato dagli arabi a Mortorio. Il contesto storico rievocato dallo studioso è un terribile naufragio avvenuto nel corso dell'assalto sferrato dal feroce pirata saraceno Mugiahid (Museto) contro alcune località e isolotti della Sardegna. A ricordo dell'impresa, nei testi arabi si legge: ...e le sue navi andarono distrutte sugli scogli di un'isola che si conobbe, da quel giorno, col nome di GIAZIRAT ASH-SHUHADA (l'Isola dei Martiri), per l'ingente numero di Mussulmani colà caduti. Si racconta, quindi, che un gran numero di morti furono buttati dal mare lungo le sue spiagge. Da parte occidentale la versione è diversa: si dice che una flotta di pirati arabi avesse assalito, distrutto Genova e portato via donne e bambini.
I Genovesi, al rientro da una delle tante Crociate combattute in Terrasanta, trovarono la loro città praticamente distrutta e si misero all'inseguimento della flotta dei pirati che, per il maltempo, sembra fosse finita intorno all'isola di Mortorio. In queste acque avvenne una grande battaglia nella quale la flotta genovese riuscì a vincere i pirati e a recuperare gli schiavi, le donne e i bambini riportandoli a casa, dopo aver distrutto la flotta musulmana.
Esiste, comunque, una fonte storica attendibile che, in qualche modo, potrebbe avvalorare l'ipotesi di fatti sicuramente tragici avvenuti in quelle acque. Raccontano gli Annali di Pisa: Nel 1015 Mugiahid (Musetto) dopo essersi impadronito di Denia, d'Algesiras e delle Baleari assalì la Sardegna con 120 navi e 1.000 cavalieri; espugnò le principali fortezze dell'isola ed uccise il Giudice Malut.
Il momento è grave, gli stati cristiani del Tirreno si sentono ancora una volta minacciati dal pericolo saraceno. Primo fra tutti reagisce il Papa Benedetto VIII che incita le Repubbliche di Genova e Pisa a unire i loro sforzi per liberare l'Isola. Per le due città marinare, la Sardegna in mano ai musulmani rappresenta una continua e intollerabile minaccia ai loro traffici nel Tirreno.
Tra il 1015 e il 1016, le due flotte alleate battono ripetutamente le navi di Museto nelle acque sarde, mentre da terra, le truppe isolane, guidate dai giudici locali, braccano gli ultimi Saraceni rimasti.
Lo scontro decisivo si ebbe nel 1016 e la flotta di Museto, già decimata da una tempesta, fu definitivamente sconfitta e messa in fuga.
In Sardegna, subito dopo, arrivarono Pisani e Genovesi; nel nostro territorio le ricche famiglie genovesi dei Doria e quelle pisane dei Malaspina fondarono rocche e castelli.
Nella Guida della Gallura di Salvatore Colomo e Francesco Ticca, si accenna a Mortorio ma, al toponimo, viene attribuita un'origine ancora diversa: Lo strano nome dell'isola è dovuto a un fatto storico. Un piccolo esercito di Genovesi e di Galluresi vi sorprese nel tardo Medioevo alcune navi di pirati che si apprestavano a invadere le vicine coste. Furono catturati e uccisi tutti e le loro ossa si trovano ancora ammucchiate qua e là in alcuni punti dell'isola.
C'è anche l'ipotesi fatta da William Henry Smith nella sua Relazione sull'Isola di Sardegna, scritta nel 1823-24: A nord di Figari una grande baia giunge fino a Capo Libano che, a nord, conta parecchi isolotti, spogli di ogni vegetazione, disposti parallelamente alla costa, di cui Mortorio e Soffi sono i principali. L'insieme degli isolotti è chiamato I Mortorii, e si dice che questo nome derivi dalla terribile carneficina subita dai Pisani in una battaglia contro i Genovesi che avvenne vicino ad essi.

L'isola di Mortorio, a nord-est della Sardegna, tra Porto Cervo e Porto Rotondo, dista meno di due miglia dalla costa. Disabitata e protetta da un vincolo assoluto che blocca qualsiasi progetto edificatorio a tempo indeterminato, d'estate diventa meta privilegiata per le gite di migliaia di turisti. Mortorio è caratterizzata dalla presenza di alcune bellissime spiagge e da una splendida scogliera. L'entroterra è ricco di vegetazione, per la maggior parte macchia mediterranea e ginestre. Dal punto più alto dell'isola si gode un panorama di straordinaria bellezza. Raggiungibile solo in barca è l'appuntamento quotidiano e immancabile per centinaia di yacht. Per preservare le sue coste è stato annesso al parco Nazionale dell'Arcipelago della Maddalena e, in alcune zone, è vietato lo sbarco.
A poche centinaia di metri troviamo l'isola di Soffi, molto più piccola di Mortorio e caratterizzata da bassi fondali cristallini; la zona più frequentata viene chiamata le Piscine di Soffi per la grande somiglianza a una piscina naturale circondata dalle rocce ma con il fondo sabbioso e l'acqua color smeraldo. Sull'isola nidifica il Gabbiano Corso, una delle razze protette più rare al mondo.


Pubblicato nella Gazzetta di Porto Rotondo nel giugno 2002