mercoledì, febbraio 20, 2008

Dalle “cartoline marziane” ai primi uomini sul Pianeta Rosso nel 2020


Testo e foto in www.marellagiovannelli.com (sez.Marella Giovannelli)

La sonda Phoenix è in viaggio verso Marte alla ricerca di acqua e forme di vita, presenti o passate. Ci arriverà nel periodo compreso tra maggio e settembre 2008. Nel 2020, invece, il suolo di Marte, sarà calpestato dai primi astronauti. Ne è convinto Brian Muirhead, l’ingegnere della Nasa, padre-pioniere delle attuali missioni sul Pianeta Rosso.
Sta lavorando ad un progetto che prevede l’esplorazione non più effettuata da sonde, come è stato fino ad oggi, ma da uomini. Impiegheranno dai sette ai dodici mesi per raggiungere Marte dove troveranno una gravità pari a 0,38 (quella della Terra è 1), temperature di -100 gradi centigradi e un'orografia rocciosa, simile a quella della Valle della Morte in California. La spedizione porterà sul Pianeta Rosso un apparecchio che eseguirà analisi biochimiche istantanee e sarà in grado di individuare ogni traccia di vita, anche la più microscopica.
Da approfondire un’ipotesi, per ora solo suggestiva: se su Marte un tempo ci fu vita, l'impatto di un asteroide potrebbe aver provocato la diffusione nello spazio di rocce marziane, contenenti microrganismi, che poi sono arrivate fino a noi. Ma potrebbe anche essere avvenuto l'opposto, o che la vita si sia generata in entrambi i pianeti separatamente.
Il Pianeta Rosso oggi è freddo e asciutto, con una sottile atmosfera di biossido di carbonio; non ci sono fiumi, mari o laghi. Ma, in passato, l’aspetto di Marte era probabilmente molto diverso e non si esclude la presenza dell’acqua e di alcune forme di vita.
Lo studio condotto dalla sonda Opportunity sulla superficie del Pianeta Rosso ha infatti rivelato l'esistenza di solfati e di altri minerali che si formano in presenza di acqua. E allora, forse, potevano anche svilupparsi organismi viventi.
Le scanalature che collegano rilievi e depressioni del suolo marziano, veri e propri canyon, hanno convinto la maggior parte degli scienziati che l'acqua abbia eroso a lungo il territorio prima di scomparire, almeno in forma liquida. Sul Pianeta Rosso, in effetti, entrambe le calotte polari sono formate da ghiaccio.
In quarant’anni, dalla prima missione ad oggi, sono state inviate a terra “cartoline marziane” sempre più definite. Immagini stupefacenti, tridimensionali e colorate, puntualmente pubblicate sul sito della Nasa.

lunedì, febbraio 18, 2008

Gossip d’epoca tra scandali e delitti

Testo e foto in www.marellagiovannelli.com (sez. Marella Giovannelli)

Scandali giudiziari, di Corte e di cortili hanno sempre suscitato curiosità, più o meno morbosa, ma diffusa e resistente ai tempi e alle mode che cambiano. Un interessante viaggio a ritroso nel gossip d’epoca ha ispirato la brillante opinionista e storica Eugenia Tognotti che ha scritto questo articolo, pubblicato sulla Nuova Sardegna di oggi:
“Ha fatto notizia nei giorni scorsi la folla accampata fin dalle prime ore del mattino davanti al tribunale di Como per seguire il processo per i fatti di Erba. Ma, davvero, si tratta di un fenomeno morboso, proprio di un tempo in cui il gossip (vedi la love story tra Sarkozy e Carla Bruni) sta conquistando anche i quotidiani più paludati e autorevoli? Non proprio. Fatti di sangue, scandali pubblici, love stories, adulteri, intrighi, vizi privati di potenti - insomma tutto il materiale che riempie oggi le pagine dei giornali - era consumato con la stessa avidità nell’Inghilterra nel XVIII secolo, per esempio, e non solo nella ristretta cerchia degli “alfabetizzati” e nel chiuso delle case. A sostenerlo i risultati di una ponderosa tesi di dottorato di una ricercatrice dell’Università di Leeds, Jenny Skipps.
In tre anni ha catalogato i testi prodotti al tempo, stimolati dalle storie pruriginose di personaggi famosi, politici, aristocratici, commediografi, attrici, e, occasionalmente, i sovrani, le cui vite erano seguite con inesauribile curiosità. Mogli e amanti, celebrate e/o derise, rappresentavano quello che sono ai nostri giorni le Wags, cioè le mogli e le fidanzate dei calciatori, da Victoria Beckham a Coleen McLoughlin. Insomma, i lettori degli antenati dei tabloid erano affascinati dalle figure pubbliche come avviene oggi, “soprattutto quando avevano scheletri nell’armadio”.
Difficile darle torto e di certo il fenomeno non conosce limitazioni nello spazio e nel tempo. In Italia, epigrammi, satire, ballate popolari, poesie, Diari di eruditi, lettere di ambasciatori, persino resoconti medici, rivelano la curiosità che, tra XV e XVI secolo, circondava, per dire, una dama di rango come Lucrezia Borgia, figlia naturale del papa Alessandro VI, di cui sono note le tenebrose relazioni e le malefiche arti del veneficio, le gravidanze nascoste, ma anche le toilettes e le acconciature. Il porno-gossip si esercitava soprattutto sulle cortigiane - una particolare categoria di “donne perdute”, assurta ad una posizione superiore grazie a doti di bellezza e intelligenza. Animatrici di feste e banchetti, intrattenevano relazioni con uomini di potere, cui dovevano un principesco tenore di vita. In viaggio a Roma, Montagne lamenta che si facevano pagare una semplice conversazione come una “negociation entière”. Ragazze-immagine- si potrebbe dire, cui i potenti del tempo ricorrevano per conquistare favori e stabilire alleanze. Lo fece Ludovico il Moro nel 1495, quando il giovane re di Francia, Carlo VIII, calò in Italia con propositi bellicosi. Durante una sua sosta ad Asti, andò a trovarlo, con un largo seguito di belle cortigiane milanesi. Con “alchune” di quelle «formosissime matrone» - scrivono diversi cronisti - «pigliò amoroso piacere». Una cosa - Commenterà a fine Ottocento il medico Alfonso Corradi nei suoi Annali delle epidemie, che dimostra il degrado dei costumi di «quel secolo sì corrotto, che un principe non aveva vergogna di essere ruffiano». In Italia, la barriera rappresentata dall’analfabetismo comincia a cadere tra ‘800 e ‘900 e masse crescenti di lettori curiosi s’interessano alle vite e agli amori dei divini mondani, come Gabriele D’Annunzio. Una domanda cui i giornali non mancano di rispondere. Nel settembre del 1905, il “Corriere della Sera” arriva a pubblicare la notizia che il poeta si era addormentato nel treno che lo portava in Svizzera dove intendeva stabilirsi per divorziare dalla moglie. Ma il materiale più eccitante è offerto dalle cronache giudiziarie. Gli «scheletri» che fanno venire alla luce offrono, nel primo Novecento, il materiale più torbido eccitante che si possa immaginare: due scandali sessuali che intrecciano sangue e sesso, lotta politica e ideologia.
Il primo - in ambienti alto borghesi - è scatenato dal ritrovamento, Il 2 settembre del 1902, del cadavere del conte Francesco Bonmartini, marito separato di Linda Murri, figlia del più grande clinico del tempo, Augusto Murri, titolare della cattedra di Clinica Medica all’Università di Bologna e rappresentante di spicco dei socialisti. Le indagini riservano un colpo di scena dietro l’altro. Il primo è dato da una lettera del professor Murri con la notizia che ad uccidere era stato il figlio Tullio, per legittima difesa. In seguito la stessa Linda è accusata di essere la mandante, aiutata dal suo amante Carlo Secchi, noto otorinolaringoiatra, allievo del padre, da un medico suo amico e da una cameriera amante di Tullio. Voci e pettegolezzi sono ripresi e divulgati dai giornali in Italia e all’estero: si parla perfino di un rapporto incestuoso tra fratello e sorella. Una colata di fango sommerge l’incolpevole professor Murri. Sulla torbida vicenda si gettano i giornali conservatori, in polemica con quelli socialisti, per sottolineare i presunti danni dell’educazione materialista ed atea. Il Corriere della Sera, la Stampa, Il Momento, l’Avvenire d’Italia, il Resto del Carlino - che triplicano le loro tirature - dedicano pagine su pagine a quel processo che - come ha scritto Renzo Renzi nel suo libro “Il processo Murri” - «fu un grande fatto spettacolare: un autentico “théatre verité” si potrebbe dire, fondato sopra una storia vera, col suo delitto conclusivo, dove il pubblico cercò di capire la società in cui viveva, scorgendone il volto dietro certe facciate, con un’immediatezza che andava al passo con le ricostruzioni di una tragedia greca o elisabettiana». Pochi anni dopo, la cronaca giudiziaria offre nuovo eccitante materiale, svelando in Corte d’Assise i vizi e gli scandali di alcuni dei più nobili e influenti nomi dell’aristocrazia italiana. Alla sbarra il tenente di cavalleria e barone palermitano, tenente Vincenzo Paternò, che il 2 marzo 1911 aveva ucciso in un modesto albergo romano la sua amante, la contessa Giulia Trigona di Sant’Elia, 29 anni, moglie del conte Romualdo, già sindaco di Palermo, dama di corte della regina Elena.
Il tentativo di suicidarsi era andato a vuoto. Agli inservienti dell’albergo, subito accorsi, si presentò un’orribile scena: sul letto imbrattato di sangue giaceva il corpo senza vita della contessa, poco più in là c’era il suo amante col viso sfigurato. La rivoltella era sul pavimento. Le lettere vibranti di passione - più di cento - che questi doveva restituire erano sparse ovunque e alcune contenevano notizie delicatissime che riguardavano la casa reale. L’epistolario passerà, infatti, subito dalle mani della polizia a quelle di Giovanni Giolitti, ministro degli Interni e presidente del Consiglio. Uno scandalo di immense proporzioni che travolse una delle più nobili casate siciliane. Testimonianze, reperti, rapporti medici, riportate dagli inviati di tutti i giornali del tempo, alimentano un voyeurismo più esasperato. Nessun particolare della tormentata e infuocata relazione extraconiugale - compresi i più intimi - resta in ombra: dal rapporto sessuale prima del delitto, alla sifilide di Paternò all’aborto della vittima. Perfino le sue lettere sono lette in aula e pubblicate dai giornali. Tempo che vai, gossip che trovi.”
di Eugenia Tognotti

domenica, febbraio 17, 2008

La resurrezione dell’Armata Nuragica di Monte Prama finisce in Rete

Testo e foto in www.marellagiovannelli.com (sez.Mara Malda)

La resurrezione dei Giganti di pietra del Sinis può essere seguita anche on line collegandosi al sito www.monteprama.it/. Cinquemila frammenti saranno assemblati da un team di sedici specialisti che, nel giro di un anno, dovranno restaurare l’esercito di colossi, alti più di due metri, scoperto tra gli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, in Sardegna, sul Monte Prama.
Parliamo di 10 tonnellate di materiale, composto da 15 teste, 29 busti, 223 braccia, 200 gambe, 90 piedi, 770 frammenti di scudi, 440 parti di modellini di nuraghe, più una miriade di frammenti non classificabili. Le sculture, di dimensioni monumentali, risalenti all’epoca nuragica, raffigurano arcieri, pugilatori, guerrieri e riproduzioni di torri nuragiche. Tutte le statue appaiono in posizione eretta e superano i due metri di altezza. Oltre alla statura, colpiscono i grandi occhi rappresentati con due cerchi concentrici, la fronte molto prominente che scende su un naso stilizzato e pronunciato e l’abbigliamento che identifica in modo inequivocabile le tipologie degli arcieri e dei pugilatori. Ieri, nel Museo Civico di Cabras, è stato presentato il progetto di recupero delle sculture, finanziato dal Cipe con un milione e 200mila euro.
Per le operazioni di restauro è stato attivato un “cantiere aperto”, nel Centro di conservazione delle soprintendenze archeologiche di Li Punti (Sassari). Meglio tardi che mai, considerato l’assai poco edificante “parcheggio” dei cinquemila frammenti sigillati in duecento casse, rimaste per trent’anni negli scantinati del museo archeologico di Cagliari. Il ritrovamento delle sculture di Monte Prama è legato a un episodio casuale. Tutto cominciò nel marzo del 1974, quando Sisinnio Poddi, un contadino che arava la terra su una collina dell'oristanese, vide affiorare una testa, un busto e un braccio che impugnava un arco.
Gli scavi, iniziati solo quattro anni più tardi, portano alla luce un patrimonio inestimabile e, proprio per questo, forse troppo complicato da gestire. Solo una testa e un braccio vengono esposti in una teca senza didascalia mentre tutti gli altri brandelli in pietra dei misteriosi giganti nuragici restano per un trentennio nel magazzino del museo archeologico di Cagliari. Un tesoro più che nascosto, impastoiato in un assurdo mix di burocrazia, invidie, incuria e diatribe accademiche tanto sterili quanto miopi. Nel 2005, grazie anche alla battaglia condotta dal sindaco di Cabras, Efisio Trincas, viene finalmente portata al centro di restauro, quel che resta dell’Armata Nuragica di Monte Prama che ha preceduto i Greci, i Fenici e gli Etruschi.
Ora è ufficialmente iniziato l’archeo-puzzle che potrebbe consegnare alla Storia la prova definitiva della grandezza e della completezza della civiltà Nuragica. Nell’attesa, collegandosi con www.monteprama.it/, è possibile seguire con relazioni tecniche, immagini e filmati, i progressi del restauro.

giovedì, febbraio 14, 2008

Sorutasse bocciate: il clamore di oggi, le polemiche di ieri

Testo e foto in www.marellagiovannelli.com

Grande e prevedibile scalpore ha suscitato la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittime le tasse sulle seconde case dei non sardi e sui guadagni legati alla compravendita degli immobili.
La bocciatura della Consulta è stata preceduta da una mare di polemiche. Nel mio articolo "Da Terra Madre a Isola Matrigna", pubblicato in questo sito il 1° giugno 2006, avevo scritto che i Soru-balzelli "puzzano di taglieggiamento e vessazione. Sono la negazione dell’accoglienza e la mortificazione dell’ospitalità".
Lo scorso giugno, per la Gazzetta di Porto Rotondo, avevo realizzato questo servizio, intitolato un "Coro di no":
“Pagare solo perché non si è sardi è demenziale. Queste tasse uccidono la Sardegna ho paura che assisteremo a un forte calo delle presenze”. Questa è l’opinione di Luigi Donà dalle Rose, sui contestati balzelli imposti dal Governatore Soru. Le tasse sul lusso sono definite “una follia” dal pubblicitario Gavino Sanna che, da creativo di razza, articola, con amara ironia, la sua opinione: “Tutto questo tassare mina l’immagine di una Sardegna che è diventata un po’ una vecchia zitella e si sta prendendo rivincite non si sa su chi e su che cosa. È una roba che sfiora il ridicolo, però è ammantata di nobili valori. Francamente mi trovo in grande imbarazzo e mi spiace che si parli così della mia terra. Noi sardi che siamo lontani abbiamo la sensazione che si stia trasformando in una mamma che non ti vuole più bene. Questa storia che il ricco è diverso, che bisogna punirlo a me sembra tremenda perfino da raccontare”.
Dello stesso avviso è Giacomo Agostini, quindici volte campione del mondo di motociclismo. Anche per lui “non è giusto fare delle differenze fra sardi e continentali, perché se vado a Sanremo o a Capri nessuno mi chiede di pagare. L’Italia è una sola”. Ancora più duro è l’attacco alle Sorutasse, sferrato da Lilli Carraro, assidua di Porto Rotondo. “Tutti noi che arriviamo dalla penisola -dice- garantiamo un indotto importante, perché paghiamo la quota del Consorzio ma anche giardinieri, custodi, i biglietti delle navi e degli aerei. Queste tasse sono un disincentivo per il turismo. La Sardegna non è frequentata solo da arabi, americani, russi e libanesi miliardari ma, soprattutto, da italiani che, salvo eccezioni, hanno fatto i soldi onestamente, lavorando, creando posti di lavoro e pagando le tasse. Pochi hanno il villone; molti hanno appartamenti, grandi, medi ma anche piccolissimi. In effetti per tenere - e mantenere - una casa in Sardegna ci vogliono molta passione e sempre più soldi”.
La giornalista sportiva Paola Ferrari De Benedetti, già lo scorso anno, in disaccordo con le tasse sul lusso, non è venuta in Sardegna come era abituata a fare. Si dichiara delusa e non dimentica di ricordare “quelle persone che faticosamente hanno realizzato il loro sogno, una casetta in Sardegna, e pagano faticosamente il mutuo”.
Balzelli firmati Soru da bocciare anche per l’architetto Gianni Gamondi che vede “parecchia demagogia e poco costrutto in queste tasse impopolari, negative e platealmente politiche”. Per gli operatori locali “le tasse sul lusso penalizzano tutta l’economia di Porto Rotondo”.
Parlano di “un allarmante calo nelle presenze turistiche e di stallo nelle trattative immobiliari a causa della normativa sulle plusvalenze.” La titolare di un’avviata agenzia è profondamente a disagio perché “moltissimi clienti si sentono offesi e discriminati; non ne fanno una questione di soldi ma di principio”. L’assemblea del Consorzio di Porto Rotondo, riunita il 1° giugno scorso, ha redatto una mozione d’ordine nella quale si invita lo stesso Consorzio a rivolgersi al Presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio e al Parlamento europeo, per richiedere l’abrogazione della legge in questione. Intanto, si diffonde anche via Internet la rivolta contro le “tasse sul lusso” e, in alcuni siti, è stato addirittura sollecitato il boicottaggio dei prodotti eno-gastronomici sardi e della Sardegna quale meta delle vacanze estive. Telefono Blu, da parte sua, ha confermato l’impegno delle proprie strutture legali per l’assistenza a quanti vorranno fare ricorso contro il pagamento delle tasse sul lusso. È opinione comune che il gioco (rischioso per l’immagine della Sardegna) non valga la candela intesa come introito dei vituperati balzelli. Le tasse sul lusso rappresentano, per molta gente interpellata a Porto Rotondo, un segnale chiaro, un voler chiudere la Sardegna ai turisti ed una visione politica miope che danneggerà seriamente tutti i sardi, senza alcuna distinzione".

domenica, febbraio 10, 2008

Cristoforo Colombo pseudonimo di un nobile sardo. Suggestiva ipotesi di una studiosa spagnola

Testo e foto in www.marellagiovannelli.com (sez.Mara Malda)

Cristoforo Colombo sarebbe nato a Sanluri in Sardegna, secondo la studiosa iberica Marisa Azuara. L’ipotesi, nuova e suggestiva, è contenuta nel libro “Christoval Colón. Más grande que la leyenda” appena uscito in Spagna e scritto dalla stessa Azuara. La quale, ha ricostruito (e completamente rivoluzionato) la biografia di Cristoforo Colombo (pseudonimo di Cristoforo da Siena e Alagon), dopo due anni di ricerche negli archivi storici di Cagliari, Oristano, Alghero, Torino, in quelli siciliani, nei documenti della Corona d’Aragona e dell'associazione Araldica e genealogica di Sardegna.
Alcuni stralci del libro sono pubblicati oggi nella pagina della Cultura dell’Unione Sarda. La clamorosa ipotesi avanzata da Marisa Azuara, punta a smantellare la tesi, comunemente accreditata, che vuole Cristoforo Colombo, nato a Genova il 3 agosto 1451, figlio di Domenico, un tessitore di lana, e di Susanna Fontanarossa.
La studiosa spagnola sostiene che il vero nome di Cristoforo Colombo era Cristoforo da Siena e Alagon, figlio di Salvatore da Siena Piccolomini e Isabella Alagon d'Arborea. Da parte di suo padre - era il secondo figlio del Grande ammiraglio di Sardegna - Colombo era imparentato con i Piccolomini e i Chigi di Siena, con i Todeschini Piccolomini Aragona dell'Umbria, con i Visconti di Milano e con i Spinola di Firenze. Riguardo sua madre, discendeva dagli Alagon di Saragozza, dei mitici giudici sardi Mariano e Eleonora d'Arborea e del sardo genovese Brancaleone Doria.
In base alla ricostruzione fatta da Marisa Azuara, Cristoforo futuro Colombo sarebbe nato nel 1436, nel castello di Sanluri, residenza della sua famiglia paterna e trascorse la giovinezza tra Oristano, Tortolì e Castelsardo a studiare le scienze e la nautica. La vita del giovane Cristoforo sarebbe cambiata, sempre secondo la ricercatrice spagnola, nel 1458 quando venne eletto Papa Enea Piccolomini, Pio II, imparentato con i castellani di Sanluri.
Il neo-Papa nominò Gonfaloniero dell'armata papale il nipote Antonio Todeschini che, a sua volta, nominò il sardo Cristoforo da Siena, esperto di cosmografia, Capitano di vascello della flotta pontificia. Lasciata la Sardegna e il castello di Sanluri, il Cristoforo che Marisa Azuara identifica con il futuro scopritore dell’America, cominciò a frequentare i più importanti eruditi della sua epoca, ampliando e perfezionando le sue conoscenze di matematica, astrologia e geografia.
Imparò anche a disegnare mappe grazie a Fra’ Mauro, monaco camaldolese. Nei prossimi mesi una troupe di Canal Historia arriverà in Sardegna per girare uno speciale, basato sull’ ipotesi di Marisa Azuara che, in Spagna, sta suscitando grande interesse e notevole scalpore. La maggior parte degli storici, sulla base dei registri di nascita e della storia delle famiglie, ritiene che Cristoforo Colombo fosse genovese. Ma le sue origini e l’esatto luogo della sua nascita sono state sempre al centro di controversie, rivendicazioni e polemiche.
Mistero anche sul suo castigliano, pieno di parole in portoghese e in latino, e sulla mancanza di scritti lasciati da Cristoforo Colombo in lingua ligure o genovese. Sembra che avesse una pessima conoscenza della lingua volgare italiana che certamente capiva ma scriveva con molte difficoltà. Esistono invece vari documenti da lui scritti in latino ed in greco e due piccole note a margine, in italiano franco del Quattrocento, con alcune parole castigliane in intermezzo.

martedì, febbraio 05, 2008

Verruche, non corteccia e rami: curate “l’uomo albero”!


Testo e foto in www.marellagiovannelli.com (sez.Mara Malda)

Anche Focus, dopo Discovery Channel e The Telegraph, lancia un appello per curare Dede, più noto come “l’uomo-albero”, il pescatore indonesiano sfigurato a causa di una rara malattia. A provocarla sarebbero stati due fattori: il Papilloma virus e un difetto genetico che ha bloccato il suo sistema immunitario, rendendolo incapace di contenere le escrescenze. All’età di 15 anni, dopo un incidente che comportò l’asportazione della rotula, la pelle di Dede si riempì di verruche che, con il tempo, sono cresciute in modo abnorme tanto da impedirgli di lavorare e di prendersi cura dei due figli. Il corpo dell’uomo, soprattutto le mani e i piedi, sono ricoperti da una specie di corteccia formata da accumuli e stratificazioni di porri.
Del drammatico caso si è occupato Anthony Gaspari dermatologo dell'Università del Maryland. Oltre a diagnosticare la rara malattia di Dede, dopo aver analizzato il sangue dell’uomo, il medico americano ha individuato anche una possibile cura. Secondo Anthony Gaspari, la speranza dell’uomo-albero si chiama vitamina A sintetica, in grado di rafforzare le sue difese immunitarie. I filmati, facilmente rintracciabili in Rete, documentano l’autenticità del caso, rendendo pubblica anche la richiesta di aiuto di Dede, ormai noto in tutto il mondo come “l’uomo albero”. Gli sguardi e le parole dei due figli rivolte al padre, un misto di affetto, vergogna, paura e speranza, sono eloquenti quanto le penose immagini del pescatore indonesiano che si muove con fatica. Dede vuole essere aiutato e curato; licenziato dal lavoro e abbandonato dalla moglie, spera di poter avere, in futuro, un rapporto normale con i figli Entang e Utis, che oggi hanno 16 e 18 anni. Ma, secondo quanto dichiarato dal dottor Anthony Gaspari, il governo di Giakarta non consente a Dede di andare in America per curarsi.

domenica, febbraio 03, 2008

Gli aristocratici mostri fotografati da Diane Arbus: un inno all’essenza dell’individuo


Testo e foto  
http://www.marellagiovannelli.com/pubblicazioni/260-gli-aristocratici-mostri-fotografati-da-diane-arbus-un-inno-all-essenza-dell-individuo
“Quelli che nascono mostri sono l’aristocrazia del mondo dell’emarginazione. Quasi tutti attraversano la vita temendo le esperienze traumatiche. I mostri sono nati insieme al loro trauma. Hanno superato il loro esame nella vita, sono degli aristocratici. Io mi adatto alle cose malmesse. Intendo dire che non mi piace metter ordine alle cose. Se qualcosa non è a posto di fronte a me, io non la metto a posto. Mi metto a posto io.”
Questa riflessione di Diane Arbus ha guidato praticamente tutta la sua attività non convenzionale e trasgressiva di fotografa che amava far emergere la normalità dei “diversi”, troppo spesso sbrigativamente liquidati come “mostri”.
Diane, morta suicida a quarantotto anni nel 1971, era nata nel 1923 a New York da una ricca famiglia ebrea, i Nemerov, di origine polacca. Comincio a lavorare nel campo della moda insieme al marito Allan Arbus ma, la fine del matrimonio, segnò una svolta definitiva anche per la carriera della giovane Diane.
Abbandonate le riviste patinate, cominciò una sua personalissima ricerca i cui risultati, ancora adesso, appaiono controtendenza e fuori dal coro. Esplora i sobborghi poveri, frequenta circhi e locali malfamati, è affascinata da un mondo oscuro popolato da “meraviglie della natura”.
Le straordinarie foto della Arbus documentano la quotidianità, spesso sorprendente, di esseri emarginati per la loro diversità o deformità. I suoi “freaks” non vengono mai ritratti come caricature o fenomeni da baraccone perché l’acuta sensibilità della fotografa non si ferma all’aspetto fisico.
Diane Arbus, nei suoi scatti, riesce a cogliere tutta l’umanità rinchiusa nel corpo-gabbia di persone solo esternamente diverse. Le espressioni, i sorrisi e gli sguardi dei soggetti fotografati (nani, giganti, travestiti, inquietanti figure di tutte le età) comunicano emozioni inattese. Testimoniano una voglia di vivere più forte della vergogna e il desiderio di una normalità troppo spesso negata. Le fotografie di Diane Arbus, a suo tempo, furono giudicate scandalose e sovversive.
Chi le guardava veniva spiazzato dalla mancanza di patetismo e morbosità; inconcepibile ritrarre la domestica serenità dei “mostri”, i loro giochi, i frammenti di vite diverse e, per questo, speciali. Le opere della grande fotografa americana, più che un elogio alla bruttezza, rappresentano un inno alla sostanza, all’essenza dell’individuo, imprigionata oggi come ieri dal culto della bellezza e della forma.

Rosella Berlusconi: i miei ricordi in ordine sparso ma affettuoso da Porto Rotondo



Nel giorno della morte di Rosella Berlusconi impossibile non ricordare le tante vacanze da lei trascorse a Porto Rotondo. A differenza di tanti altri importanti personaggi, ospiti estivi del villaggio, la mamma del Cavaliere partecipava alla vita della comunità. Lo faceva con grande semplicità e naturalezza, arguta e gentile, curiosa e loquace. La domenica non mancava mai alla Messa nella Chiesa di San Lorenzo e, prima e dopo la funzione, si tratteneva a chiacchierare con la gente. Socievole ed estroversa accettava volentieri gli inviti. Un pomeriggio partecipò all’inaugurazione di una palestra e chiese informazioni su tutti i macchinari girando fra gli invitati con l’entusiasmo di una ragazzina. A Porto Rotondo veniva spesso, anche fuori stagione e diversi suoi compleanni sono stati festeggiati alla Certosa di Punta Lada. Amava moltissimo i fiori, le rocce e il mare ma le piaceva anche “scendere” in paese da Punta Lada per una passeggiata in piazzetta o sul porto. Andava anche a teatro, con la figlia e la nipote, per seguire i saggi di danza organizzati dalle scuole di ballo di Olbia.
Due estati fa, il 14 agosto, Silvio e Rosella Berlusconi hanno partecipato alla festa di Ana Bettz. Il Cavaliere era di ottimo umore. Non a caso il mio articolo, pubblicato anche in questo sito, era intitolato “ Ferragosto canterino e ballerino per Silvio Berlusconi pirotecnico”. Io, in un tavolo poco distante dal loro, sono rimasta colpita dalla tenerezza pubblicamente dimostrata dal figlio alla madre. Lei lo osservava con un sorriso indulgente mentre lui cantava e ballava. Il Cavaliere, divertito e divertente, dopo ogni cantatina o giro di danza, si avvicinava a mamma Rosella per una carezza e un bacio. Il 14 agosto di quest’anno, l’atmosfera era molto diversa in casa di Ana Bettz. Nella mia cronaca del giorno dopo si legge che “…Berlusconi aveva lasciato a casa, oltre al maglioncino, anche la voglia di danze e coretti. Per evitare equivoci e strumentalizzazioni l’ex-Premier ha scelto di trascorrere un’estate di semi-clausura. Ogni giorno, in elicottero, parte dalla Certosa di Porto Rotondo per andare a trovare la madre, rimasta a casa per motivi di salute. “Lei mangia solo con me - ha detto Berlusconi - quindi io faccio su e giù ogni giorno”.
Nel 2004, alla presentazione del mio libro “Porto Rotondo, storia di un’emozione”, la signora Rosella arrivò accompagnata da alcuni amici. Ascoltò con attenzione i vari interventi e poi si avvicinò a me dicendomi che avevo fatto “ proprio bene a sentire gli anziani che stavano qui prima dei turisti”. Era affascinata dai racconti degli abitanti dei vecchi stazzi di Poltu Ridundu. Sul libro che le diedi, al posto della dedica, scrissi una delle mie poesie intitolata “Aquila” perché quella donna così minuta riusciva a trasmettere forza ed energia. E con questi versi oggi voglio ricordare Rosella Berlusconi.
“Ali forti spiegate nel regno di smalto
aquila in volo calmo e superbo
sulla valle incantata di peonie in fiore.
Il tuo nido in una corona di rocce.”

sabato, febbraio 02, 2008

Su Olindo e Rosa le opinioni di Eugenia Tognotti ed Elena Loewenthal

Testi e foto in www.marellagiovannelli.com (Sez. Mara Malda)

Tra i tanti articoli letti in questi giorni su Olindo e Rosa ne ho scelti due, uno di Eugenia Tognotti e l'altro di Elena Loewenthal. Le loro opinioni rispecchiano il turbamento di tutti ed aiutano a capire le ragioni di un disagio difficile da capire e ancora più difficile da spiegare.

Olindo e Rosa, l’Italia oggi di Eugenia Tognotti (La Nuova Sardegna).
A vederla in televisione, la coppia assassina della porta accanto - Olindo e Rosa - chiusi nella stessa gabbia a guardare il mondo oltre le sbarre, si stenta a credere che davvero siano loro gli autori della carneficina di Erba. Le due belve che, in una sera d’inverno, armati di coltelli e di una «spranghetta» - incongruo diminutivo usato dall’uomo per indicare l’arma del delitto - avrebbero massacrato tre donne, ridotto in fin di vita il marito di una di loro, tagliato la gola ad un bambino di appena due anni, con futile bestialità. E tutto perché quei vicini rumorosi e festaioli gli disturbavano il sonno. A far riflettere è proprio la «normalità» di quella coppia, delle immagini del cortile, della casa, del condominio che ha fatto da sfondo ad una tra le piú clamorose, efferate e inspiegabili stragi familiari del dopoguerra, in cui emerge il sospetto e l’intolleranza per i nuovi «vicini nemici», gli extracomunitari. Colpisce la geografia di una brutale serie di vicende di sangue e follia - concentrata nel ricco, ordinato e produttivo Nord - dal quieto entroterra di Como a Novi Ligure, a Brescia e, ultimo in ordine di tempo, Castelfranco Veneto. S’impone l’orrore che si nasconde in persone «normali», sospese lungo il crinale di una vita piatta, vuota, chiusa agli altri. E lo stridente contrasto tra l’ordine e la serenità apparenti di tanti ridenti paesi e la profonda sensazione di solitudine e paura che emerge da recenti sanguinosi fatti di cronaca: l’ex studente universitario, mite e beneducato che, a Brescia, uccide barbaramente e fa a pezzi gli zii coinquilini e ne dissemina i resti in Val Camonica; e, ancora, il laborioso falegname di Castelfranco Veneto, descritto dai vicini come un «tipo tranquillo», una vita normale, tutto lavoro, casa e palestra che sequestra la figlia di un ricco notaio, la uccide, la fa a pezzi e la richiude in buste di plastica, avendo cura di non sporcare l’ordinatissimo garage. Forse non è un caso che il nero all’italiana, le storie di sangue di casa nostra, si snodino sempre più spesso in questa parte del Paese. E che raccontino il malessere di una società sempre più aggomitolata attorno al disagio, specialmente in alcune aree, interessate da un processo di trasformazione che non è solo economico, territoriale, ma anche e soprattutto di identità, un tempo argine fondamentale alla mancanza di solidarietà e alla perdita di valori. Delitti familiari, violenza, cronaca nera hanno enfatizzato la percezione del pericolo e moltiplicato l’allarme sociale. Ma siamo davvero di fronte - noi contemporanei - ad un’inedita e raccapricciante qualità del male? O non sarà che a questa angosciosa percezione di un salto di qualità contribuisce, anche, l’amplificazione della violenza, diventata materia prima quotidiana di un sistema mediatico cresciuto in maniera abnorme? Ogni stilla di sangue su pavimenti, scarpe, indumenti è fotografata, ingrandita e mostrata infinite volte. Altro che il sangue «raccontato» dai cantastorie siciliani che hanno portato, per secoli, in giro per le piazze la triste storia della baronessa di Carini - uccisa dal padre nel 1563 per motivi d’onore («Lu primu corpu la donna cadiu/ l’appressu corpu la donna muriu/ Nu corpu a lu cori / nu corpu’ntra li rini, povera Barunissa di Carini»).

Una sinistra favola d'amore di Elena Loewenthal (La Stampa).

Una mano dentro l’altra. Seduti appena discosti, per potersi guardare a vicenda. Dietro le sbarre della gabbia Rosa e Olindo si toccano, dopo mesi di forzata lontananza. Lei mostra le spalle, lui fissa l’obiettivo con un’aria un po’ incantata e un po’ di sfida. Ogni tanto gli trapela quasi un’ombra di sorriso. È questa l’immagine più forte che per ora ci consegna il processo di Erba: le facce di un uomo e una donna che si vogliono bene da più di vent’anni e non si vedono da alcuni mesi. Come per far dispetto al trambusto mediatico annunciato, agli spettatori in coda, ansiosi di rivedere la terrificante scena del delitto, altro che le effusioni di un’attempata coppia.
Rosa e Olindo spiazzano, con la loro composta dolcezza. Se non fosse che sono lì, dietro le sbarre di quella gabbia e di quella terribile imputazione comune, farebbero tenerezza. Persino una specie di invidia. Quando mai ci si ama più così, di questi tempi? Per tenersi mano nella mano, dopo tanto tempo già vissuto insieme sotto lo stesso tetto, lungo le stesse giornate? L’amore di oggi ha piuttosto la faccia di due attori magistralmente immedesimati in due personaggi che fanno sesso quasi con rabbia, quasi da sconosciuti. Invece Rosa e Olindo si conoscono da una vita, ma soprattutto non conoscono altra vita se non insieme. Tanto da costruirsene una, di vita, che fosse il più possibile isolata dal mondo esterno, impermeabile persino alla polvere che Rosa scacciava di casa con igiene maniacale. Perché tutto, dalla polvere ai rumori, era un intruso fra loro due. Di fronte all’instabilità che è la vera cifra di questo presente in cui ci si ama a scadenza e ci si separa con leggerezza, in assenza di gravità sentimentale, Rosa e Olindo rappresentano un’eccezione clamorosa. Che grida la nostra inettitudine ad amare in un modo totale ed esclusivo, l’inguaribile approssimazione dei nostri rapporti umani. Se non che, la specie di tenerezza condita di vaga invidia che ispira l’immagine di quei due mano nella mano, si scontra inevitabilmente con la realtà del delitto di cui sono accusati. Con l’evidenza del grano di follia che ci vuole per vivere così, amandosi fuori dal mondo e dentro il proprio. Come se non esistesse nulla d’altro, a questo mondo. La favola è troppo bella per non diventare un incubo. Per loro due, presunti colpevoli di una strage presumibilmente consumata in nome della propria intimità. Un po’ anche per noi, costretti nostro malgrado a confrontarci con questo sinistro copione dell’amore in cui bene e male, dolcezza e crudeltà, si incontrano. È arduo da accettare, il gioco degli estremi che si toccano fino a combaciare: da una parte il sentimento più desiderato e indecifrabile che ci sia. Dall’altra una disponibilità all’odio così totale da uccidere, e così tanto e in quel modo tremendo. Mano nella mano, Rosa e Olindo custodiscono il mistero del loro amore sconfinato. A noi lasciano il conforto, anzi la certezza, che esiste un altro modo di volersi bene, di toccarsi e guardarsi negli occhi, con il mondo intorno a sé.

giovedì, gennaio 24, 2008

Berlusconi Cucù da Emilio Fede su Prodi Caduto

Testo e foto in www.marellagiovannelli.com

Autentica o finta che sia, è stata comunque esilarante la gongolante sorpresa dipinta sul volto di Emilio Fede che, già euforico, annunciava alla “finestra” del Tg4 la caduta del Governo Prodi. Subito dopo, per un commento a caldo, si è collegato in diretta telefonica con il Senatore Schifani, magicamente trasformatosi in Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, nel giro di un nano-secondo, ha convinto il Direttore di essere proprio lui e non la sua imitazione. “Intercettando” il previsto collegamento telefonico con Schifani, il fulmineo e fulminante Berlusconi è riuscito a regalare il primo commento sul Prodi Caduto all’amico Emilio, felice “vittima” del presunto scherzo e/o della probabile sceneggiata.

Le trash-gambe di Madonna battono le bufale marziane smantellate dal Daily Mail

Testo e foto in http://www.marellagiovannelli.com/ (sez. Mara Malda)

Sul Daily Mail le gambe gonfie, pallide e pelose di Madonna battono le bufale marziane. Nelle foto pubblicate dal popolare tabloid britannico la realtà degli stinchi in disarmo di lady Ciccone supera la fantasia della figurina verde presunta aliena appollaiata su una roccia di Marte. In questi giorni, dal sito ufficiale della Nasa è rimbalzata in tutto il mondo l’immagine della “sirenetta marziana”, ripresa dalla sonda spaziale Spirit.
Secondo alcuni esperti, intervistati proprio dal Daily Mail, si tratterebbe non di un alieno, ma di un tipico caso di pareidolia, un’illusione subcosciente, insita nel nostro cervello, la quale tende a ricondurre a forme conosciute oggetti e profili naturali (oppure artificiali) in un contesto casuale. E’ una tendenza istintiva e automatica, un’associazione che si manifesta in special modo verso le figure e le facce, in presenza di determinati giochi di luce, ombre e prospettive.
Classici esempi sono la visione di animali o visi umani nelle nuvole, la visione di un volto nella luna oppure l'associazione di immagini alle costellazioni. La pareidolia consente spesso di dare una spiegazione razionale a fenomeni paranormali, quali le apparizioni di immagini su muri o la comparsa di "fantasmi" in fotografie. Un precedente famoso, sempre su Marte, filmato dalla sonda Viking 1, aveva la forma di un volto impresso in una formazione rocciosa.
Innumerevoli i casi di pareidolia applicati a Gesù e alla Vergine “apparsi” anche in luoghi assai poco mistici come un bastoncino di pesce e un toast. Ridotta ad un’illusione da pareidolia, la solitaria e verdastra figurina su Marte, desta meno inquietudine delle impietose ma reali immagini di Madonna, fotografata l’altra sera mentre usciva dal Claridge's Hotel in pieno centro a Londra. E il dissacrante Daily Mail ha paragonato, con tanto di accostamento fotografico, le trash-gambe della famosa cantante, disseminate di peli, vene varicose e bozzi, a quelle di Nora Batty, protagonista di una popolare fiction inglese.

martedì, gennaio 22, 2008

Un tranquillo week-end... senza paura ma con 5 squali a Tavolara, già regno di Moby Dick

Testo e foto in www.marellagiovannelli.com (sez. Mara Malda)

Nelle giornate di sabato 19 e domenica 20 gennaio sono stati avvistati ben 5 esemplari di squalo elefante (Cetorhinus maximus), nel versante nord dell’isola di Tavolara. Le segnalazioni, tempestivamente inoltrate alla Guardia Costiera e all’AMP di Tavolara Punta Coda Cavallo, hanno consentito l’attivazione di una rete di rilevatori nell’ambito del Progetto Marinet, per la salvaguardia e il recupero della fauna marina.
I ricercatori del CRiMM (Centro Ricerca Mammiferi Marini) hanno avvistato solo 3 gruppi di delfini. Più fortunato il naturalista Egidio Trainito che, come testimoniano le foto, è riuscito ad osservare e filmare uno squalo elefante nei pressi dell’imbarcazione. Gli altri quattro esemplari sono stati avvistati da Riccardo Inzaina, Tonino Bua e Sergio Pisano del Centro Sub Astrea. Per Francesca Magnone, biologa del CRiMM, questa specie è comune nel Mediterraneo; compie migrazioni stagionali nelle acque più fredde in primavera-estate ma si conosce poco dei suoi spostamenti invernali.
Lo squalo elefante in Sardegna è conosciuto anche con il nome dialettale di “canisca”. Colore grigio, più scuro sul dorso, spesso presenta chiazze e bande bianche sul muso e sul ventre. Gli adulti raggiungono in media circa 10 m di lunghezza. Possiede 5 fessure branchiali molto lunghe ed è caratterizzato dalla forma particolare del muso conico e allungato (rivolto all’insù nei giovani) e dalla grande bocca che tiene spalancata mentre nuota lentamente per filtrare il plancton di cui si nutre grazie alle numerosissime appendici cornee filiformi chiamate “branchiospine”. Spesso si avvicina alle coste per alimentarsi, solitario o in gruppo, ed è facile avvistare la pinna dorsale, alta e triangolare, e la caudale che escono dall’acqua.
Il Direttore dell’Area Marina Protetta, Augusto Navone consiglia comunque prudenza nell’avvicinare questo pacifico gigante dei mari, ed invita chiunque ne avvisti uno a segnarlo prontamente al numero 0789/203013. I dati raccolti saranno utilizzati per ampliare le conoscenze su questa specie.
Un avvistamento, ben più clamoroso e praticamente unico nel Mediterraneo, era avvenuto, sempre al largo dell’isola di Tavolara, il 30 maggio 2006. Quel giorno, Giuseppe Galliani ed Alessandro Battaglia, due appassionati di pesca d’altura, rimasero senza fiato davanti ad una balena bianca che nuotava insieme ad altri cetacei. Fortunatamente avevano una macchina fotografica in barca e quindi riuscirono ad immortalare il capodoglio albino maschio, il Moby Dick di Tavolara, e il suo sbuffante harem composto da tre femmine scure.

domenica, gennaio 20, 2008

E’ morto Pino Careddu, giornalista libero e maestro d’irriverenza

Testo e foto in www.marellagiovannelli.com (sez.Mara Malda)

Troppo difficile per me scrivere della morte di Pino Careddu, giornalista e amico carissimo, a cui mi legavano ricordi familiari importanti e tante collaborazioni professionali. Ci eravamo sentiti qualche giorno fa e mi aveva parlato, con grande serenità e coraggio, dell’ennesima prova che si accingeva ad affrontare. Un altro ricovero in ospedale per un intervento chirurgico che andava ad aggiungersi agli altri, già subiti in questi ultimi anni. Quella telefonata si è conclusa con un saluto scherzoso da parte sua e un arrivederci a presto. Pino aveva imparato a convivere con la sua malattia; negli intervalli che “lei” gli concedeva, lui faceva sempre sentire la sua voce forte, spesso caustica e scomoda, di uomo libero, imprevedibile e fuori dai cori di potentati e schieramenti. Nel febbraio del 1960 aveva fondato 'Sassari Sera', storica rivista dal taglio sarcastico che riferiva fatti e retroscena di politica, economia e costume della società sarda. Il suo era un giornale definito di "controinformazione", prima settimanale, poi quindicinale e, successivamente, mensile. Da cinque anni l'edizione cartacea era affiancata da una versione sul Web. Per sua volontà testamentaria il giornale finirà con lui. Ho appreso della scomparsa di Pino Careddu dal suo sito che, oggi, in home page, riporta un affettuoso ricordo firmato dal collega Gibi Puggioni. Lo riporto integralmente:

Un abbraccio

"Nella vita di un giornalista arriva sempre un momento in cui si deve scrivere di un caro amico scomparso. Oggi quello che non avrei mai voluto fare tocca a me. Per annunciare che questa mattina poco prima delle 8 è morto al Policlinico di Sassari il giornalista Pino Careddu. Era nato a La Maddalena 74 anni fa. Fondatore del periodico Sassari sera, l'unico giornale di controinformazione che per decenni si è fatto odiare e amare in egual misura per il coraggio delle sue denunce. Pino era stato il mio maestro e un fraterno amico. Era un giornalista coraggioso, irriverente, mai succube dei potenti. Oggi c'è chi lo piange ma forse anche chi avverte il sollievo di essersi tolto di torno un giornalista scomodo. Pino lo si poteva amare totalmente o odiare con tutte le forze. Non c'erano vie di mezzo. Ma anche i suoi avversari, i più intelligenti ovviamente, Cossiga su tutti, pur attaccati dal suo giornale, lo accettavano perché gli riconoscevano un'intelligenza e una cultura che pochi fra quelli che fanno il nostro mestiere hanno. Aveva oggi, come 40 anni fa, la stessa curiosità per tutto quanto accadeva, soprattutto in Regione, e lo stesso amore totale per la sua professione. Anche in ospedale si era portato il computer per cominciare a preparare il materiale per quando sarebbe stato dimesso. La morte non glielo ha permesso".

Gibi Puggioni

giovedì, gennaio 17, 2008

Le primarie Usa commentate da Washington

Testo e foto in http://www.marellagiovannelli.com/ (sez. Marella Giovannelli)

Sulle primarie Usa interviene da Washington Giacomo Bondi. Questo è il suo commento per www.marellagiovannelli.com.

“Per ora le uniche primarie significative sono state in Iowa in cui ha vinto Barak Obama e nel New Hampshire in cui ha vinto Hillary Clinton. Arrivati al 5 Febbraio si sarà votato nella maggioranza degli stati e, solo allora, si potrà con molta probabilità sapere chi saranno i candidati finali dei due partiti.Barak Obama è senza dubbio l'uomo del momento. Intelligente, colto, serio, attraente, carismatico. Tuttavia ha un'esperienza molto limitata, soprattutto nella politica internazionale, per cui la sua candidatura suscita alcuni dubbi. Hillary Clinton, al contrario, di esperienza ne ha forse anche troppa. E' preparatissima su qualunque aspetto della vita e della politica, non solo Americana ma praticamente di qualunque nazione del mondo, dopo 35 anni di vita pubblica, prima First Lady dell'Arkansas, poi per otto anni First Lady alla Casa Bianca ed infine per altri otto anni Senatore dello Stato di New York. I dubbi sulla sua candidatura sono legati ai suoi rapporti con molti di quegli stessi gruppi di potere che hanno, di fatto, governato in modo vicario con George Bush contribuendo così largamente alla campagna di Clinton. Si teme, quindi, che difficilmente potranno essere esclusi da una sua potenziale Presidenza, rendendo difficili alcuni dei cambiamenti e delle riforme che sarebbero necessari.
L'analisi dei candidati Repubblicani è pressochè superflua in quanto, dopo otto anni di malgoverno di George Bush, si potrebbe, parafrasando, dire che è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago piuttosto che un Repubblicano diventi Presidente nel 2008.George Bush, certamente un formidabile candidato per essere storicamente considerato il peggiore dei 43 Presidenti Usa, ha per otto anni dissestato le casse dello stato, oggi piene di debiti contratti in gran parte con investitori stranieri, in particolare con la Repubblica Popolare Cinese.
Ha consentito che l'Afghanistan, dopo anni di pseudo-guerra sia diventato il maggiore produttore di oppio del mondo. Questo insieme agli alleati Europei che sono i principali consumatori dell'oppio Afghano, nel caso ci si chieda com'è che i giovani in Europa stanno tornando al consumo di eroina. Ha iniziato. con pretese risultate infondate e fraudolente, una guerra in Iraq che dura già, per gli Americani, più che la seconda guerra mondiale e senza una fine all'orizzonte.
Ha stuzzicato volutamente alcuni dei paesi chiave nella produzione del petrolio, in particolare il Presidente Iraniano Ahmadinejad, vilipeso il giorno stesso in cui è stato eletto dal Segretario di Stato Condoleezza Rice ed il Presidente Venezuelano Chavez, tradizionalmente alleato Statunitense ed ora leader Sudamericano di campagne fomentatrici anti Americane. Il risultato di ciò, unitamente ad altri fattori tra cui ovviamente le guerre, è che il prezzo del petrolio è passato da quindici dollari a barile nel 1998 a quasi cento dollari nel 2008.Oggi, in America, 47 milioni di persone non hanno copertura medica per cui quando si ammalano, o non vengono curati o, per farsi curare, si creano dei debiti con gli ospedali di decine o centinaia di migliaia di dollari. Cifre che non possono pagare e che impediscono loro, nel futuro, l'ottenimento di prestiti e finanziamenti di qualunque genere.
Un numero record di Americani oggi sta perdendo la prima casa in quanto non riesce a pagare le rate dei mutui.Un numero record di Americani oggi sta dichiarando fallimento a livello personale in gran parte per i motivi di cui sopra.
Gli Stati Uniti sono di fatto oggi in recessione. Durante l'alluvione, a seguito dell'uragano Katrina nel 2005, le immagini del caos a New Orleans in cui non solo ratti ma serpenti velenosi e qualche alligatore nuotavano indisturbati nelle strade, hanno mostrato al resto del mondo una immagine degli Stati Uniti da terzo mondo. La totale incapacità dei responsabili della sicurezza civile, nominati da Bush per meriti politici, ha fatto vedere malati che morivano negli ospedali per mancanza di luce, viveri ed acqua. Anziani e bambini rifugiati sui tetti delle proprie case in attesa di aiuto per giorni e quant'altro le televisioni di tutto il mondo hanno mostrato per settimane.Potrei continuare ma penso che già questo vi dia un'idea di quello che sarà lo spirito degli Americani, Democratici, Repubblicani o indipendenti, quando andranno a votare a Novembre”.

Giacomo Bondi

mercoledì, gennaio 16, 2008

Tolleranze ed intolleranze

Testo e foto in www.marellagiovannelli.com (sez.Mara Malda)


Sul caso Ratzinger-Sapienza, pubblichiamo l’interessante commento inviato a www.marellagiovannelli.com da Giacomo Bondi, pseudonimo di un nostro lettore, “corrispondente” davvero speciale dagli USA.

"In questi giorni in America si celebra l'anniversario della nascita di Martin Luther King. Si riflette sul suo messaggio di tolleranza e di rispetto dei diritti civili e sul suo conseguente martirio. Il comportamento di intolleranza degli studenti della Università della Sapienza di Roma, che è trasceso in parte in toni goliardici, certamente non palesa molta "sapienza" da parte di quegli studenti sul mondo in cui viviamo e sulle vere problematiche che esistono e su cui sarebbe più opportuno concentrarsi. Basti pensare alla presente crisi del Nord Corea dove un possibile, imminente collasso dell'attuale regime dittatoriale vede oggi ai confini di quella nazione da una parte il Sud Corea e gli Usa e dall'altra la Cina, che ha peraltro in atto un piano contingente per un'eventuale decontaminazione da un possibile uso di uno degli ordigni nucleari presenti nel Nord Corea. Entrambe parti all'erta e pronte ad una immediata invasione. Od alla altrettanto inquietante situazione del Pakistan dopo l'assassinio dell'ex Primo Ministro Bhutto. Per non parlare del genocidio e sistematica orrenda violenza contro le donne che avviene ogni giorno nel Congo.
Gli irriverenti, intolleranti attacchi contro la figura del Papa certamente non contribuiscono in modo positivo all'immagine dell'Italia nel mondo, ed è per questo che l'intervento è stato cancellato da parte del Vaticano, ovviamente non per intimidazione da quella che è stata poco più di una pagliacciata da parte di alcuni studenti.Che poi la anacronistica posizione di rigidità e se vogliamo di intolleranza da parte del Vaticano su alcuni dei temi sociali più controversi del ventunesimo secolo stia creando una emorragia di fedeli Cattolici in Europa e Stati Uniti è una realtà.
Che il proverbiale comportamento di "predicare bene e razzolare male" causato invece dalla tolleranza del fenomeno di pedofilia dei Sacerdoti, diffuso praticamente a macchia d'olio in tutte le Diocesi Statunitensi, abbia esacerbato la posizione del Vaticano è altrettanta realtà.Nel suo discorso "I have a dream" (Ho un sogno) pronunciato su quegli stessi gradini del Lincoln Memorial in cui io stesso, così come altre migliaia di persone da tutto il mondo, mi siedo spesso a riflettere, Martin Luther King disse "E' ora il momento di sollevarci dalle sabbie mobili dell'ingiustizia verso la solida roccia della fratellanza. E' ora il momento di fare della giustizia una realtà per tutti i figli di Dio".
Se potessi parlare agli studenti della Sapienza li esorterei a riflettere su queste parole ed a incanalare le loro inesauribili energie di gioventù sulla tolleranza anziché sulla contestazione, contribuendo, in ciò che possono, al miglioramento di questo nostro meraviglioso pianeta che ne ha veramente tanto bisogno".

di Giacomo Bondi

lunedì, gennaio 14, 2008

Da Isola-lazzaretto a Isola-pattumiera: il precedente storico ricordato da Eugenia Tognotti

Testo e foto in www.marellagiovannelli.com (sez. Mara Malda)
Sul caso dei rifiuti campani sbarcati in Sardegna, il commento più interessante, che riportiamo integralmente, è pubblicato sulla Nuova Sardegna di oggi. E’ firmato da Eugenia Tognotti, professore di Storia della medicina all'Università di Sassari, membro della "Society for the Social History of Medicine" di Oxford e nel Comitato Scientifico della rivista Medicina & Storia, oltre che opinionista del quotidiano la Stampa e collaboratore di Panorama.
Nel 1884 toccò all’Asinara. Quando, con il colera si scelse l’Isola come lazzaretto
di Eugenia Tognotti
Sarà “egoista”, politically uncorrect, ma sono contro la scelta di accogliere senza fiatare 6000 tonnellate di immondizia del “paese d’o sole”, divenuto un inferno a causa del rapporto malato fra camorra e politica e della colpevole imprevidenza di chi, in questi anni, ha consentito che i rifiuti inghiottissero una montagna di denaro pubblico senza risolvere mezzo problema.I cumuli di mondezza che ammorbano Napoli e insidiano la salute degli abitanti non sono la conseguenza di una catastrofe naturale, un terremoto o un’inondazione, come quella di Firenze: la solidarietà sarebbe in quel caso un dovere e un obbligo d’onore. Ma l’emergenza rifiuti a Napoli è un disastro annunciato per il quale nessuno sta pagando pegno: non il sindaco di quella città, non il governatore Bassolino, non il ministro dell’ambiente che ha combattuto i termovalorizzatori. Tutti sono rimasti al loro posto e davvero non si riesce a capire quale svolta dobbiamo attenderci dai poteri di mobilitare l’esercito del Commissario straordinario e dal pannicello caldo della divisione della “mondezza” tra le regioni italiane.
Non riesco ad esultare per essere “arrivati primi”. E non capisco perché la nostra regione sia candidata a ricevere più mondezza di tutte le altre in Italia, per decisione del presidente della Regione. Che, di certo, sa che la sua non è la carica “di Governatore delle province” al tempo di Roma imperiale, ma di rappresentante delle comunità, da ascoltare e da informare con chiarezza e precisione, attraverso i loro rappresentanti istituzionali.L’intera vicenda tocca un nervo scoperto: quello dell’antica predestinazione di questa terra-isola ad accogliere di tutto, come accadde, per fare un solo esempio, quando l’isola dovette prendersi a forza il lazzaretto, nel 1884-85.
Le cose andarono così. Il governo italiano - allarmato da un’epidemia alle porte d’Europa - era da anni alla ricerca di un luogo dove stabilire un lazzaretto. La Commissione sanitaria era alle prese con la spinosa questione, quando arrivò il colera, con migliaia di morti a Napoli, assediata dalla sporcizia. L’emergenza spinse ad affrettare i tempi. Sennonché nessun luogo era disposto a ospitare un lazzaretto e violente manifestazioni ebbero luogo a La Spezia e a Napoli. Dall’Italia tutta, appena unificata, si sollevava una sola voce: perché non scegliere “un’isola lontana dal Continente” da destinare alle quarantene. Ed ecco, dunque, il Governo orientarsi sull’isola dell’Asinara. Il 16 giugno 1884 il progetto fu presentato alla Camera dove i deputati sardi espressero la preoccupazione che “il lazzaretto potesse essere una minaccia alla pubblica incolumità” delle comunità locali. La legge fu approvata, anche in Senato, a tempo di record, anche perché l’epidemia continuava. Le “provenienze” spagnole, algerine e corse per le contumacie d’osservazione e di rigore furono dirottate nelle acque del golfo. Lazzaretto e locali di segregazione non erano ancora pronti, così i quarantenati dovevano restare a bordo, mentre una nave da guerra fungeva da ospedale. Decine di imbarcazioni stazionavano in acque sarde, ingenerando paura, allarme, proteste. Allora la Sardegna non era una regione “autonoma”: non sembra troppo pretendere oggi che le decisioni unilaterali siano un fatto del passato.

domenica, gennaio 13, 2008

Vade retro mondezza: sull’Unione Sarda il rifiuto dei rifiuti a Olbia


Testo e foto in www.marellagiovannelli.com (sez.Marella Giovannelli)

Ancora in primo piano in Sardegna le polemiche legate allo sbarco dei rifiuti campani. L'Ordine dei giornalisti della Sardegna ha giustamente espresso “piena solidarietà al presidente della Regione, vittima di un'incivile, violenta e preoccupante manifestazione di intolleranza che non ha nulla a che vedere neppure con il più aspro dissenso politico e democratico”. Il “rifiuto dei rifiuti”, da parte di molti amministratori locali della Sardegna, è motivato da considerazioni che investono la vocazione prettamente turistica di alcuni comuni, le preoccupazioni (confermate dall’Ordine dei Medici) per la salute pubblica, le carenze degli impianti di smaltimento e la mancanza di concertazione e di coinvolgimento “preventivo” da parte del Governatore Soru. Sull’Unione Sarda di oggi, il giornalista Lucio Salis ha intervistato il Sindaco di Olbia Gianni Giovannelli. Questa è l’intervista che pubblichiamo integralmente insieme ad un articolo, presente nella stessa pagina, firmato dal giornalista Andrea Busia.
Vade retro monnezza di LUCIO SALIS
Il sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli, non vuole neppure sentirne parlare. E, per non lasciare dubbi, ieri ha emesso una nuova ordinanza che vieta «qualsiasi ipotesi di trasporto, stoccaggio e smaltimento di rifiuti (napoletani ndr) nella discarica di Spirito Santo». Quindi ha diffidato «l'organo dirigente» del Cines (Consorzio industriale) che la gestisce dall'«autorizzare lo scarico di rifiuti», minacciando querele e richieste di danni. Giusto per far capire al presidente, Pasqualino Chessa, favorevole all'appello di Soru, che non scherzava».
D- Sindaco, perché una nuova ordinanza?
R- «Perché qualcuno poteva considerare troppo vecchie quelle emesse, a suo tempo, da Nizzi e Bardanzellu».
D- L'ordinanza è valida anche nel porto, che è sotto la giurisdizione dell'Autorità portuale?R- «Il comandante Ruffini mi ha detto che non può impedire l'attracco delle navi. Per lo scarico, il discorso è diverso. Bisogna esaminare la competenza nelle aree demaniali, peraltro molto vicine alla città, dove le merci non potrebbero transitare».
D- Il Cines però è favorevole a importare rifiuti.
R- «Posizione adottata solo dal presidente. Il consorzio, per statuto, può trattare soltanto rifiuti territoriali, mentre non rientra nei suoi compiti lavorare quelli di origine extraregionale. Quindi, prima di riceverne dalla Campania, bisognerebbe modificare lo statuto, avere specifiche autorizzazioni, o quantomeno, l'approvazione della Giunta e dell'assemblea generale».
D- Passi che potrebbero essere compiuti nei prossimi giorni.R- «Lo escluderei. So che il Consiglio di amministrazione è assolutamente contrario. Aggiungo che, personalmente, non lascerò nulla di intentato per intervenire in maniera adeguata. Tant'è che ho già diffidato, con una lettera, il consiglio e il presidente dall'autorizzare la movimentazione e il trattamento di spazzatura proveniente dalla Campania».
D- Ha notizie sull'eventuale arrivo di navi a Olbia?
R- «Al momento no».
D- Perché non ha partecipato all'incontro convocato dal presidente Soru?R- «L'assessore regionale all'Ambiente, Cicitto Morittu, mi ha telefonato giovedì pomeriggio, alle cinque, invitandomi a un incontro fissato per le sette, a Cagliari. Gli ho detto che non ci sarei andato, perché un no potevo dirlo anche per telefono. Un no senza alcuna possibilità di ripensamento».
D- Ma perché si oppone all'importazione dei rifiuti in Sardegna?
R-«Qualcuno dovrebbe dimostrarmi perché la regione Campania non si è attrezzata per risolvere il problema per tempo e in questi tempi. Chiedono la nostra solidarietà solo perché non riescono a fronteggiare un'opposizione cittadina e regionale. Però lo Stato non è altrettanto solidale con la Sardegna in materia di cessione di beni demaniali, continuità territoriale e altro».
D- Mi sembra che lei contesti anche il modo in cui la Regione ha gestito la vicenda.R- «Non si può contattare il sindaco di una città alle cinque perché arrivi a Cagliari alle sette. A cose fatte. In questa occasione, non abbiamo avuto dalla Regione alcun segnale di correttezza formale».
D- Però tutto è nato in nome della solidarietà nei confronti di una regione in stato di emergenza ambientale.
R- «La solidarietà, in questa vicenda, non c'entra niente. Per quanto mi riguarda, faccio testimonianza di solidarietà nel mondo del volontariato e dell'accoglienza. E lo stesso fa la mia città ospitando migliaia e migliaia di extra comunitari. Però, non possiamo accettare di essere considerati la pattumiera d'Italia. In questo modo, così supino nei confronti di un'autorità statale dimostratasi totalmente incapace di gestire la situazione».
D- Nella vicenda della Campania, a suo giudizio, ci sono responsabilità politiche statali e regionali?R- «Soprattutto a livello di amministratori della regione Campania. Che non hanno saputo far fronte a un problema che dichiaravano ai quattro venti di poter risolvere. Non ci sono riusciti in passato e non riescono a farlo neppure ora, nella fase dell'emergenza. O meglio, vorrebbero risolverlo in maniera assolutamente inaccettabile, vessando regioni, cittadini, opposizioni politiche e la loro stessa maggioranza. Insomma, un flop su tutta la linea».
D- Non crede che, prima o poi, anche la Sardegna, dicendo no ai termovalorizzatori, si possa trovare in una situazione simile a quella della Campania?
R- «Credo che questa sia una buona occasione per fare una grande riflessione a livello di problemi energetici e ambientali. Il presidente Soru, anziché promuovere crociate contro le seconde case, introducendo la tassa sul lusso, bene farebbe ad avviare un ragionamento serio con le amministrazioni locali per programmare una politica energetica e ambientale a misura di una Sardegna che dovrebbe avere ben altri condottieri».

Gli ingegneri del Cines: non ci sta più niente di ANDREA BUSIA
Se a Cagliari si è sfiorato il dramma, in Gallura ormai si può parlare di farsa. Le ecoballe napoletane per il sindaco Gianni Giovannelli devono restare ben lontane da Olbia, gli ingegneri del Cines sono d'accordo con lui e precisano che nella discarica consortile di Spirito Santo non c'è posto per altri conferimenti. Il presidente del Consorzio Industriale olbiese Ninni Chessa, senza una maggioranza ormai da mesi, ha dato la disponibilità per un po' di tonnellate da portare nella discarica consortile. Per chiudere il quadro il presidente della Provincia Pietrina Murrighile, dopo un sopralluogo a Spirito Santo, ieri mattina, ha detto: «Se arriva altra spazzatura qui, ovviamente la discarica dovrà essere chiusa prima della data prevista per il suo esaurimento». Ossia, una posizione che dice tutto e niente e si inserisce in una vicenda quasi da operetta.
Ma non basta, perché da tre giorni, poi, c'è il discorso delle navi che salpano da Napoli e vengono date in attracco a Olbia o Golfo Aranci. Mentre Capitaneria di Porto, Autorità portuale, Prefettura di Sassari, cercano di capirci qualcosa, arrivano anche i controlli e le delucidazioni che smentiscono le indicazioni di partenza. Il caso della spazzatura napoletana sta confermando tutti i problemi e le tensioni del quadro politico gallurese. Ieri mattina, ad esempio, l'Udc, tramite i suoi vertici provinciali, ha confermato un'azione preventiva di contrasto a qualsiasi ipotesi di conferimento nella discarica di Spirito Santo. É stata annunciata la costituzione di un comitato spontaneo di cittadini per la tutela degli interessi e della salute della comunità della piccola frazione di Murta Maria, località che confina con il sito utilizzato per lo smaltimento dei rifiuti dal Cines. Già oggi potrebbero essere organizzati sit-in e un presidio permanente in tutta la zona con ll'obiettivo di intercettare eventuali automezzi destinati alla discarica. Sempre ieri mattina, però, è arrivata la notizia di una convocazione di una seduta straordinaria del consiglio comunale olbiese per domani pomeriggio alle ore 17.

sabato, gennaio 12, 2008

Rifiuti campani amarcord: questione di feeling per Renato Soru


Testo e foto www.marellagiovannelli.com (sez. Mara Malda)


Spulciando nell’archivio di Mara Malda, all’interno di questo sito, mi ha colpito un mio pezzo, scritto il 27/10/06 e intitolato:
Soru: chi di monnezza ferisce di monnezza perisce
"Grazie Sardegna ma inviarvi i rifiuti dalla Campania costa troppo. Figuraccia doppia, per Renato Soru cornuto e mazziato. Il suo "atto di solidarietà", tanto contestato dai Sardi, è stato ufficialmente rispedito al mittente perchè, in pratica, si sarebbero accorti che il gioco non vale la candela. Fatti due conti, il pragmatico Guido Bertolaso, Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, ha deciso che non conviene economicamente trasportare i rifiuti campani nell'Isola. Potevano pensarci prima, se la motivazione è davvero questa. Ma, forse, sull'onda delle furiose polemiche, ha fatto scuola (politica) l'immortale Fedro con la sua volpe che, non riuscendo a raggiungere l'uva, disse di non volerla cogliere perchè era ancora acerba".
P.S. Riproposto integralmente, compresa la foto della prima pagina dell’Unione Sarda di quel giorno, a dimostrazione che la solidarietà del Governatore della Sardegna per i rifiuti campani è cronica e recidiva almeno quanto l’emergenza. Ma, quindici mesi fa, l’offerta di Soru venne cortesemente rifiutata, a differenza di oggi...

venerdì, gennaio 11, 2008

Sui rifiuti campani sbarcati in Sardegna: opinioni a confronto


Testo e foto in www.marellagiovannelli.com (sez. Marella Giovannelli)
Sul caso dei rifiuti campani sbarcati ieri sera in Sardegna pubblico il commento inviato a www.marellagiovannelli.com da Cosimo Andretta e la mia risposta con alcuni ritagli dei quotidiani locali oggi in edicola.

Cosimo Andretta scrive:

“Vedi Marella, il gesto del Governatore della Sardegna, quello cioè di dare una mano accettando di smaltire una parte dei rifiuti della Campania mi ha davvero commosso. Personalmente mi dico da sempre "napoletano dissociato", perchè ci sono molte cose della mia città che non mi piacciono, ma è da un po' che ho, come si suol dire, una mosca sulla spalla. Oggi l'immagine di Napoli è quella che è , ma comincio a credere seriamente che le disgrazie napoletano siano un po' la fortuna degli altri, storia che va avanti dalla Unità d'Italia. L'estate scorsa, per fare un esempio, il dossier spazzatura ci ha fatto perdere il 20% di turisti, percentuale che guarda caso è esatta quella che si è registrata in aumento nella città di Roma. Ma anche l'aeroporto internazionale di Napoli che non si riesce a fare chissà perchè mi mette il dubbio che Fiumicino tema quel 30% di traffico che passa per Roma solo come transito verso Capodichino. Potrei continuare con la notizia della camorra che sversa in Campania rifiuti pericolosi non napoletani, come quelli industriali del nord che tanto si dicono penalizzate da questo sud parassita (c'è una allarme tumori e nascita di bambini deformi nella mia regione). E perchè non parlare delle aziende Lombarde, di quelle che non hanno accettato la "monnezza napoletana" ma poi danno in subappalto i loro ricchi contratti ad imprese camorriste giusto perchè risolvono il problema del lavoro nero, della mancanza di sicurezza nei cantieri edili, insomma un bel bypass della legalità senza "sporcarsi le mani", tanto per capirci. Comunque ed infine, voi che siete una isola lontana dall'Italia potreste oggi dare lezioni di Italianità ; con la presente e nel mio piccolo, per quello che può valere, ho inteso omaggiare il vostro nobile gesto”.

Marella Giovannelli risponde:

“Prendo atto delle tue toccanti riflessioni ma una decisione come quella assunta dal Governatore della Sardegna, avrebbe richiesto una concertazione ed un coinvolgimento delle comunità che, invece, sono state completamente bypassate. Il territorio isolano ha caratteristiche ambientali che richiedono particolari attenzioni ed una viabilità molto carente. Inoltre ci sono forti e concreti rischi di saturazione dei pochi impianti di smaltimento esistenti. Il mancato coinvolgimento delle popolazioni e delle istituzioni locali, si aggiunge all'allarme, lanciato in queste ore dall'Ordine dei medici della Provincia di Sassari che, in una nota stampa, ha espresso "forte preoccupazione per le ricadute sulla salute dei cittadini a causa dell' arrivo nell'Isola di una quota di rifiuti della Campania". Nel comunicato si cita il recente rapporto Censis sullo stato di salute dei cittadini che individua la Sardegna come la regione più ammalata d'Italia. L'Ordine dei medici ricorda che il nord ed il sud dell'Isola sono sede di due siti (a Porto Torres e a Portovesme) di interesse nazionale quanto al degrado ambientale, ma anche altre zone della Sardegna registrano livelli di inquinamento allarmanti. “Nonostante ciò la nostra continua ad essere – dicono i medici - l'unica regione d'Italia che non dispone di una Agenzia per la Protezione dell'Ambiente in grado di individuare la presenza di sostanze tossico-nocive nel territorio”. Salvatore Meloni, responsabile nazionale del Partidu Indipendentista Sardu, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica del Tribunale di Cagliari contro il presidente Renato Soru, nel quale si ipotizza il reato di abuso d'ufficio per la decisione di accogliere e smaltire nell'isola un quantitativo di rifiuti della Campania. Molti Sardi piuttosto vorrebbero che il Governo Prodi manifestasse verso i tanti problemi dell'Isola un'attenzione maggiore di quella finora riservata, ad esempio sulla continuità territoriale, sui costi energetici e sulle politiche fiscali. Il presidente Soru, magari anche animato da un'impetuosa nobiltà d'intenti, sembra non aver considerato tutta una serie di elementi, agendo "in solitario" e alla velocità del fulmine. La disponibilità immediata, offerta a Prodi per l'accoglienza in terra sarda dei rifiuti campani, andava forse discussa e concordata a livello locale. Ora infuriano le polemiche come testimoniano le immagini andate in onda ieri sera, in tutti i telegiornali. Risse e tafferugli al Porto di Cagliari all'arrivo della nave, Comuni e popolazioni in rivolta e lo stesso concetto (nobilissimo) di solidarietà messo sotto accusa, strumentalizzato e politicizzato. Purtroppo.

venerdì, gennaio 04, 2008

L'Unione Sarda su Il giostraio a riposo di Marella Giovannelli


Sull'Unione Sarda, pagina Cultura, o4-01-2008

Poesia “Il giostraio a riposo” Suono d'acque chiare e giorni bui: ecco la mia isola

Aveva ragione Inge Feltrinelli, quando, qualche anno fa, parlando del primo libro di Marella Giovannelli, L'estranea , disse che di questa nuova poetessa avremmo sentito ancora parlare. E aveva ragione anche Alberto Cappi parlando di Mareamore , suo secondo parto (Marella considera i suoi libri veri e propri figli): «La poesia della Giovannelli è una poesia giovane, con ritmi incisivi, sintetica, a volte, fino alla scarnificazione; una poesia "operativa" che costruisce, scalpella, scheggia, fa».
Parrebbe dello stesso segno delle due precedenti anche Il giostraio a riposo , la nuova raccolta di poesie appena pubblicata dalle Edizioni Della Torre. Ma questa di oggi ha, nelle sue poesie nuove (alcune sono state riviste e riproposte), una più riuscita sublimazione del "fatto" nel quale la poesia ha le radici. Per convincersene bisogna leggere con attenzione, oltre ai testi, la sorprendente introduzione dell'autrice, che racconta il momento «prepotente e capriccioso» in cui il poeta è visitato dall'ispirazione; e la puntuale prefazione di Bachisio Bandinu.La crescita di valore di questo nuovo libro sta nel fatto che, pur restando nello stesso codice espressivo delle prime raccolte, le nuove poesie sono più aderenti a certe riflessioni poetiche di questi ultimi anni. È noto che molti poeti di oggi (e anche alcuni critici) affermano che la poesia viaggia su un binario parallelo a un altro binario in cui scorre la realtà, nuda e cruda, del nostro quotidiano. Il compito della poesia è di tener d'occhio questo treno della realtà per fare di essa qualcosa di diverso, di più profondo, di più vero. Lo scotto che si paga non è leggero perché il più delle volte ciò che ci appare bello e appassionante non lo è affatto. La poesia non fa sconti: ed è forse per questo che Marella Giovannelli, e non solo lei, quando ne viene visitata si considera in emergenza.
La forza della poesia di Marella in questa nuova silloge sta nella scelta dell'autrice di far viaggiare la pariglia Poesia-Realtà attraverso i quattro regni universali del Fuoco, della Terra, dell'Acqua e dell'Aria. Questi quattro reami, legati fra di loro, rappresentano nell'intuizione dell'autrice un'entità reale che è la Sardegna, luogo scelto e amato; e un'entità spirituale-laica che è l'amore. E quale istituto, se non quello della Poesia, potrà attribuire a queste due entità il giusto valore positivo o negativo?La Sardegna nei versi dell'autrice ha suono d'acque chiare ma anche sottolineature di storie e giorni bui: «...orgoglio di mare, vergogna di fuoco / storie crudeli in una terra di miele / odori aspri di lavanda e timo / uomini antichi e donne senza tempo».
Ma anche l'amore ha la dolcezza del nettare del succiamele e di quello amaro dell'àlbatro: «Ingabbiato fra la terra e il cielo / ti sento / nelle onde del mio desiderio regalarmi raggi di sole / subito inghiottiti da inutili ombre / in un cielo senza padroni». Una voce, quella di Marella, che emerge da una vita giovane e forte, toccata da gioie solari ma anche provata da amarezze e delusioni. E che, pensando alla "macchia nera dei ricordi", riesce a levare il suo canto di vittoria: "Da tutto questo / sono volata via".

FRANCO FRESI
04/01/2008