venerdì, marzo 23, 2007

Si naviga a vista tra brutte figure e brutti figuri

Testo e foto in Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

Ci voleva Roberto Benigni per interrompere, con il suo “Tutto Dante”, il Festival delle Brutte Figure che in questi giorni sta flagellando l’Italia. Magari finirà tutto “a tarallucci e vino” con l’implosione di Vallettopoli che, a forza di allargarsi, scoppierà facendo saltare solo Henry John Woodcock, “il mastino” acchiappa-vip che ora si è messo a sfruculiare i Servizi Segreti presunti deviati. Intanto vengono divulgati, “Urbi et Orbi” i messaggi subliminali di Lele Mora, disponibile anche in formato statuina di terracotta, insieme all’amico Fabrizio Corona, in un presepe napoletano. A mezzo stampa, Dario-Lele ricorda ai politici più smemorati: “Ne conosco tanti: ho fatto più favori io a loro che loro a me”. Penoso e ancora irrisolto, sotto molti aspetti, il pasticcio e/o l’incastro nel quale è rimasto invischiato il sempre più emaciato Silvio Sircana. Nella sua lettera, molto poco efficace per un “comunicatore” professionista, lui scrive “… Se di qualcuno sono stato vittima, sono stato vittima esclusivamente di me stesso...” L’impressione, invece, è che Sircana sia finito nel tritacarne di una storia molto più sporca e pesante di quello che lui ha definito “uno stupido cambiamento di percorso”. La quasi certezza è che, nella sciagurata vicenda delle foto scattate al Pedinato Portavoce, tra brutte figure e brutti figuri, non si arriverà mai alla verità. Con le ossa rotte ne esce anche il direttore di “Oggi” Pino Belleri, costretto a giustificarsi a destra, a manca e al centro. Molto più abile, nel dribblare lo tsunami MoraCorona, si sta rivelando il direttore di “Chi” Alfonso Signorini, “illuminato” a giorno dalla sua amica super-sensitiva Maddalena Anselmi. E mentre gli italiani scoprono di essere un popolo di santi (quando si tratta degli affari degli altri) e di navigatori (senza bussola), una sana “iniezione” di leggerezza è arrivata dal poeta-attore-giullare Roberto Benigni. Irresistibile il fuori programma da lui dedicato a Veronica Berlusconi durante il suo show “Tutto Dante” al Palasharp di Milano. Benigni ha iniziato il fuoco d’artificio di battute con un evocativo: “Se non fossi sposato la sposerei”. Ha quindi proseguito con un allusivo: “Io non porto tacchi, sono alto un metro e settanta tutto naturale, i capelli sono i miei, non ho mai messo la bandana, non ho mai messo il doppiopetto. Non racconto barzellette, non vado a cena con Bondi e Ghedini, che tutti e tre quando li vedo sembrano Star Trek, e poi non la tradirò mai sfacciatamente come fa lui con Fede, non le canterò mai le canzoni di Apicella”. Alla fine, è arrivata anche la dichiarazione di Benigni alla (ancora) signora Berlusconi: “Ho un amore straordinario per lei e le volevo fare una proposta di matrimonio. Se lei starà con me, ho già pronta la lettera di scuse a Silvio”. Ma la ventata di allegria portata dal siparietto Roberto-Dante e Veronica-Beatrice, è durata lo spazio di qualche ora. Il tam-tam delle agenzie di stampa è già distratto da un’altra Brutta Figura, questa volta internazionale. Dal Dipartimento di Stato americano arriva la dichiarazione di una fonte anonima che, in merito al rilascio di Daniele Mastrogiacomo, riferisce: “Gli Usa non erano informati del tipo di trattativa che stava facendo l'Italia per ottenere la liberazione dell'ostaggio. E' stato un errore scarcerare i cinque talebani”. Forse i dettagli dell’operazione non erano stati rivelati dal Ministro degli Esteri Massimo D'Alema al Segretario di Stato americano Condoleezza Rice per non rovinare l’atmosfera della cenetta informale che i due si sono concessi lunedì sera a Washington, proprio quando il giornalista di Repubblica veniva liberato. Il Dipartimento di Stato americano, nel ribadire che la Rice “non era a conoscenza dell’accordo tra il governo italiano e quello afgano” , attraverso il portavoce McCormack, ha manifestato “ovvia preoccupazione degli Stati Uniti che non negoziano con i terroristi”. Il sereno (almeno apparente) torna dopo una telefonata chiarificatrice tra “dear Max e dear Condy” che sfocia in un comunicato concordato tra Farnesina e Dipartimento di Stato. E, nella nota, la bacchettata degli USA viene anche ufficializzata con un esplicito : “Gli Stati Uniti si aspettano che, per quanto riguarda l'Afghanistan, in futuro non vengano più fatte concessioni”.

martedì, marzo 13, 2007

Corona & Mora + Talpa = Stampa pilotata?

Testo e foto Mara Malda in www.marellagiovannelli.com

In queste ore si scommette su “chi mollerà chi” nella giostra di rivelazioni, intercettazioni, confessioni e delazioni: in bilico appare l’equilibrio di noti giornalisti, politici e imprenditori. E, nel giorno in cui Fabrizio Corona decide di fare scena muta al Tribunale di Potenza, salta fuori un’ipotesi avanzata dal gip Alberto Iannuzzi: gli indagati avrebbero avviato una campagna di stampa pilotata al fine di evitare gli arresti e, ad informarli sugli sviluppi dell’inchiesta, potrebbe essere stata qualche “talpa” nella Polizia. Il gip Iannuzzi, genericamente, cita “qualche appartenente alle forze di polizia, cui peraltro in particolare Mora fa riferimento”. Le notizie ricevute dalla misteriosa “talpa”, in servizio nelle forze dell’ordine, avrebbero permesso agli indagati di attivare e pilotare, in modo deviato e distorto, tutti gli organi di informazione televisivi e di stampa, e questo al solo scopo di scongiurare la temuta applicazione di misure cautelari personali. Sempre secondo il gip Iannuzzi, gli indagati hanno “passato ai media sottobanco una serie di notizie spesso imprecise e fasulle al solo scopo di confondere le acque creando una situazione di pubblicità del tutto apparente ed irreale nella prospettive di evitare conseguenze pregiudizievoli”. Magari sarà solo una coincidenza ma, proprio su questo sito, lo scorso 9 gennaio, è stato pubblicato un articolo, firmato Mara Malda e intitolato “Lele Mora: intanto la Polizia lo premia”.Raccontava del ““XII Megashow per la Pace - Befana delle Forze di Polizia”, organizzato da Carmine Abagnale, ispettore della Digos e presidente dell’Associazione poliziotti italiani. Lele Mora era intervenuto con diversi suoi “assistiti”, tra cui Costantino Vitagliano, Daniele Interrante, Sara Tommasi e Ana Laura Ribas (le due ragazze a gennaio stavano ancora nella scuderia lelemorica). La kermesse, come si poteva leggere nel sito dell’associazione, “… unitamente all’intento di far trascorrere un pomeriggio divertente ai figli degli operatori della sicurezza e ai bambini milanesi, ha come obiettivo quello di rinsaldare i vincoli di stima, amicizia, rispetto e collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine”.Durante il “XII Megashow per la Pace”, la Befana dell’Associazione poliziotti italiani, era stata buonissima con l’agente Mora. Invece del carbone (l’avvio dell’inchiesta aveva già suscitato notevole scalpore) al gongolante Lele era stato consegnato anche un premio “…per aver nel corso degli anni contribuito alla scoperta di numerosi talenti dello spettacolo accrescendo il prestigio stilistico, nel nostro Paese, nel mondo…” Una motivazione che, se fino a ieri faceva ridere (o piangere) oggi fa riflettere.

domenica, marzo 11, 2007

Caterina Murino la Vendicatrice sarà Mintonia: la Vedova scalza

Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

Caterina Murino sarà la “Vedova scalza” Mintonia nel film ispirato al best seller di Salvatore Niffoi. Il romanzo, vincitore del premio Campiello 2006, ha ispirato il regista Ciro Ippolito che, come protagonista femminile, ha scelto la Murino. L’attrice cagliaritana, già Eleonora d’Arborea, già Bond girl e presto Santa Margherita da Cortona, sta mostrando una notevole versatilità.
Il prossimo 19 marzo, al Teatro Valle di Roma, Caterina Murino reciterà alcune pagine della sceneggiature della “Vedova scalza”. In prima fila, ci sarà anche Salvatore Niffoi, in trasferta da Orani con tappa intermedia da Daria Bignardi. Lo scrittore sardo, che sta scalando le classifiche con il suo nuovo romanzo “Ritorno a Baraule”, ha letto con piacere le ultime dichiarazioni della sfolgorante Caterina, pronta a calarsi negli oscuri panni della vendicativa Mintonia.
L’incipit della “Vedova scalza”, con quel marito che le viene recapitato in pezzi, “spoiolato e smembrato a colpi di scure come un maiale”, ha subito conquistato la Murino. Dopo aver letto tutto il libro ha dichiarato che il personaggio di Mintonia le calza a pennello. E che, con la fiera e spietata “Vedova scalza”, ha in comune il carattere orgoglioso, forte e vendicativo.
Dice che vendicarsi le viene naturale però precisa (forse per arginare il panico): “Non arrivo ad ammazzare come Mintonia, io sono cattolica. Ma contro chi mi ha fatto un torto non posso fare a meno di vendicarmi”. Il suo consiglio per l’uso è gelido: “ La vendetta più che calda o fredda va servita ghiacciata e con gli interessi”.
Spiega che “ in Sardegna è sempre esistito il matriarcato, il potere vero appartiene storicamente alla femmina. E’ una realtà unica della mia isola. In Sicilia, sarebbero stati i fratelli di Mintonia a vendicare l’omicidio di suo marito”. Davanti al marito squartato, Caterina-Mintonia, sarà “senza lacrime, senza fare scenate ma con quel dolore muto che ti fa morire dentro.
E con il lucido orgoglio che ti porta alla vendetta. Il mio personaggio deve affrontare prove atroci ed alcune scene sono durissime; anche sullo schermo, sarò una vera donna sarda”. Almeno in chiusura, il Murino-pensiero è dolce: “la Vedova scalza è anche una bellissima storia d’amore e di caparbietà. Lo è il libro e lo sarà anche il film; per me è una sfida entusiasmante”.

giovedì, marzo 08, 2007

Tributo a Thea Donna Sapiens

Testo di Marella Giovannelli per www.marellagiovannelli.com

Thea, vissuta 14mila anni fa in Sicilia, studiata e “ricostruita” da antropologi e studiosi, oltre ad appartenere alla specie evoluta dell’homo sapiens, era anche una salutista. Per una donna di quel tempo era piuttosto alta (un metro e 65 centimetri) ed essendo morta a 30 anni (molto anziana per l’epoca) aveva sicuramente condotto una vita sana e regolare. Viveva in una grotta, praticava la caccia e si dedicava alla raccolta di frutta e verdure. Il suo clan non era molto numeroso; con il suo scheletro sono stati scoperti i resti incompleti di altri sei individui (quattro maschi e due femmine), oggi esposti in vari musei. Per millenni Thea è rimasta sepolta nella grotta di San Teodoro, sopra Acquedolci. Nel 1937, il suo scheletro, in uno stato di conservazione quasi perfetto, venne scoperto durante una campagna di scavi promossa dalle Università di Palermo e di Firenze. Recentemente, il volto della “donna sapiens” Thea (forse anche bello per i canoni estetici dei suoi tempi) è stato ricostruito dall’antropologo Roberto Micciché e dallo scultore Toni Rizzo. Esposto al museo naturalistico Gemmellaro di Palermo, appare allungato e con la mandibola sporgente. Una folta capigliatura contribuisce a rendere vagamente scimmiesco l’aspetto di Thea. Sul suo teschio hanno lavorato con tecniche molto sofisticate simili a quelle utilizzate per ricostruire il cranio del conte Ugolino e i resti di alcuni faraoni. Ma è la prima volta che questo procedimento viene applicato ad esseri umani vissuti nella preistoria.

mercoledì, marzo 07, 2007

Dalla Santanchè alla Rusic: Canio Mazzaro sempre all'ombra

Mara Malda per http://www.marellagiovannelli.com/

Meglio all’ombra della "Muccassassina" Rita Rusic che compagno-ombra della parlamentare Daniela Santanchè: così deve aver pensato il moretto ing. Canio Mazzaro, imprenditore farmaceutico, presidente e amministratore delegato di Pierrel. Galeotta sarebbe stata una sfilata milanese, lo scorso gennaio, a far scoccare il colpo di fulmine dal basso (Canio) verso l’alto (Rita). L’imprevedibile Rusic, già signora Cecchi Gori, già produttrice cinematografica, nel periodo di Carnevale, ha poi dato spettacolo in varie località della penisola. Sul palcoscenico del Muccassassina di Roma ha presentato il suo primo cd dedicato alle icone gay; in un prestigioso albergo e in un noto ritrovo di Cortina invece si è presentata clamorosamente accoppiata con Canio Mazzaro. Gli avvistamenti della “strana coppia” sono continuati anche a Milano e hanno avuto, come prevedibile conseguenza, una coda fotografica su “Chi” di questa settimana. La sequenza di immagini, finite sulla rivista, non sono particolarmente eloquenti ma hanno dato il via libera ad un pissi pissi ora incontenibile ma strisciante da un paio di mesi. Molti amici sapevano e tacevano per affetto, stima e rispetto della Santanchè, sempre impegnata a Roma mentre “Canio si faceva vedere in giro con la Rusic in atteggiamenti inequivocabili, anche negli stessi posti e davanti alla stessa gente che lui frequenta con Daniela. Un cattivo gusto davvero totale!” Le amiche, addolorate “per la sofferenza di Daniela che da Canio ha anche avuto un figlio” sono tutte per lei “che è tanto cresciuta in questi anni, impegnandosi al massimo per riuscire a fare bene il suo lavoro in Parlamento”. Fanno anche notare quanto “la Santanchè abbia aiutato il suo compagno Canio Mazzaro che, senza di lei, mai sarebbe arrivato ad avere Flavio Briatore come socio nella Pierrel”.Le previsioni su come finirà questa storia, storiella o storiaccia, sono piuttosto cupe; dipingono una Daniela furiosa e un Canio per niente pentito. La Santanchè, nota “lupa di mare” saprà comunque nuotare nelle acque familiari e politiche per lei agitatissime in contemporanea. Alcuni azzardano anche una scommessa: “Mastella, Casini e il Grande Centro; potrebbe essere questa la svolta post-AN di Daniela Santanchè, oggi delusa sui due fronti dell’amore e della politica”.

giovedì, marzo 01, 2007

Dolce vita smeraldina nell’estate 2005: Danilo Coppola ieri incluso, oggi recluso

Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

Associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta, riciclaggio, falso ed appropriazione indebita: queste le accuse che oggi hanno portato in carcere Danilo Coppola. Nell’estate del 2005 l’immobiliarista romano ha trascorso le sue vacanze a Porto Rotondo e in una mia cronaca “maramalda” ho descritto un aspetto particolare di quel suo soggiorno. Nello stesso articolo raccontavo spigolature vacanziere di altri noti personaggi e un’autobuca di Lapo Elkann all’inaugurazione del Fiat Playa:
“La guardia sul tetto che scotta ancora non si era mai vista a Porto Rotondo. A Sor Danilo Coppola, immobiliarista-finanziere romano, collega di Ricucci, vogliamo dire che qui non si usa; davvero troppo sudamericano come stile. Neanche il suo vicino di villa Ennio Doris Mediolanum aveva mai osato tanto, “limitandosi” a una decina di vigilantes sistemati , insieme alle telecamere, sul muretto a secco, al posto dei fichi d’India. Ma Coppola ha voluto strafare e ha piazzato guardie del corpo armate persino sul tetto di una delle ville storiche di Punta Volpe, affittata per il mese di giugno. Per luglio, invece, ha preso un’altra casona, sempre nella stessa insenatura di Porto Rotondo.
Vedere i gorilla di Danilo Coppola, tarantolati dal caldo, fare avanti e indietro tutto il giorno sui tetti (annaffiati con la pompa come da foto) rientra tra gli inediti assoluti del trash estivo. Scherzetto in salsa smeraldina per Stefano Ricucci e Anna Falchi. Mentre tutti si agitavano per le loro nozze rinviate a sorpresa, i due mancati sposi se la spassavano al largo di Porto Cervo insieme a un gruppo misto di familiari e amici, tutti a bordo del Sai Ram 48 piedi. Al calar della sera sono scesi a terra per una cena blindata allo Yacht Club 6. C’è chi giura di aver visto, sabato sera, una tavolata formata da Stefano Ricucci, Sergio Billé e Giampiero Fiorani…
Fine settimana da Presidente-Nonno per Silvio Berlusconi che ha ospitato alla Certosa di Punta Lada, la figlia Marina con i bambini. Il Cavaliere li ha scarrozzati con la stessa macchinina elettrica già da Lui guidata con Putin come passeggero. I nipotini hanno giocato con le paperelle “ospiti” del laghetto, facendo dimenticare al caro Nonnino il Palazzo romano con relativi finifolliniecasini. Per la festa in bianco, contagiato dal Bria-virus, Tom Barrack ha fatto un’entrata a sorpresa al Nikki Beach di Porto Cervo, preceduto e seguito da uno stuolo di “barrackine” infiorate e svestite a festa. Resistono comunque, vicino allo Zio Tom, le signore storiche & croniche della Costa Smeralda, a cominciare da Milena Maffei, Sandra Carraro e Marta Marzotto. Sempre al White Party, avvistato nel boschetto riattato a privè , Lele Mora, incredibilmente solo; tutti gli guardavano il didietro orfano del solito codazzo. Per lui un abbraccio consolatorio di Beatrice Borromeo… Scenette esilaranti al Fiat Playa nel Golfo di Marinella. Sul biglietto d’invito all’inaugurazione c’era scritto: ore 20. Preciso come un orologio svizzero si è presentato all’ingresso Carlo Giovanelli, accompagnato da Mara Pia Ruspoli. I due aristocratici sono stati gentilmente pregati di aspettare fuori una mezzoretta visto che l’apertura era stata posticipata alle 20,30 per motivi organizzativi. Il disguido ha fatto voltare i tacchi alla infastidita principessa Ruspoli mentre il principe Giovanelli è rimasto pazientemente in attesa.
Ma, una volta entrato, per lui “l’aspetta e spera” è continuato perchè era stato annunciato l’arrivo di Lapo Elkann con Martina Stella. Invece, dal mare (spettacolare il posto) è arrivato di tutto (compresa una Panda su un gommone e una zattera esotica che fungerà da champagneria acquatica) meno che i due personaggi più inutilmente attesi della festa Fiat. La delusione di Carlo Giovanelli è stata comunque mitigata dall’arrivo di Fabio Cannavaro. Arrancando e affondando elegantemente nella sabbia, il principe è riuscito ad avvicinarsi al bel calciatore che era in compagnia di Ciro Ferrara. A un tavolo vicino, c’era anche Serse Cosmi, con un clamoroso gessatino da spiaggia. Meno roboante lo sbarco, insieme a Massimo Gatti e a Marta Marzotto, di Miss Siberia Evgenya Kucher e di Sylvie Lubamba.
La splendida Evgenya conta ammiratori eccellenti anche in Costa Smeralda di cui potrebbe diventare donna-immagine anche se l’asse sardo-siberiano appare leggermente bizzarro e un po’ forzato. Ancora più forzato il brand FIAT stampato a lettere cubitali persino sul fondo della piscina del nuovo stabilimento balneare polivalente con sponsor unico ed invasivo, dal parcheggio alla boa, passando per le poltroncine del ristorante e le sdraio in spiaggia. Salvati dal marchio solo i granelli di sabbia per impossibilità tecnica".

domenica, febbraio 25, 2007

C’era una volta la Sardegna d’autore in bianco e nero

Testo e foto in Marella Giovannelli per www.marellagiovannelli.com

Un salto all’indietro: dalla Sardegna di oggi “paparazzata” da giugno a settembre per la sua vip-fauna più o meno gradevole, a quella (sicuramente molto meno patinata, ma tanto più vera) immortalata dai grandi fotografi del passato. Già a metà dell'Ottocento, la Sardegna, da tempo meta di tanti scrittori-viaggiatori, ha iniziato ad attrarre i pionieri, italiani e stranieri, della fotografia. Erano tutti affascinati, oltre che dai paesaggi e dai colori, dallo straordinario patrimonio di tradizioni, usi e costumi di una terra che, come scrisse David H. Lawrence, “non assomiglia ad alcun luogo”. Prima gli studi sul folklore e sull’etnografia, poi l'eco di fenomeni come il banditismo, hanno richiamato nell’Isola reporter da tutto il mondo, compresi gli inviati dell'agenzia parigina Magnum Photos. I loro scatti in bianco e nero sono un esempio di realismo poetico; foto-testimonianze che, ancora oggi, colpiscono per la loro intensità e bellezza. La più antica documentazione fotografica sulla Sardegna, è legata al nome del romanziere francese Édouard Delessert. Nel 1854, dopo numerosi viaggi in Oriente, Delessert sbarca in Sardegna, fornito di una pesante attrezzatura fotografica per illustrare il suo diario di viaggio “Six semaines dans l'île de Sardaigne”.Le sue splendide immagini di città e paesi si caratterizzano per l’assenza delle figure umane mentre queste sono protagoniste nelle opere dei fotografi sardi Giulio Pili e Guido Costa. Entrambi hanno “fissato” gente comune in momenti di festa e tragedia, attimi di vita quotidiana e di lavoro. Il fotografo viennese Wolfgang Suschitzky, dal 1948 al 1950, documenta, tra l’altro, la campagna per l’eradicazione della malaria, condotta in Sardegna dall'ERLAAS. Nel 1950 Werner Bischof dell'agenzia Magnum Photos, come inviato del settimanale “Epoca”, testimonia con il suo obiettivo, la durezza e l’arretratezza delle condizioni di lavoro nel Campidano e nell'Iglesiente. Nell’estate 1962, in Sardegna arriva anche Henri Cartier-Bresson, sempre dell’agenzia Magnum Photos. Su incarico di “Vogue”, opera tra Cagliari e la Barbagia; le foto “sarde” di Cartier-Bresson saranno esposte nelle gallerie e nei musei più importanti al mondo. Nello stesso periodo, il fenomeno del banditismo attirava nell’Isola antropologi e fotografi; tra questi c’è anche l’ argentino Pablo Volta che, dal 1954 al 1957, trascorre intere settimane in Sardegna. Le immagini da lui scattate sul Carnevale di Mamoiada sono le prime del genere ad essere pubblicate. Mario De Biasi è l'altro grande reporter che, a metà degli anni Cinquanta, riesce a cogliere i primi segnali di cambiamento della società sarda. Nel marzo del 1958, la rivista americana “Life” invia in Sardegna, ad Orani, il fotografo piacentino Carlo Bavagnoli, scelto per realizzare un reportage su Costantino Nivola e la sua mostra di sculture allestita per le vie del paese.

giovedì, febbraio 22, 2007

Da Britney Spears a padre Pio: tutto fa brodo (caro) nelle aste on line

Testo e foto in Mara Malda per http://www.marellagiovannelli.com/

Con un milione di dollari, offerta minima, puoi cogliere “l’opportunità della tua vita ed essere l’orgoglioso proprietario” delle ciocche di capelli di Britney Spears, delle sue extensions, dell’attrezzo usato dalla parrucchiera, della lattina di Red Bull scolata dalla cantante durante il taglio e persino del suo accendino Bic. L’annuncio, pubblicato sul sito http://buybritneyshair.com/, ci è stato segnalato dal nostro “osservatore speciale” Giacomo Bondi da Washington. L’offerta si conclude con un proclama esilarante dove “il pacchetto” Britney Spears (documentato da una serie di foto degli ex-capelli e della parrucchiera) è definito “un pezzo di storia che non può essere duplicato”. Una parte del ricavato, stando a quanto si legge nel sito, verrà donato per “varie” (ma indefinite e non meglio precisate) attività benefiche. E il profano tira più del sacro, almeno sul mercato on line. Infatti le ciocche appartenute all’ abitualmente smutandata Britney Spears, in vendita ad 1milione di euro, superano anche la quotazione della Fiat 500 Topolino, benedetta da Padre Pio ed in vendita a 950.000 euro. Il prezzo dell'auto (seppure inferiore a quello richiesto per qualche mucchietto di capelli di Britney Spears), è comunque alto considerato che, secondo le riviste specializzate, una Fiat 500 Topolino B/C del 1936, non vale più di 10mila euro. Però, leggendo la scheda pubblicata su eBay, almeno si intuisce una storia, con dei riferimenti tecnici, storici e religiosi, dietro quella che viene definita “una vera rarità”: la Fiat “500” Topolino Balestra Corta del 1936, targata PG 12464, color verde bottiglia ed appartenuta alla signora Aloisa Pamphili. Un venditore di Campello sul Clitunno ha messo all’asta l’auto-reliquia, perfettamente conservata e diventata preziosa a seguito della benedizione di padre Pio. Una dichiarazione scritta e autenticata dal funzionario delegato del comune di Trevi, certifica che la benedizione speciale fu impartita alla presenza della marchesa Giovanna Rizzani Boschi, prima figlia spirituale di padre Pio e cara amica di Aloisa Pamphili. La testimonianza autografa della marchesa è presente, insieme a diverse foto e documenti, nella pagina di eBay dedicata alla Topolino benedetta utilizzata anche per accompagnare padre Pio a confessare un moribondo.Nella scheda si ricorda che “…la speciale benedizione impartita da padre Pio, conferisce a questa automobile una qualità superiore, che va assai oltre il suo semplice ruolo di mezzo da trasporto”. Sacra e funzionante, la Topolino d’epoca tanto cara a padre Pio, costa anche meno dei ciuffi tagliati a Britney Spears.

domenica, febbraio 18, 2007

Silvio Berlusconi: meglio giardiniere che fidanzato

Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

C’è anche una “pista bulgara” che punta diritto al cuore dell’ex Premier. L'agenzia di stampa The Sofia Weekly ha ripreso ed amplificato un gossip che, tradotto letteralmente dall’inglese, suona così: “Darina Pavlova, moglie dell’assassinato Iliya Pavlov, fondatore di MG Corporation, potrebbe avere una relazione con Silvio Berlusconi”. La vedova in questione figura tra i cinque personaggi bulgari più ricchi, un’attraente Paperona che attualmente risiede a Washington, ama viaggiare e fa spesso tappa a Milano. Avvistata con Berlusconi in qualche occasione non meglio precisata, Darina Pavlova si è ritrovata “fotomontata” e “fidanzata” con il Cavalier Silvio, in prima pagina su un giornale bulgaro. Incalzata dalle domande, la signora avrebbe minimizzato ammettendo di “conoscere Berlusconi come tante altre persone famose”. Il marito di Darina, Iliya Pavlov, ucciso nel marzo 2003 con un unico proiettile sparato da un cecchino, è stato un controverso e chiacchierato protagonista dell’economia bulgara. Rispetto alla “vedova minata”, appaiono molto più rilassanti e discreti gli ulivi secolari che Silvio Berlusconi sta mettendo a dimora intorno alla Certosa di Porto Rotondo. Il loro numero aumenta giorno dopo giorno; gli enormi alberi spesso viaggiano in corteo, sistemati su vari camion che, in fila indiana, li trasportano fino alla tenuta dell’ex-Premier, a Punta Lada. Ma, oltre all’uliveto, crescono anche il palmeto, l’agrumeto ed il roseto. Completata la serra, il Cavaliere-Giardiniere potrà finalmente dedicarsi all’orto mediceo che ospiterà piante officinali provenienti da tutto il mondo. Nel libro “Ville esclusive & Resorts”, testualmente è scritto: “Sta andando più o meno, come nelle Affinità elettive di Goethe (1809) la costruzione di questo parco”. Alludendo al suo committente (Berlusconi si intuisce ma non si nomina) l’ispirato autore dei testi, tra l’altro, aggiunge: “...Quantunque già avanti con gli anni, aveva un modo gioioso di prendere parte a tutte quelle cose che possono abbellire la vita e darle un senso. Fu in sua compagnia che le signore apprezzarono per la prima volta in pieno ciò che le circondava...” In effetti, in questi anni, Berlusconi-Anfitrione si è prodigato in innumerevoli visite guidate alle meraviglie esterne ed interne della sua Certosa. Ma ora, dopo gli ospiti istituzionali, gli amici canterini e le amiche ballerine, è arrivato il turno delle scolaresche. Berlusconi, infatti, ha deciso che nel 2007 attuerà una “dichiarazione d’intenti” annunciata qualche anno fa: aprire i cancelli del suo parco alle scuole di Olbia per delle visite, naturalmente programmate e guidate. Il Cavaliere ha iniziato lo scorso gennaio accogliendo, insieme ad Apicella, gli alunni e gli insegnanti di una scuola media olbiese. Cicerone Berlusconi li ha accompagnati in un tour naturalistico e botanico con lezioncina ed istruzioni per l’uso; una giornata da “Alice nel paese delle meraviglie” tra il giardino dei cactus, il viale degli ulivi e le piante fiorite che circondano il labirinto ed il laghetto.

sabato, febbraio 17, 2007

A Monti, nel cuore della Gallura, alla ricerca dei sapori e dei monaci perduti

Testo e foto di Marella Giovannelli per www.marellagiovannelli.com

Una specie di “Pranzo di Babette” in salsa gallurese: lo hanno offerto a centocinquanta amici i titolari di “Su Furreddu” a Monti, terra del Vermentino.
Pietrina, Salvatore ed Agnese Isoni sono abituati a stupire i clienti del loro locale. Qui la cucina è decisamente diversa da quella di tante altre aziende agrituristiche con un menù inflazionato e sempre uguale. Zia Pietrina, ai fornelli da una vita, regala ogni volta un viaggio alla ricerca dei sapori perduti, valorizzando il “tesoro” eno-gastronomico della zona.
Ricette in via di estinzione come la mazzafrissa e le pietanze che un tempo si preparavano negli stazzi, riportano alla memoria profumi e sapori dell’infanzia. Gli antipasti sono una quindicina, con tante golose sorprese non inventate, ma recuperate dalla tradizione.
Il pranzo di giovedì grasso ha riunito a “Su Furreddu” tanti amici buongustai, accolti da prelibatezze molto rare da trovare, sia nei ristoranti che nei supermercati.
Un trionfo del gusto: i prosciutti di capra, cinghiale, maiale e pecora (l’ordine alfabetico coincide con la mia personale classifica). Squisite le focacce: quella ripiena di lardo e cipolline fresche e l’altra, con farina di grano duro, cipolla e ciccioli di maiale. Un matrimonio d’amore: la ricotta con l’abbamele, uno dei prodotti più antichi e tipici della gastronomia isolana, che si ottiene dalla cottura prolungata del favo contenente miele e polline, con l’aggiunta di scorze d’arancia o limone.
E poi, il piatto forte che non deve mai mancare a Carnevale: le fave e lardo serviti insieme al cavolo verza, patate e castagne in una specie di zuppa dove il sapore di ogni ingrediente esalta l’altro. Il pranzo ha avuto una “coda” dolce e fragrante con le frittelle lunghe, tipiche della Gallura.
Circondato da massi granitici, boschi di sughere e macchia mediterranea, il territorio di Monti è conosciuto, oltre che per il vino, per il santuario campestre dell'antica Chiesa di S. Paolo Eremita del 1348. Qui, a metà agosto, si svolge una festa religiosa molto sentita. In quell’occasione, ancora oggi, migliaia di pellegrini si muovono in gruppo, a piedi da Olbia, che dista circa 25 km. da Monti, per raggiungere il Santuario.
Viaggiano tutta la notte e l’ultimo tratto, quello che conduce alla Chiesa, lo percorrono sulle ginocchia. E’ un atto di devozione compiuto da penitenti che arrivano a Monti da tutta la Sardegna, come ricorda anche Grazie Deledda in uno dei suoi romanzi, per onorare San Paolo Eremita.
In un passato ormai lontanissimo, esisteva un florido monastero, nei pressi del Santuario, situato in un angolo di paradiso terrestre per la bellezza della vegetazione e l’incantevole panorama. Nel 1300 i monaci vivevano nelle celle e si riunivano nella Chiesa che corrispondeva all’attuale altare maggiore ed alla sagrestia.
Nelle vigne del monastero, scomparso da secoli, si produceva abbondante vino pro mensa e pro missa. Riferimenti storici, che confermano l’attività e le buone condizioni del monastero di Monti, si trovano anche nel “Rationes Decimarum” di Quintino Sella. Il successivo ampliamento della Chiesa, una bella e semplice architettura con pietre a vista, risale al 1600. Invece, non si hanno più notizie dell'antico monastero a partire dal 1400.
La scarsa attrattiva del paese di Monti, inteso come centro urbano, è compensata dalla bellezza dei "gioielli” naturalistici della zona come il Belvedere di Sa Turrida, con vista che spazia dall'isola di Tavolara al Monte Limbara, e la foresta demaniale di Monte Olia popolata da uccelli rapaci, cinghiali, caprioli e mufloni.

mercoledì, febbraio 14, 2007

Le elezioni americane viste “dall’interno”

Dall'America Giacomo Bondi (testo e foto) per Mara Malda http://www.marellagiovannelli.com/

Sulle elezioni Presidenziali negli Stati Uniti abbiamo chiesto “lumi” al nostro amico-corrispondente di Washington che si firma Giacomo Bondi. Dietro questo pseudonimo si nasconde un personaggio molto informato sull'attualità americana che vuole mantenere l'anonimato. Questo è il primo servizio sulle elezioni USA inviato da Giacomo Bondi:
“Le elezioni americane suscitano sempre un grande interesse. Oggi però, a causa della guerra in Iraq, il diffuso desiderio di vedere un nuovo Presidente è paragonabile a quello del 1968 quando, con il conflitto del Vietnam in corso, erano in molti a sperare nel ritorno a casa propria di Lyndon Johnson, Presidente Texano come George Bush. Il problema è che mancano quasi due anni alle elezioni e, chi ha deciso di entrare in gara così in anticipo, rischia di diventare “notizia vecchia” al momento delle elezioni. Inoltre, essendo esposto per un periodo prolungato agli inevitabili attacchi politici, basati che siano su verità o bugie, corre l'ulteriore rischio di arrivare al traguardo totalmente screditato.Invece, per l’elettore, la ricchezza di candidati qualificati aggiunge ovviamente valore al processo democratico. Nella scuderia Democratica, Barack Obama, Hillary Clinton, Joe Biden, John Edwards e Bill Richardson, sono considerati candidati eccellenti.
Barak Obama sarebbe il primo Presidente Afro-Americano ed è sulla cresta dell'onda in quanto si pensa porterebbe una ventata di aria fresca di cui c'è bisogno alla Casa Bianca. Figlio di madre bianca del Kansas e di padre emigrato dal Kenya, nato e cresciuto nelle isole Hawaii, ha conseguito lo Juris Doctor ad Harvard, distinguendosi come primo Afro-Americano ad essere Presidente della prestigiosissima Harvard Law Review. Eletto al Senato nel 2004 è visto come il John F. Kennedy del 2000: giovane, attraente, brillante, carismatico. Ma, recentemente, ha fatto una gaffe durante un comizio elettorale nell'Iowa. Barack ha detto. “Abbiamo ora speso 400 miliardi di dollari e sprecato 3.000 vite dei nostri coraggiosi ragazzi in Iraq”. Cosa vera nella sostanza ma criticata nella forma. In risposta alle critiche si è immediatamente scusato per la frase infelice che travisava la sua posizione di supporto alle truppe ma di opposizione alla guerra ed alla perdita di altre vite umane.
Hillary Clinton non ha bisogno di presentazioni. La donna è estremamente in gamba, avvocato di notevole stoffa, partner politico oltre che coniugale di Bill Clinton per decenni. Rieletta Senatore per altri sei anni come rappresentante dello stato di New York, al momento è il candidato favorito Democratico. Sarebbe il primo Presidente donna ed avrebbe, per la prima volta nella storia americana, un ex Presidente come “First Gentleman”. Sarebbe una specie di offerta speciale: “Paghi un Presidente e ne prendi due”.
Joe Biden, Senatore del Delaware, da decenni è uno degli statisti più brillanti di Washington. Grande esperto di politica internazionale, uomo moderato e di grande saggezza, è considerato da molti senza alcun dubbio il candidato ideale per il 2008. Nel panorama geopolitico attuale, surriscaldato dagli eventi degli ultimi anni, una persona moderata e capace come Biden potrebbe appianare alcune delle situazioni cruciali nel mondo.
Bill Richardson, popolarissimo Governatore del New Mexico, sarebbe il primo Presidente Latino-Americano. Avendo ricoperto le cariche di Ambasciatore presso le Nazioni Unite e di Ministro dell'Energia ha grande esperienza diplomatica e conoscenza profonda dei problemi energetici soprattutto visti nella salvaguardia dell'ambiente. Uomo moderato e ragionevole è visto da molti come un ottimo candidato. John Edwards, candidato alla Vice Presidenza nel 2004, in coppia con John Kerry è considerato un altrettanto possibile futuro Presidente. Giovane, brillante, attraente, anche lui possiede il tipo di fascino che ha portato John F. Kennedy alla Casa Bianca.In casa Repubblicana, molte candidature sono ancora da definirsi.Il candidato numero uno è Jeb Bush, rispettivamente figlio e fratello dei due Presidenti Bush. Avendo terminato il suo mandato di Governatore della Florida in Dicembre è attualmente “disoccupato” ed ansioso di continuare la Dinastia Bush, diventando il primo Presidente ad avere avuto due Presidenti in famiglia. Tuttavia, in considerazione della attuale scarsissima popolarità del fratello, al momento esclude al momento ufficialmente la sua candidatura. Per annunciarla attende e spera in tempi più propizi.
John McCain, Senatore dell'Arizona, al pari di Joe Biden grande statista, uomo di esperienza e buon senso, è considerato uno dei candidati più qualificati. Concorse alle Presidenziali del 2000 ma fu sconfitto alle elezioni primarie da George Bush. Eroe di guerra, durante il conflitto in Vietnam venne imprigionato e torturato per anni nella famosa prigione militare, ribattezzata scherzosamente “Hanoi Hilton”.
Rudy Giuliani è un altro possibile candidato Repubblicano. Diventerebbe il primo Presidente Italo-Americano. Come Procuratore Federale riuscì, se non a debellare, a colpire in modo sostanziale la mafia in America, mettendo dietro le sbarre alcuni dei “boss” più pericolosi. Come Sindaco di New York ridusse drasticamente il crimine nella metropoli. Durante l'attacco dell'Undici Settembre si distinse come leader di grande forza e coraggio, ricevendo anche dalla Regina Elisabetta l'investitura a Baronetto. “Sir” Rudy Giuliani è visto come un leader forte ed allo stesso tempo equilibrato ed un possibile vincitore nella gara contro il candidato Democratico il 4 Novembre del 2008.Ma siamo appena agli inizi; nei prossimi mesi altri candidati scenderanno in campo e le polemiche, ovviamente, diventeranno sempre più roventi, sino al giorno delle elezioni”.

sabato, febbraio 10, 2007

Emigrati & Tartassati: ci pensa Soru

www.marellagiovannelli.com sezione Mara Malda
Anche gli emigrati sardi pagheranno le tasse regionali su barche e seconde case. La nuova imposta “soriana” inserita nell’ultima finanziaria, sta suscitando una vera e propria rivolta. Contestazioni e proteste arrivano dai Circoli dei Sardi sparsi in tutto il mondo. Dicono di sentirsi strumentalizzati, traditi, usati, presi in giro e definiscono questo provvedimento iniquo, vergognoso ed inaccettabile. Migliaia di sardi saranno penalizzati un'altra volta: la prima quando sono emigrati, la seconda quando hanno investito in Sardegna i loro risparmi. Il loro malcontento si ritrova in questa lettera che ci arriva da Washington, scritta da Giacomo Bondi.

Meglio Soru che male accompagnati?

“Per una frazione di secondo qualcuno nella Giunta Regionale se lo è chiesto. Ma poi la risposta è immediatamente, quanto inesorabilmente, arrivata. Chi nell'intero mondo potrebbe accompagnare la Giunta Regionale e, soprattutto la Sardegna, peggio di Renato Soru? Nessuno. Il potente e ricco Governatore sembra prendere decisioni con lo stesso incurante e distratto atteggiamento dei decadenti Governatori Spagnoli. Ma, mentre quelli erano nominati dal Re di Spagna in regime di "dominazione", l'Onorevole Soru ha un mandato elettorale che, quanto meno moralmente, dovrebbe farlo riflettere su ciò che fa e sulle conseguenze negative che le sue assurde decisioni recano a chi lo ha votato. La politica di anti-turismo, spinta all’estremo del proverbiale “muoia Sansone con tutti i Filistei”, non è né di sinistra né di destra, è semplicemente devastante per tutti i Sardi che non avendo cassetti pieni di azioni, seppur svalutate, Tiscali hanno il problema di pagare i conti alla fine del mese.
L'ultimissima è di penalizzare quei Sardi che sono emigrati, non per aprire uffici lussuosi a Milano o per acquisire Telecom straniere come ha fatto Soru, ma per poter semplicemente lavorare. E trovare quell’occupazione che, in Sardegna, era un sogno impossibile per la situazione economica e politica desolante. Se dopo decenni di sacrifici hanno avuto la possibilità di comprarsi orgogliosamente una casetta nel loro paese, in cui recarsi nel periodo di ferie per trovare i parenti ed i vecchi amici o sognare di andarci a vivere una volta in pensione, questa è equiparata fiscalmente alle ville dei miliardari russi, a cui la tassa di lusso francamente non fa né caldo né freddo.
E' questa politica di sinistra o di destra? Robin Hood toglieva ai ricchi per dare ai poveri, Soru vuole togliere ai poveri senza creare benefici a nessuno e, in aggiunta, vuole distruggere il turismo, unica vera risorsa naturale dell'Isola, per impoverire tutti eccetto se stesso, che povero non lo è e probabilmente mai lo sarà, anche se la Sardegna dovesse tornare economicamente all'età della pietra. L'unico lato positivo è che non è stato eletto a vita per cui, fortunatamente, come Governatore ha i giorni contati”.

giovedì, febbraio 08, 2007

“Ritorno a Baraule”: tragico, sensuale e picaresco il nuovo libro di Salvatore Niffoi

Testo e foto di Marella Giovannelli per www.marellagiovannelli.com


“Un' immersione palombaresca nei meandri dell’animo umano”. Questa è una delle definizioni usate da Salvatore Niffoi per descrivere il suo nuovo romanzo “Ritorno a Baraule”.
Il libro, edito da Adelphi, è stato presentato ieri, 7 febbraio, alla libreria Feltrinelli di Milano, dallo stesso Autore e dal critico Antonio D’Orrico, secondo il quale, “per la letteratura italiana, Niffoi è meglio del Viagra”.
Lo scrittore oranese, nel 2006, ha vinto il Campiello per la sua “Vedova scalza” che ha bissato il clamoroso successo de “La leggenda di Redenta Tiria”. Rispetto a questi due romanzi, “Ritorno a Baraule”, intreccia ironia, comicità e sensualità in un giallo anagrafico e corale dalle tinte forti e dalla trama complessa.
La storia è quella di Carmine Pullana, ormai condannato da un male incurabile, già famoso cardiochirurgo e “ salvatore dei bambini col cuore guasto”.
Ma, per cercare di ricomporre il mosaico della sua vita, sconvolta dal tragico mistero della sua stessa nascita, il dottore torna in Sardegna, nella penisola del Sinis e qui trascorre un anno.
Carmine vuole scoprire il nome di suo padre e quello dell’assassino di sua madre. La sua è una terribile Via Crucis, a tratti picaresca, alla ricerca delle sue radici di carne, nervi e sangue; si porta stampato nel cuore il complesso delle origini.
Per trovare risposte si immerge in una sorta di caleidoscopio di emozioni travolgenti dentro un universo che lo spiazza in un continuo gioco di specchi rotti con un rimbalzo di personaggi tragici, ambigui ma anche commoventi e, spesso, comici. Il dottor Pullana, nel suo viaggio-inchiesta a Baraule, per cercare di mettere insieme il puzzle della sua esistenza, interroga “gente strana che, prima di arrivare all’uovo, doveva girare intorno al pollaio e spennare tutte le galline”.
Niffoi ha ribadito il suo concetto di scrittura: “Per me la forma è marginale; fondamentale è sentire la storia; non mi piacciono i clichè, la serialità, la volgarità e la mancanza di originalità". In “Ritorno a Baraule” vivono afrori e sapori di vita, sesso e morte; è un affresco materico, soggiogante e destabilizzante allo stesso tempo.
Salvatore Niffoi non riesce a scrivere senza musica, nel senso più completo del termine. Usa quella “tosta” (beat e rock and roll), sparata ad alto volume, come “colonna sonora” che lo accompagna nella stesura dei suoi romanzi. E tanta musicalità si ritrova poi nelle sue pagine, sotto forma di filastrocche, versi onomatopeici e lemmi dialettali.
Per Antonio D’Orrico “Niffoi non ha bisogno dei critici perchè si spiega benissimo da solo”. Lo scrittore oranese, recentemente accusato di essere “un autore alla moda, perchè la Sardegna niffoiana è quella che vuole il marketing”, ha commentato la recente polemica con un lapidario:"Meglio il basso sublime che l’imbecille alto".
E si è rivelato non convenzionale anche come professore che portava i suoi studenti “in visita all’ospizio per dare loro una grande lezione di vita e nei campi dove i ragazzi imparavano a conoscere le erbe che io mangiavo da piccolo”. Ha poi ricordato “il bene che mi sono fatto, in gioventù, regalandomi solo libri e mai quelli consigliati dai miei insegnanti”. Salvatore Niffoi ha gia scritto 35 romanzi tra i primi, splendidi, pubblicati da “Il Maestrale” ed ora ristampati , gli ultimi tre romanzi editi da Adelphi ed altre opere ancora inedite.

domenica, febbraio 04, 2007

Galtellì: dalle “Canne al vento” di Grazia Deledda alla Bandiera Arancione del Touring Club

Testo e foto di Marella Giovannelli per www.marellagiovannelli.com

Galtellì, la suggestiva Galte descritta da Grazia Deledda nel suo “Canne al vento”, conserva intatto un fascino speciale. Da qualche settimana l’antico borgo contadino della bassa Baronia ha ricevuto dal Touring Club Italiano la “Bandiera Arancione”.
Il riconoscimento viene assegnato ai paesi dell’entroterra con meno di 15 mila abitanti e ne certifica la qualità dell’accoglienza ed il valore del patrimonio culturale ed ambientale. Galtellì è stata premiata per il suo centro storico sapientemente ristrutturato e valorizzato. Una passeggiata tra le sue stradine, le piazzette ed i vicoli riportati all’acciottolato originale, finisce col trasformarsi in una caccia ai tanti tesori di un paese incantato ed incantevole.
Le chiese e la cattedrale medioevale sono la preziosa eredità dell’antica diocesi che qui aveva sede nei secoli scorsi. Al loro interno custodiscono opere d’arte e vestigia di un passato ricco di storia e cultura.
Alcune vecchie case rurali sono state restaurate ed aperte ai visitatori che, incuriositi, si fermano in ogni stanza, osservando i tanti oggetti di uso quotidiano, ambientati come testimonianze ancora vive nella memoria e non come aridi reperti etnografici.
Un’attrazione irresistibile è l’itinerario del Parco Letterario Grazia Deledda che si snoda lungo il percorso che ispirò alla scrittrice nuorese il suo capolavoro “Canne al vento”. Il romanzo che, più di tutti, ha contribuito all'assegnazione a Grazia Deledda del premio Nobel per la letteratura nel 1926, sembra rivivere negli scorci dell’ antica Galte, nei suoi colori, negli odori di pane e fumo, nelle infinite suggestioni dei panorami e dei siti archeologici.
L’itinerario include la cattedrale medioevale di San Pietro, la casa delle dame Pintor con il pozzo a forma di nuraghe nel cortile, l’orto di Efix e gli scenari fiabeschi del Monte Tuttavista.
A Galtellì, in un passato ormai lontano, vivevano numerose famiglie nobili che avevano costruito eleganti palazzetti nel centro del paese. Queste abitazioni si distinguevano nettamente dalle casupole tipiche del borgo contadino.
Fu proprio questa nobiltà decaduta ad ispirare Grazia Deledda che, a Galtellì, venne ospitata in una di queste case padronali, oggi tappa obbligata del Parco Deleddiano.
Il paese sorge nella valle del Cedrino, ai piedi del monte Tuttavista, una suggestiva altura calcarea che raggiunge l'altitudine di 800 metri. Qui gli amanti delle curiosità naturalistiche saranno sorpresi dall’ insolita bellezza de Sa Pedra Istampada, la Roccia Forata, un arco scolpito dal vento alto 30 metri. Il nome “Galtellì” deriva forse dal latino “castellum” e sarebbe riconducibile alle fortificazioni che sorsero sul territorio tra l' XI e il XII secolo.
Nel Medioevo, essendo sede di diocesi, aveva un ruolo molto importante in tutto il territorio dell'antico giudicato di Gallura e, in particolare, nella Baronia. Il paese, decaduto a causa della malaria e delle incursioni barbaresche, oltre a conservare tracce evidenti del passato splendore, rappresenta un esempio di decoro urbano e pregevole restauro che interessa tutto il centro storico.
Galtellì è anche il primo Comune della Sardegna ad aver cancellato tutti i riferimenti a casa Savoia, dopo le frasi ingiuriose rivolte dal figlio dell'ultimo re d'Italia al popolo sardo. Via Umberto è stata rinominata via Karol Wojtila e via Vittorio Emanuele via Beata Vergine Assunta.

venerdì, febbraio 02, 2007

Adelina Tattilo: trasgressiva editrice, dolce matriarca...io ti ricordo così

Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

Adelina Tattilo, morta ieri sera a Roma, nei “coccodrilli” di tutte le agenzie di stampa è stata ricordata come “la storica e trasgressiva editrice di Playmen, la rivista che ha rappresentato negli anni Settanta un vero e proprio boom editoriale nel segmento del sexy glamour, battendo spesso in Italia e in Europa la concorrenza dei colossi americani Playboy e Penthouse e contribuendo a cambiare i costumi sociali degli italiani dalla seconda metà degli anni Sessanta”.
Nel comunicato ufficiale, diffuso dalla casa editrice, è stato sottolineato “il ruolo della Tattilo nel settore editoriale italiano e il suo modello di imprenditoria al femminile.” Ricordati anche i servizi di cultura affidati dalla brillante Adelina a nomi importanti della letteratura e del giornalismo nazionale ed internazionale, oltre alle sue tante frequentazioni mondane e politiche. Io invece voglio ricordarla per come l’ho conosciuta, nell’arco di tante estati, a Porto Rotondo.
Di lei ho scritto tante volte; piccoli aneddoti perchè Adelina così solare, istintiva, amante della vita, ospitale era una persona speciale. Una matriarca innamorata dei suoi figli e dei suoi nipoti; leale e generosa, come non si usa più, con gli amici. Certo Adelina non era una buona “fonte” per il gossip: nella sua casa non si usava parlare male di nessuno; il pettegolezzo “cattivo” era bandito, ignorato, non gradito.
A lei piacevano altre cose: giocare a carte con un gruppo di amici veri, ascoltare Nino Fuscella alla chitarra, stare con i figli e i nipotini, vivere il mare durante il giorno ed uscire la sera ma non troppo spesso perchè, se le cene o gli spettacoli erano noiosi, Adelina si addormentava. Per questo preferiva ricevere a casa sua, mai troppe persone tutte insieme visto che lei amava conversare ed ascoltare senza tanta confusione intorno.
In un mio articolo di qualche anno fa raccontavo:...
“Seminascosta da una coppa di gelato più grande di lei l'editore di Playmen, Adelina Tattilo ha seguito con attenzione la presentazione del libro di Micaela (detta Michi) Gioia, intitolato “Segretarie”. Nel bel mezzo del fuoco incrociato di domande e risposte tra Marta Marzotto, Marella Giovannelli e l'autrice del romanzo, si è sentita la voce-rombo di tuono (sul roco possente) della bionda Adelina che, tra un bocconcino di gelato e l'altro, chiedeva la parola.
Passati pochi minuti la Contessa calatissima nel ruolo di presentatrice dell'autrice, ha esclamato"Ora puoi esternare Adelina!". E la Tattilo, ormai autorizzata finalmente così esternò: "Io dissento sul ruolo oscuro delle segretarie, con le mie ho sempre avuto un rapporto splendido, con me non sono mai state nell'ombra!!!" . “Infatti tu sei una donna!” le ha ricordato ineffabile Michi Gioia”.
Adelina Tattilo, e questo consola chi le ha voluto bene, è morta dopo una breve malattia, di cui lei ignorava la gravità. Aveva detto a Lina Wertmuller che sarebbe uscita prestissimo dalla clinica e avrebbero cenato insieme la settimana prossima.
Serena e sorridente, Adelina non più trasgressiva, era una donna che aveva saputo accettare il passare del tempo, scoprendo ed assaporando,ogni giorno, all’interno della sua famiglia, priorità diverse rispetto al passato ma che le davano gioie continue ed autentiche.

mercoledì, gennaio 31, 2007

Da Tendenza a Rivoluzione Veronica

Mara Malda per www.marellagiovannelli.com


Veronica Berlusconi, solitamente così riflessiva, controllata, riservata, indulgente e paziente, non ne può evidentemente più di una vita coniugale che ha smesso di piacerle da diversi anni. La clamorosa lettera-sfogo da lei spedita a “Repubblica” non può essere considerata alla stregua di una banale scenata di gelosia nei confronti del marito sin troppo cavaliere e sempre più galante, malgrado l’età e gli acciacchi che avanzano. Nella sua biografia, più che autorizzata, concordata insieme all’amica-giornalista-scrittice Maria Latella, Veronica Lario aveva già lanciato la sua Tendenza: un segnale inequivocabile sul desiderio di un futuro diverso, senza Silvio. Nella lettera inviata a “Repubblica”, la signora Berlusconi amplifica ed ufficializza un disagio che certo non è nato, cresciuto e scoppiato per i complimenti volgarotti e le battute, più o meno infelici, con le quali suo marito ha “condito” la cena di gala seguita alla consegna dei Telegatti. Il povero Silvio, notoriamente sensibile, circondato da tante belle e giovani "tope", è andato a ruota libera ma, sua moglie Veronica, ha definito inaccettabili e lesive della sua dignità, frasi tipo “ ... se non fossi già sposato la sposerei subito” e “con te andrei ovunque” . Ha quindi chiesto pubbliche scuse a suo marito che, nel giro di qualche ora, le ha risposto con tanto di nota diffusa da tutte le agenzie di stampa. Silvio Berlusconi, oltre a scusarsi, ammette “un periodo di turbolenza e di affanno”. Il Cavaliere insiste, come tante altre volte, nel cercare the happy end e scrive che “...finirà nella dolcezza come tutte le storie vere”. Alla moglie offesa ricorda che “la tua dignità non c'entra, la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore anche quando dalla mia bocca esce la battuta spensierata, il riferimento galante, la bagattella di un momento...” Le scuse pubbliche ricevute dal marito pentito potrebbero non bastare a Veronica, abituata a pesare con estrema attenzione, gesti e parole. Se lei ha deciso di uscire allo scoperto, riservando ad una lettera così privata un destino impietosamente pubblico, il suo gesto ha un retrogusto di vendetta, solitudine ed incomprensione. Una “facciata” matrimoniale apparentemente dorata ed inossidabile può diventare una gabbia anche a cinquant’anni. La stupefacente grafia da monaca benedettina, perfezionata dalla signora Berlusconi nel corso degli anni, forse ha bisogno di un punto e a capo: non più Tendenza ma Rivoluzione Veronica ed Imprevedibile con o senza Silvio.

mercoledì, gennaio 24, 2007

Lele Mora: vola, colomba bianca vola...e torna con l’album delle figurine

Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

“Vola, colomba bianca, vola. Diglielo tu che tornerò.....”, così cinguetta Nilla Pizzi dalla home page del sito ufficiale di Lele Mora. E lui, ispirato dalla sua canzone preferita, riaccende i riflettori sulla sua scuderia e su Lelemora medesimo annunciando la prossima commercializzazione di un album con le figurine dei vip.
Sarà diviso in quattro sezioni: la prima è composta da 47 cards (lui le chiama così) fotografiche che riguardano i personaggi “assistiti” dall'agenzia LM Management di Lele Mora complete di schede personali. La “figu” di Valeria Marini potrà essere scambiata con quella di Elisabetta Gregoraci, Aida Yespica, Francesca Lodo, Sabrina Ferilli o Nancy Brilli. L’immaginetta di Loredana Lecciso, forse, competerà, quanto a quotazioni, con quella di Luisa Corna o di Ana Laura Ribas.
Nelle bustine, in vendita nelle edicole dal 5 febbraio a 1 euro, troveranno posto anche “i santini” di Gigi D’Alessio, Costantino, Interrante, Brosio, Apicella e, naturalmente, della ex-santissima Irene Pivetti folgorata da Lele Mora sulla via delle vacanze estive 2006.
La seconda sezione dell’album, dedicata agli “amici di Lele”, comprende 35 cards in un fritto- misto-vip dove spuntano, tra gli altri: Fabrizio Corona, Emilio Fede, Briatore, Pavarotti, Antonio Marano direttore di Raidue, Moira Orfei e, naturalmente, Nilla Pizzi, musa ispiratrice di Lele Mora.
La terza sezione è dedicata alle 48 discoteche “più In” d'Italia, mentre nella quarta ci sono le faccine adesive dei 18 dj di Radio 105, sponsor tecnico dell’album. Per la sua presentazione si sta organizzando un gran galà con spettacolo top-secret, condotto da Irene Pivetti, il prossimo 5 febbraio al teatro Ventaglio Smeraldo di Milano.
Seguirà una raffica di “LM Cards Party” che si terranno, in tutta Italia, nelle 48 discoteche già immortalate nelle figurine. Prevista la distribuzione gratuita di album e bustine; prevedibili le “apparizioni” dei vippazzi & vippetti raffigurati, incarnati e ben pagati.
Non per niente, Lele Mora ha definito una “bella trovata commerciale” la sua ultima invenzione. Ha quindi sganciato un grappolo di commenti e dichiarazioni ad uso e consumo molto suo, del tipo:
1° “Mi sto ancora chiedendo come mai mi abbiano sbattuto in prima pagina nell’ambito di un'inchiesta per la quale ancora nessun magistrato mi ha chiesto nulla”.
2° “Sono distante da quelle cose e poi tutto si è risolto in una bolla di sapone. Non è successo niente, niente”.
3° “La società è cambiata. Oggi la gente è sempre più attirata dai volti che vede in tv. L'album altro non è che un modo di promuovere un prodotto. Perché oggi siamo tutti dei prodotti”.

venerdì, gennaio 19, 2007

L'incanto perduto di Rebeccu

Testo e foto di Marella Giovannelli per www.marellagiovannelli.com

“C’era una volta Rebeccu con le sue casette scavate nella roccia calcarea, le stradine di pietra e in terra battuta...” Ai turisti che scenderanno dai pullman, per i quali è già pronto un enorme parcheggio all’ingresso del paese, bisognerà descriverlo l’incanto perduto del borgo medioevale.
E' in corso la mutazione di Rebeccu che, da minuscolo e vero villaggio-fantasma si sta trasformando in qualcosa di finto, evocativo di un set cinematografico. In ogni angolo fervono i lavori di restauro e valorizzazione, perchè, grazie ad un finanziamento dell’Unione Europea e al Comune di Bonorva che ha acquistato parte del villaggio, è stato possibile, dopo anni da attesa, far partire una serie di cantieri.
Tutti attualmente impegnati nella riqualificazione delle vecchie case, della chiesa e dei selciati. Forse un giudizio, oggi, può essere prematuro ma quello che già si vede colpisce per la mancanza di un “segno” unitario; l’abbondanza di intonaco e cemento; la sostituzione dei vecchi coppi con tegole nuove o invecchiate; l’abbinamento scoordinato delle pavimentazioni; la forzatura di alcuni interventi e l’impressione generale di “artefatto” che se ne ricava.
Ipotizzabile il risultato finale: una finzione ad uso turistico-commerciale, la cui anima “rubata” dagli uomini, dovrà essere spiegata ad altri uomini. Eppure la magia di Rebeccu era grande; si sperava non dovesse finire mai.
Nel Medioevo, era il centro più popoloso della regione e il capoluogo della curatoria di Costaval nel Giudicato di Torres. Sempre più spopolato, arrivò a contare sei famiglie residenti negli anni Cinquanta e un solo abitante nel gennaio 2007.
Dal 1977, nella piazzetta di Rebeccu, è aperto il ristorante “Su Lumarzu”, piccolo ed accogliente tempio della cucina tipica, che prende il nome da una vicina fonte nuragica.
Il paesino, abbarbicato su una collina che domina la magnifica pianura di Santa Lucia, avrebbe dovuto, grazie ai lavori in corso, recuperare la sua antica bellezza e suggestione insieme ai segni di un’antica civiltà contadina.
A Rebeccu si tramandano diverse leggende come quella sulla principessa Donoria che, scacciata dal padre, re del borgo, nell’abbandonare il villaggio sentenziò, con una maledizione, “Rebeccu, Rebecchei, dae trinta domos non bessei”. (Rebeccu non supererai le trenta case). Secondo un’altra leggenda, il matrimonio tra Eleonora d’Arborea e Brancaleone fu celebrato a Rebeccu, nel “Castello”, una rupe che ancora oggi sovrasta il piccolo borgo. Dai circa centocinquanta abitanti del 1875, il paese è calato sempre di più fino a contarne uno solo: Cicito Solinas che vive in una casetta dove, purtroppo, si sprecano statuine dei nani e infissi di alluminio.
Tziu Cicito vive con Nerina e Pedro, due merli indiani di sei e quindici anni rinchiusi in una grande gabbia di teck. Singolare è la storia di un ritrovamento fatto da Cicito Solinas proprio a Rebeccu, nella terrazza del ristorante.
Sul campanello di una bicicletta appartenuta a Giommaria Delogu che, prima di lui, abitava nella casa al centro del paese, Solinas ha riconosciuto un marchio a lui ben noto. Quella vecchia bici era stata fabbricata nella fabbrica di suo padre, a Bonorva.
Dal belvedere di Rebeccu, il panorama sulla piana di Santa Lucia è un “racconto” fatto di paesaggi meravigliosi e ricco di storia, documentata da centinaia di siti archeologici di estremo interesse, monumenti e fontane nuragiche, resti di strade romane, testimonianze di occupazioni puniche e aragonesi.
La poesia, invece, si ritrova ancora nei ruderi del cimitero sconsacrato e speriamo che, almeno questo, venga risparmiato da un restauro sconsiderato.

domenica, gennaio 14, 2007

Da Posada a Berchida: un itinerario fiabesco tra storia e natura

Testo e foto di Marella Giovannelli per www.marellagiovannelli.com

Posada, arroccata in cima ad una rupe calcarea, è dominata dal Castello della Fava. Importante centro all’epoca dei Giudicati, decadde per le numerose incursioni saracene. Il borgo conserva la struttura medioevale con vicoli tortuosi collegati da ripide scalinate, archi e piccole piazze. Le antiche case si arrampicano sul roccione, alto 94 metri. Molte delle vecchie abitazioni in pietra grigia sono state ristrutturate; anche il castello è stato sottoposto ad un intervento di restauro e valorizzazione, una scala in legno porta alla sommità della torre quadrata. L’imponente torrione si affaccia sul mare circondato da pinete, sulla foce del fiume Posada, sullo stagno popolato da aironi e fenicotteri, sul Monte Albo e sulla fertile pianura, ricca di orti, coltivazioni di ortaggi ed agrumeti. La suggestione del centro storico medioevale viene esaltata da un paesaggio spettacolare per la sua varietà e bellezza naturalistica. Il toponimo “Posada” deriva da un'antica parola sarda, di origine spagnola che letteralmente vuol dire “sosta”, “luogo di riposo”. Qui, infatti, c’era una stazione di posta e cambio cavalli per i viaggiatori che, da Olbia si dirigevano verso l'interno della Sardegna e viceversa. Era anche considerato una sorta di nodo di scambio fra trasporto terrestre e marittimo. I Romani, che a San Giovanni avevano il loro Portus Luguidonis, la chiamavano “Pausata” mentre i Sardi la chiamavano “Pasatta”. Il villaggio, per la sua posizione strategica, fu abitato sin dall’età nuragica.
Secondo alcuni storici le sue coste furono utilizzate come approdo dal primo contingente di Shardana (popolo del mare) proveniente dalla Lidia, ricca regione nord occidentale dell'Asia Minore, popolazione da cui avrebbero avuto origine i Tirreni e poi gli Etruschi. Nella ricca e fertile valle alluvionale, attraversata dal rio Posada, sorgeva probabilmente la colonia cartaginese di Feronia, citata da Tolomeo nel II secolo d. C. In epoca giudicale divenne capoluogo della curatoria omonima nel Giudicato di Gallura. In questo periodo venne costruito il Castello della Fava (XII secolo), residenza dei Giudici galluresi, ed il centro abitato fu fortificato da cinte murarie. La virulenza della malaria, favorita dalla presenza dello stagno, causò lo spopolamento del paese intorno al 1345. Posada fece parte del Giudicato d'Arborea fino al 1410 e, nel Castello, passava le sue vacanze anche Eleonora, la Giudicessa condottiera e legislatrice. In seguito fu infeudato dalla Casa di Aragona ai Carroz, conti di Mandas e Terranova (1431) e venne formalmente elevato al rango di baronia. Questo territorio, oltre alla malaria, ai pirati e ai banditi, conobbe anche una terribile carestia nel 1681. La baronia di Posada è stata probabilmente l'ultimo feudo ad essere riscattato dai Savoia intorno al 1860. Secondo un'antica leggenda, nel 1300 una flotta di Saraceni sbarcò sulle coste di Posada. Nel Castello scoppiò il panico: il Giudice si rese conto che non sarebbero stati in grado di combattere l'assedio dei pirati ed ebbe l'idea geniale di ingozzare un piccione con le ultime fave rimaste, ferirlo leggermente e farlo volare in direzione degli accampamenti nemici. Il piccione, come previsto, cadde proprio nelle tende degli invasori che furono subito incuriositi dal suo strano gonfiore. Una volta aperto, trovarono le fave e questo particolare fece credere ai Saraceni che la popolazione aveva abbastanza cibo da nutrire persino i piccioni. Decisero, quindi, di togliere l’assedio e lasciare le coste di Posada. La leggenda narra che gli abitanti festeggiarono per giorni e giorni e che, da allora, il Castello dei Giudici galluresi venne chiamato Castello della Fava.
Sulla strada che da Posada conduce ad Orosei si trova uno dei posti più belli della Sardegna: la spiaggia di Berchida, selvaggia e meravigliosamente intatta, incastonata tra le colline rocciose dell’entroterra, una fitta vegetazione ed un mare trasparente dai colori cangianti e straordinari. Ci si arriva da una stradina sterrata lunga circa 4 km. che riserva continue sorprese come l’insediamento nuragico di Conca Umosa e il villaggio abbandonato di Rempellos.

sabato, gennaio 13, 2007

Costa Smeralda in vendita? Questione di feeling

Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

"Tom Barrack avrebbe intenzione di vendere la Costa Smeralda”. La voce comincia a circolare e qualcuno non esclude il gran ritorno del Principe Aga Khan galvanizzato dai suoi ultimi “colpi d’ala”.
Meridiana ha chiuso il bilancio 2006 in attivo per il secondo anno consecutivo, registrando un aumento del 15% dei passeggeri. L'azionista Aga Khan si appresta a versare 23 milioni di euro per una ricapitalizzazione.
La recentissima acquisizione del 29,9% di Eurofly porterà Meridiana a sviluppare il proprio business sul mercato internazionale, visto che quello domestico è depresso. Piace a molti l’idea che la Costa Smeralda possa tornare “alle origini”, complice l’entusiasmo scemato di Barrack e lo slancio ritrovato del fondatore Aga Khan.
Tempo fa, un giornalista chiese a Barrack: “Ha mai desiderato vendere le sue proprietà e lasciare la Sardegna?”. La risposta del finanziere americano era stata molto ferma: “Not at all. In Costa Smeralda noi davvero ci sentiamo a casa e siamo orgogliosi di aver dato lavoro a 4mila famiglie. Ma il merito va all’Aga Khan: è stato lui, geniale, ad inventare questo posto creando uno stile di vita sul mare, dove nessuno andava”.
Ma, dopo gli ultimi incontri-scontri, il feeling tra il paziente Tom Barrack, sempre molto diplomatico, e Renato Soru, Governatore dei Sardi e della Sardegna (sempre meno diplomatico) si sarebbe incrinato. Forse tanto da far nascere in Barrack l’idea di mettere in vendita la Costa Smeralda.
Intanto i nostalgici scommettono sul “primo amore che non si scorda mai” con l’Aga Khan, tornato in auge, pronto a riprendersi la sua “creatura” perchè, in fondo, Soru passa e la Costa Smeralda resta.

martedì, gennaio 09, 2007

Lele Mora: intanto la Polizia lo premia

Testo e foto in Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

Non bastava aver imbottito di Sara Tommasi, Ana Laura Ribas, Costantino Vitagliano e Daniele Interrante, il “XII Megashow per la Pace - Befana delle Forze di Polizia”. Presidente dell’Api è l’ispettore della Digos Carmine Abagnale, consigliere comunale indipendente eletto con Forza Italia che, nel suo sito mostra un’evidente inclinazione a farsi fotografare con personaggi più o meno noti ma ignoti mai.
Per l’Epifania ha organizzato (come si può leggere nel portale dell’Associazione poliziotti italiani) una “kermesse dedicata a grandi e piccini che, unitamente all’intento di far trascorrere un pomeriggio divertente ai figli degli operatori della sicurezza e ai bambini milanesi, ha come obiettivo quello di rinsaldare i vincoli di stima, amicizia, rispetto e collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine”. La variegata lista degli ospiti invitati per la Befana della Polizia, oltre alle quattro ciliegine lelemoriche (Tommasi-Ribas-Vitagliano-Interrante) comprendeva anche Francesco Baccini e il Mago Ermy, Francesco Arca e Tullio De Piscopo, Alessia Ventura e Umberto Smaila, Maurizio Ferrini e Pino Biaggioli più Jerry Calà, I Bravo di Augusto Righetti, Luca Viraghi, Danilo Vizzini di Zelig ed altri non meglio identificati.
Durante lo spettacolo, presentato da Cesare Cadeo, Iuliana Ierugan, Cristiano Gatti, Chiara Maiocchi e Camilla Vaira, è stato anche consegnato un "riconoscimento ai rappresentati della grande famiglia delle Forze dell’Ordine, agli agenti della Polizia Locale e dei vigili del Fuoco che si sono contraddistinti per il loro impegno professionale". Poi è arrivata l’ora del cavolo a merenda per la Befana della Polizia, evidentemente fan irriducibile di Lele Mora e della sua “scuderia”.
Al “XII Megashow per la Pace”, tanto per non farsi mancare nulla, l'Associazione poliziotti italiani ha consegnato un premio anche all’agente, non speciale ma Mora. La motivazione? Irresistibile nella sostanza e nella forma: “…Per aver nel corso degli anni contribuito alla scoperta di numerosi talenti dello spettacolo accrescendo il prestigio stilistico, nel nostro Paese, nel mondo…”.

lunedì, gennaio 01, 2007

Bosa, segni particolari: antica, fluviale e variopinta

Testo e foto di Marella Giovannelli per www.marellagiovannelli.com

Bosa: antica, fluviale e variopinta, dominata dal castello dei Malaspina, è una cittadina di mare, fiume, barche da pesca, orti, casette e palazzi medioevali. Oggi è uno dei più importanti centri turistici della Sardegna ma, anche fuori stagione, ha tanto da offrire, essendo un centro abitato da secoli e vivace tutto l’anno. I residenti oggi sono circa ottomila.
Spettacolare è la passeggiata lungo il corso del fiume Temo caratterizzato, sulla riva sinistra, dalla presenza delle ottocentesche concerie, rimaste attive fino al 1962 e dichiarate monumento nazionale di archeologia industriale con un decreto del 1989. Nella zona bassa del città vecchia si trovano le cantine dove è possibile gustare l’ambrata e corposa Malvasia tipica di questa zona.
Tra vicoli e portici si è sviluppato il coloratissimo centro storico, uno dei più grandi della Sardegna. La floridezza dei traffici mercantili del passato ha i suoi “segni” architettonici nell’imponenza delle chiese e dei vecchi palazzi nobiliari del Corso, nell’eleganza di piazze e caffè. Pittoresco è il quartiere de "Sa Costa" cresciuto sul borgo medioevale del colle di Serravalle dove sorge il castello dei Malaspina.
Il rosso, l'indaco e il giallo delle case si sposano meravigliosamente bene con una tavolozza di altri colori: il rosa dei tufi e delle trachiti dei costoni, il verde brillante dei campi coltivati, il blu del mare e il grigio azzurro del fiume, sulle cui sponde crescono le palme. Un antico ponte in trachite rossa (la pietra-regina di Bosa) e un altro, decisamente più moderno, collegano il quartiere delle concerie,"sas conzas", al centro storico dominato dal Castello. Ad aumentare la suggestione di uno scenario già fiabesco, sono gli avvoltoi grifoni che volteggiano sulla torre.
Ulivi e querce secolari, folti vigneti, ricchi agrumeti e campi di carciofi degradano dolcemente verso la marina e le spiagge. Oltre ai grifoni, nel cielo di Bosa volano aquile e falchi mentre nei boschi dei dintorni vivono martore, gatti selvatici e cinghiali. Una iscrizione fenicia del IX secolo a.C. documenta l'origine di Bosa, fondata probabilmente dal leggendario Sardus Pater.
Ma non si hanno notizie certe fino all'età romana, quando l'antica Bosa sorgeva vicino al fiume, nei pressi dell'attuale chiesa di S.Pietro, costruita nel 1062. La città si sviluppò a partire dagli inizi del XII secolo, in seguito all'edificazione del Castello di Serravalle dei Marchesi Malaspina, sotto il quale si formò e crebbe il piccolo borgo medioevale.
Alla fine del '300 Bosa si organizzò come un comune fino a ricevere la possibilità di coniare moneta; nell'800, divenuto capoluogo di provincia, conobbe un progressivo sviluppo economico e fu famosa per la sua fiorente industria conciaria. Il Temo, unico corso d' acqua navigabile della Sardegna, può essere percorso per circa nove chilometri. Una passeggiata lungo il fiume è sufficiente per capire quanto sia praticata la pesca, soprattutto quella all’aragosta.
Decine e decine di barche, reti, nasse, attrezzi del mestiere e pescherie non lasciano dubbi su quale sia l’attività trainante dell’economia bosana. Una visita non frettolosa merita “Sa Costa”, il rione medioevale delle tradizioni popolari gelosamente conservate, degli altari votivi allestiti dalle famiglie e delle feste religiose celebrate con grande devozione dai bosani.
Ma questo è anche il quartiere delle scalinate e delle case stregate. Leggende e racconti tramandati da generazioni narrano di passaggi segreti che portano fino al castello e di oscuri labirinti da cui provengono lamenti di disperazione di donne e di bimbi morti da secoli ma ancora senza pace.

sabato, dicembre 30, 2006

Lollove: il regno, spopolato, della serenità

Testo e foto di Marella Giovannelli per www.marellagiovannelli.com

Lollove: un borgo antico, unica frazione di Nuoro che dista 15 chilometri. Nel villaggio oggi abitano 26 persone. Non c’è un medico e nemmeno carabinieri o polizia; inesistente l’ufficio postale; non ci sono scuole, negozi e bar. In compenso c’è la trattoria Sa Cartolina di Toniedda Tolu Chessa.
Tzia Toniedda apre in occasione di manifestazioni, feste patronali e su ordinazione o preavviso telefonico. Un autobus collega Lollove a Nuoro con due corse giornaliere.
Funziona un posto telefonico pubblico. C'è una chiesa ma non un prete; l'assistenza spirituale è garantita solo la domenica da un sacerdote che viene da Nuoro.
Il villaggio immerso nel verde, tra ruscelli e montagne, sembra incantato e sospeso nel tempo. La gente del posto rievoca un’antica maledizione scagliata su Lollove da alcune suore in fuga dalla borgata.
Scandalizzate dal comportamento delle loro consorelle che avevano preferito i pastori e i piaceri carnali alla vita monastica, si erano fatidicamente pronunciate contro Lollove. “Sarai come acqua del mare; non crescerai e non morirai mai”.
Oggi il minuscolo villaggio di aspetto ed atmosfera medioevale, è un luogo-simbolo dello spopolamento dei paesi dell’interno. Fra le poche case abitate e i molti ruderi abbandonati, si trova la chiesetta della Maddalena, degli inizi del secolo XVIII, in stile tardo-gotico.
Si torna indietro nel tempo passeggiando tra le stradine acciottolate, il fumo dei camini, i vecchi seduti al sole, i suoni e i colori di una natura ancora intatta. E il fascino delle antiche case s’intreccia alle straordinarie testimonianze, di vita quotidiana e di devozione religiosa, degli abitanti decisi a restare.
Regione Sardegna ed Unione Europea sarebbero interessate ad alcuni progetti per la valorizzazione del paese che, in passato, non era così spopolato. I vecchi del posto non hanno dubbi; dicono che Lollove è nata prima di Nuoro e dell’anno Mille; era Comune fino al 1811 e contava alcune centinaia di abitanti nel Novecento.
Gli anziani di oggi ricordano che, da giovani, si ritrovavano nei due “zilleri”, nella bottega e nel tabacchino del villaggio. L'ultimo negozio ha cessato l'attività nel 1960.
Si organizzavano anche i balli nel cortile della chiesa e le feste per il Carnevale oltre a quelle per San Giovanni, San Biagio, Santa Eufemia e Maria Maddalena. Usanza, fortunatamente abbandonata, era quella di sotterrare un gallo lasciando fuori la testa che fungeva da bersaglio per ragazze e ragazzi armati di fucile. Vinceva chi, per primo, colpiva ed ammazzava il povero gallo.
Ora il regno, spopolato, della serenità si rianima con il ritorno degli emigrati per le feste patronali e i turisti che arrivano, ma solo in visita. Non ci sono alberghi a Lollove e il vecchio monastero abbandonato dalle suore poco virtuose, è stato, in un passato ormai lontano, trasformato in abitazioni dalle famiglie del paese.

mercoledì, dicembre 27, 2006

Tra Babbi Natale free e nanetti liberati: c’è Movimento e Movimento

Testo e foto in Mara Malda www.marellagiovannelli.com

Il Malag, il “Movimento autonomo per la liberazione delle anime da giardino” che, fino ad oggi ha “rapito” 400 nanetti in tutta Italia, ha precisato di non aver nessun collegamento con il neonato “Movimento di liberazione dei Babbi Natale da terrazzo”. Nei giorni scorsi, in un paese del Bergamasco, è stato messo a segno il primo raid del M.L.B.N.T. che ha fatto sparire quindici Babbi appesi o arrampicati sulle facciate o nei balconi dei palazzi.
Poi li hanno “liberati” in un parco spiegando la finalità del gesto in un comunicato di rivendicazione dove, tra le altre cose, si legge che “il Babbo Natale che avevi legato ora è libero e felice. Noi membri del movimento vogliamo che cessi la moda di appendere il Babbo Natale ai terrazzi, perchè lui è uno spirito libero che visita le case delle persone buone. Nessuno può legarlo al terrazzo obbligandolo a fare visita alla propria abitazione. Babbo Natale compare dalle nostre parti solo nella notte di Natale, la sua casa è in Lapponia e non vive ai terrazzi o alle finestre dove sembra un impiccato. Comunque se vuoi riavere il tuo Babbo Natale, vai nel boschetto, quello vicino alla ferrovia, dove potrai trovarlo”. Firmato: Babbi Natale Free. E, infatti, i quindici pupazzi sono stati trovati sistemati su un albero.
Risate quasi per tutti perchè alcuni hanno presentato denuncia ai carabinieri per qualche danno alle facciate o alle inferriate provocato durante il “rapimento” dei Babbi. A questo punto, chi segue le gesta del commando specializzato nella liberazione degli gnomi in gesso sistemati nei giardini, ha subito pensato ad un’azione diversificata, in chiave natalizia, del movimento nato in Francia e ormai molto diffuso anche in Spagna oltre che in Italia.
Gli ottanta liberatori di nani in gesso, attivi in varie regioni italiane, ricordano anche, dal sito www.malag.it di aver compiuto, fino ad oggi, 125 missioni liberando “406 anime dei nanetti da giardino, imprigionate in un involucro di gesso, costretti a sorridere, al freddo, sotto la neve e la pioggia... nel tentativo di controllare la Natura, appropriarsi delle antiche favole e diffondere una fantasia globalizzata”. I volontari del Malag che definiscono “kitsch” ed “orrore ecologico” la moda dei nanetti da giardino, sono altrettanto impietosi nei confronti degli “orrendi pupazzi che in questo periodo affollano ringhiere, finestre, balconi, cornicioni, cancelli, ecc. Babbi Natale di pezza rigorosamente prodotti in Cina che si arrampicano deformi su piccole scalette, o appesi ad un balcone nello strenuo tentativo di scalarlo, ma che lì rimangono per tutte le feste di Natale. Lo sappiamo, è una scena triste e deprimente, soprattutto in questo periodo, ma non possiamo farci nulla”.
Dicono di aver “gentilmente declinato”, per tre motivi, molte richieste d’intervento arrivate al Malag, per la liberazione dei Babbi Natale. Primo: il Movimento vuol liberare i nanetti ed ogni altro essere è una distrazione dalla battaglia principale. Secondo: Babbo Natale non è una creatura dei boschi. Terzo: chi ha il coraggio di arrampicarsi su un balcone fino al 2° piano in pieno centro?

lunedì, dicembre 18, 2006

Un cuore non più matto ma corretto per il Cavaliere

Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

Ieri Bossi, oggi Cossiga: le loro indiscrezioni, alla faccia della privacy del Cavaliere che è andato fino a Cleveland, per sistemarsi il cuore, hanno anticipato i comunicati ufficiali e le agenzie di stampa. Confermato quindi che l’ex premier Silvio Berlusconi è stato operato questa mattina (alle 10.30 ora locale) nel centro cardiologico di Cleveland in Ohio. Grazie ad un intervento chirurgico gli è stata corretta un’aritmia cardiaca. Il professor Andrea Natale, a capo dell'equipe medica, ha confermato che l'operazione è perfettamente riuscita.
The Cleveland Clinic è un centro medico di assoluta eccellenza, uno degli ospedali preferiti da capi di stato stranieri e membri di famiglie reali, in particolare del Medio Oriente. Il centro "cuore" ha alcuni degli specialisti in cardiologia e cardio-chirurgia migliori del mondo. Sono loro ad avere inventato la "angiography" e ad aver sviluppato le tecniche del by-pass coronarico. Visitano oltre 205.000 pazienti ed eseguono, sotto la direzione del celebre Dr. Lytle, migliaia di procedure cardiache all'anno, incluse oltre 3.500 operazioni a cuore aperto. La scorsa estate Silvio Berlusconi aveva partecipato ad una cena in casa di Krizia a Porto Rotondo. La festa, con un centinaio di invitati, era stata organizzata dall’associazione Cuori in Coro per dotare l’Ospedale di Olbia del servizio di Emodinamica cardio-circolatoria. In Gallura (Costa Smeralda compresa) i cardiopatici e gli infartuati, in caso di bisogno, sono costretti a raggiungere, i centri più vicini (Nuoro o Sassari) che tanto vicini non sono se l’infarto è in corso.
Dopo aver letto con grande attenzione la documentazione scientifica lasciata anche sul suo tavolo, Berlusconi, seguendo l’esempio di Krizia, aveva pubblicamente dichiarato di voler contribuire con 50mila euro all’acquisto del macchinario indispensabile sia come salva-vita, sia come strumento diagnostico. La sua mancanza è fonte di grandi disagi e rischi per residenti e turisti, più o meno eccellenti. La raccolta di fondi procede anche d’inverno perchè 1 milione di euro non è una cifra facile da raggiungere. Si spera molto nei bonifici promessi a villa Krizia lo scorso agosto; quello del Cavaliere è arrivato agli inizi di dicembre, proprio pochi giorni dopo il malore che lo ha colpito.

Brunch di Natale e un Elfo che distribuisce i regali nelle case americane

Testo e foto di Giacomo Bondi per www.marellagiovannelli.com (sez.Marella Giovannelli)

Come vivono il Natale le famiglie americane? Continua a raccontarcelo il nostro amico-lettore-corrispondente da Washington Giacomo Bondi nella terza puntata del suo reportage che comprende testo e foto.
“Durante la stagione di Natale le feste sono innumerevoli. Nei posti di lavoro ne viene organizzata una generale per tutta l'azienda ed una per ogni dipartimento. Questo significa che, nelle grandi imprese, le feste quasi non si contano.
I privati, anche loro, danno almeno un ricevimento per parenti ed amici. Il risultato è che, soprattutto nei tre fine settimana precedenti al Natale, si ricevono talmente tanti inviti diversi che, per non scontentare nessuno, si finisce per fare delle brevi apparizioni da ognuno per poi trasferirsi al party successivo nella lista.
Queste occasioni, a seconda delle possibilità, possono essere semplici ritrovi familiari o elaborate produzioni, con musica dal vivo e fantastici menu preparati dai caterers più sofisticati e serviti da orde di camerieri e bartenders.
La mattina di Natale, invece, è rigorosa tradizione avere l'intera famiglia riunita attorno all'albero per l'apertura dei regali. Poiché generalmente avviene in tarda mattinata viene servito un "brunch", termine Americano che definisce un pasto che è una via di mezzo tra il breakfast (colazione) e il lunch (pranzo).
Normalmente è costituito da cose leggere che, per lo più, si possono mangiare senza essere seduti a tavola. Croissants e dolci tipici della colazione vengono uniti a del cibo salato come prosciutto e bresaola, carpaccio di manzo o di tonno rosso "sushimi", cocktails di gamberi, salmone affumicato, pizzette e pane fresco assortito. Il sushi e' altrettanto popolare.
Da bere si serve solitamente l'eggnog di cui abbiamo parlato, la mimosa (vino spumante e succo d'arancia) che è classica del brunch ed il "pain killer" (analgesico), un cocktail delle Isole Vergini Britanniche a base di succo di ananas, polpa di cocco e rum, servito on the rocks.
Tradizionalmente, il più giovane della famiglia è ufficialmente l'elfo, nel senso che prende i regali sotto l'albero e li distribuisce ai destinatari. Di solito i regali sono numerosissimi, anche se magari a volte di valore modesto, per cui l'operazione richiede un certo tempo. Quando tutti i regali sono stati consegnati, a turno ed in senso orario, ognuno ne apre uno. Tutti esclamano e commentano. Si ride, si scherza e si trascorre la mattinata in famiglia allegramente.

domenica, dicembre 17, 2006

Tra indiscrezioni e chiacchiere sempre di Berlusconi si parla


Testo di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

Indiscrezione sfuggita o fuga di notizia ad effetto, la sortita di Bossi alla manifestazione del Carroccio di Milano?
Il leader della Lega lo ha annunciato dal palco: “Berlusconi è andato in America a farsi operare, facciamogli un applauso, mandiamogli i nostri auguri. Torna presto e guarisci”. Visto che ormai la frittata era fatta, il povero Paolo Bonaiuti, portavoce del leader di Forza Italia, ha parzialmente confermato dichiarando che “Il presidente Berlusconi è negli Stati Uniti per sottoporsi ad alcuni accertamenti medici già previsti”.
Ha poi aggiunto: “State tranquilli, vi terremo informati”. La cortina di riserbo sulla trasferta sanitaria del Cavaliere in America, è stata quindi perforata da Bossi. Da alleato più fedele, forse si è fatto prendere dalla preoccupazione ma è rimasto comunque sul generico riguardo al tipo di operazione. La “voce” più ricorrente, l’inserimento di un pacemaker, circola con insistenza da quando, a fine novembre, Berlusconi ha avuto un collasso mentre parlava ai giovani di Forza Italia in un convegno a Montecatini.
Ricoverato per alcuni giorni in un ospedale milanese, l’ex-premier era stato sottoposto ad accertamenti. La versione ufficiale aveva definito “tranquillizzante” il loro esito e il malore, sempre ufficialmente, era stato attribuito ad un calo di pressione dovuto allo stress.
Ora Berlusconi il depistatore è (molto genericamente) in America e ha indicato città diverse per confondere le idee ad amici ed alleati veri e falsi. Naturalmente ha chiesto consiglio all’amico George Bush sui migliori centri di cardiologia.
Intanto, un chiacchiericcio poco global e molto local, si sta diffondendo in Gallura. Sarebbe proprio Silvio Berlusconi il prossimo candidato sindaco di Olbia.

Costantino padrino e Francesca Lodo madrina al Geovillage di Olbia

Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

Costantino Vitagliano e Francesca Lodo, le due pupille di Lele Mora, sono sbarcate al Geovillage di Olbia, come testimonial del Centro Fitness nuovo di zecca.
L’ultima creatura dell’Ingegner Gavino Docche (che cento ne pensa e centouna ne fa) è stata benedetta dal prete, collaudata dal Sindaco e visitata da una folla di gente dai sei ai sessant’anni.
Padrino Costantino e madrina Francesca, entrambi in tuta da ginnastica sponsorizzata ma con la Lodo-rialzata dai tacchi a spillo, hanno accontentato tutti.
Chi chiedeva l’autografo, chi la foto, chi la telefonata all’amica fatta lì per lì con dedica personalizzata, tipo: “Ciao Giovanna, sono Costantino, qui c’è anche Maria che mi ha dato il tuo numero; ti mando un bacione". I più creativi si sono fatti fotografare in braccio al Vitagliano moraceo, rimasto in canottiera a fine serata.
Alcune ragazze di Olbia, convinte di aver instaurato un certo rapporto dopo il primo Chihuahua (come dice Costantino al posto di Cheese quando si mette in posa per le foto) lo hanno salutato con un confidenziale: “Allora ci passi a casa a prendere un caffé?”
La risposta Vitagliana, vaga ma cortese “Stasera riparto e non faccio in tempo ma la prossima volta magari vengo a trovarti”, ha soddisfatto adolescenti e babbione.
La ex-letterina ed ora attrice-cantante Francesca Lodo, giuliva ma per niente oca, ha recitato il ruolo di brava testimonial in modo diligente e persino ironico. Un solo commento (maschile) per tutti:“ Hai visto la Lodo quanto è vispa, attenta, non le sfugge niente! Non è solo bella e bona!”.
Per niente sfuggente Costantino che all’ennesimo: “Allora come si sente Lele Mora?” è sbottato in una raffica di “Bene, bene, bene!”
Braccato da un secondo assalto: “Ma Lele è sereno o no?” è stato più muscolare nei toni: “Continuate tutti a farmi la stessa domanda e la mia risposta non cambia. Se volete sapere come si sente e avete il suo numero diretto chiedetelo a lui”.

venerdì, dicembre 15, 2006

Shopping tra mania e strategia a Natale negli USA

di Giacomo Bondi per www.marellagiovannelli.com (sezione Marella Giovannelli)


Lo shopping, altro protagonista del Natale americano, con le sue manie e strategie, ci viene raccontato "in diretta" da Washington, dall'amico Giacomo Bondi che vive e lavora negli U.S.A.

“Lo shopping di Natale in America è un concetto serissimo. Basti pensare che ci sono negozi che vendono esclusivamente addobbi di Natale, 365 giorni all'anno. Ne ho visto uno anche in piena estate, in una zona balneare, e mi sono sempre chiesto quale mente balzana potesse concepire di vendere ghirlande dorate e muschio finto a chi, in costume da bagno, è diretto in spiaggia.
Esistono perchè, in America, per molti, la stagione degli acquisti di Natale inizia il 26 dicembre e finisce il 24 dicembre dell'anno successivo. Questo può sembrare eccessivo e quasi maniacale; credo sia un modo di tenere a mente questa stagione il cui aspetto, un po' “magico”, forse aiuta a distrarsi dai problemi della vita quotidiana.
Ovviamente però il 95% degli acquisti viene fatto dopo Thanksgiving. Statisticamente strano ma vero, nella stagione di Natale si conclude il 50% delle vendite annuali totali mentre il restante 50% si realizza negli altri undici mesi. Per i piccoli dettaglianti il risultato della stagione determina quello che sarà l'anno a venire. Se è negativo può anche decretare la fine dell’attività. La concorrenza per attrarre acquirenti è tale che i negozianti pubblicizzano in anticipo delle offerte incredibili ed aprono le porte alle 5 del mattino ad orde di massaie che letteralmente volano nelle scaffalature, alla ricerca di "bargains" (buoni affari) come delle poiane affamate. Lo può dire solo chi le ha viste.
Gli sconti migliori sono offerti tra le 5 e le 7 e in quantità limitata; un po' meno buoni dalle 7 alle 9 e così via. Se si è al posto giusto al momento giusto è possibile, per esempio, acquistare per $200 un computer che normalmente ne costa $1.200. Queste offerte straordinarie ed evidentemente sotto costo, sono ovviamente mirate ad attirare il consumatore con la speranza che acquisti anche altra merce.
Personalmente, essendo il tipo di persona che compra su Internet dall'automobile al tabacco da pipa e che ha una tolleranza nei negozi da misurarsi in frazioni di secondo, non rientro nel gruppo demografico a cui i commercianti si rivolgono. In compenso ho in famiglia chi fa dello shopping non solo una scienza ma un'arte. L'autentico shopping natalizio è a dicembre. La sera, dopo l'ufficio, i mariti accompagnano (con più o meno riluttanza, spesso vinta con l'aiuto di un paio di preventivi cocktails) le mogli in centro per vedere le vetrine e caricarsi di pacchetti. I grandi magazzini assoldano dei piccoli cori che, vestiti in costume stile Dickens, cantano le tradizionali canzoni "Christmas Carols", emanando lo spirito di Natale anche a chi non ce l'ha. All'entrata dei negozi, le campanelle dell'Esercito della Salvezza richiamano l'attenzione al tradizionale secchiello delle offerte.
In città come Washington, Filadelfia e New York i chioschetti nei marciapiedi vendono i "pretzels" salati, grissini soffici attorcigliati e serviti con formaggio fuso, da mangiare camminando e guardando le vetrine. La neve, quando c'e', completa il quadro. Pur non essendo uno "shopper" di professione, devo ammettere che, almeno una volta nella stagione, è un piacere.
Venendo agli "hot items" di quest'anno, al primo posto c'è l'elettronica, con quella miriade di gadgets piccoli e grandi che la globalizzazione spinge anche in Italia. Non mi voglio dilungare perchè, tra MP3, Ipod, Bluetooth e Plasma TV, non direi nulla di nuovo.
Nel settore giocattoli quest'anno si va dal tradizionale orso di pezza e casa delle bambole a cose più moderne come computers portatili per destinatari che usano ancora i Pampers, scooter elettrico, macchina da cucire elettrica ed "ufficio manageriale". L'equivalente ai miei tempi era il cinturone e cappello da cowboy. Per gli amanti della cucina, la macchina per fare il vero "espresso" ed il mixer della Kitchen-Aid sono sempre tra i favoriti. I contenitori per bottiglie refrigerati vanno altrettanto a ruba in quanto liberano spazio nei frigoriferi e, allo stesso tempo, mantengono i vini alla temperatura ideale.
Aggiungo una piccola lista di regali per uomo e donna che sembrano avere particolare successo in questa nuova stagione. Per l'uomo (tralasciando i "giocattoli costosi”, tipo Gulfstream G550), l'astuccio in pelle con le stecche per il colletto della camicia in argento o vermeil, ovviamente con le cifre incise in ogni stecca, è uno di quei regali non troppo costosi che sembrano essere tra i favoriti. Seguono, la classica giacca da fumo inglese (anche per chi non fuma ma indispensabile per chi apprezza sigari e pipe) e gli astucci in pelle (con cifre) per orologi e polsini.
Per la donna è più difficile sintetizzare in quanto si entra anche nel campo della moda, argomento quasi infinito. Apparentemente, per la signora che ha già tutto, una collana di perle nere polinesiane è una scelta vincente. Per la freddolosa, va per la maggiore lo scalda asciugamani elettrico per il bagno. Se il budget è elastico, una Morgan a due posti, l'ultima automobile costruita interamente a mano su telaio di legno, è uno degli “accessori” estivi più raffinati per la donna elegante.
Concludo ringraziando Mary Ann Parrish, giovane speranza del giornalismo Americano, che ha contribuito in maniera sostanziale alla raccolta delle informazioni contenute in questo articolo”.

Il Natale americano di Giacomo Bondi continua nei prossimi giorni...

giovedì, dicembre 14, 2006

Ajò a cercare Atlantide: Sergio Frau chiama, la Barbagia risponde

Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

Basta il nome: “L’Isola che c’è” per capire l’entusiasmo che anima il neonato comitato costituito per ritrovare le tracce della mitica Atlantide in Sardegna. L’iniziativa, promossa a Nuoro da Massimiliano Cossu della società Portalesardegna, riunisce centinaia di imprenditori alberghieri, Provincia, Apisarda, Confcommercio, Confesercenti e Confindustria.
Non si tratterà di un “appuntamento al buio” con il passato isolano ma, dalla Barbagia, si seguirà un percorso preciso: quello tracciato dal giornalista-scrittore Sergio Frau e dell’associazione “Ajò” (Andiamo) da lui fondata. Il comitato, costituito in questi giorni, finanzierà le ricerche che Frau intende avviare, soprattutto nella zona del Sinis, coinvolgendo una schiera di archeologi e geologi.
Dovranno verificare la corrispondenza tra la Sardegna e la mitica Atlantide e, quindi, la fondatezza dell’ipotesi di Sergio Frau. Con settantamila euro sarà possibile avviare una campagna di «carotaggio» che dovrebbe, secondo il Frau-pensiero, rivelare tracce di fango marino. Questa sarebbe la prova (mai trovata perchè mai cercata) che la Sardegna è quell’Atlantide parzialmente inghiottita, tremila anni fa, da uno tzunami spaventoso; un maremoto gigantesco che aveva ricoperto tutto, nuraghi compresi. I mecenati-finanziatori de “L’Isola che c’è” sono animati da un duplice interesse che sposa cultura e marketing territoriale. Vogliono sostenere Sergio Frau finanziando la sua associazione Ajò, e allo stesso tempo, sfrutteranno la sua suggestiva teoria in chiave archeoturistica.
Un altro risvolto, caro al comitato, è quello del “Sardinian pride” , notevolmente ringalluzzito grazie al libro di Frau “ Le colonne d’Ercole, un’inchiesta”. Al baffuto giornalista di Repubblica è stato riconosciuto il merito di aver riscoperto le radici del popolo sardo. E, soprattutto, di aver descritto i Sardi come protagonisti di un’epoca e non come subalterni, perenni conquistati nel Mediterraneo.
L’iniziativa barbaricina permetterà ora a Sergio Frau di cercare sulle coste sarde, le prove geologiche di quel maremoto (lo “schiaffo di Poseidone” narrato da Platone) che, in pochi attimi, avrebbe cancellato una delle civiltà più straordinarie dell'antichità, costringendo i nuragici-atlantidei a rifugiarsi sui monti dell'interno.
L'Atlantide “dalle eterne primavere, mille metalli e una selva di costruzioni portentose” potrebbe quindi essere la Sardegna del II a. C. La tesi del libro di Frau, giudicata molto verosimile da archeologici e storici di fama, è sostenuta anche da una mostra fotografica ("Le immagini segrete dell'Isola Mito") allestita prima nella sede Unesco di Parigi e poi all'Accademia dei Lincei di Roma con un convegno sul tema e servizio sul Tg1 Storia.

mercoledì, dicembre 13, 2006

Aspettando Natale...in America

Giacomo Bondi da Washington per www.marellagiovannelli.com (sezione Marella Giovannelli)

Arriva (o incombe) il Natale con tutto il suo carico di tradizioni sacre & profane. Avendo nell’amico Giacomo Bondi un “corrispondente” specialissimo da Washington, gli abbiamo chiesto di descriverci le usanze americane. Lui ha gentilmente aderito alla richiesta preparando per noi un servizio, pieno di notizie e curiosità, che ha diviso in tre parti: preparazione, shopping e vigilia/giorno di Natale.

Testo e foto di Giacomo Bondi (1° parte)

“Il Natale per certi aspetti è una festa uguale in tutto il mondo. Tuttavia, diversità culturali, oltre che religiose, creano in realtà notevoli differenze tra una regione ed un'altra. Negli Stati Uniti, nazione ultra tradizionalista, il Natale non è visto come un giorno ma come una stagione che inizia a Thanksgiving e finisce dopo Capodanno. La preparazione, normalmente inizia durante la settimana del Ringraziamento. Ci sono delle aziende agricole specializzate nella produzione di alberi di Natale che, a partire da metà Novembre, vengono messi in vendita.
Questi sono alberi piantati, curati e potati costantemente in modo da assumere la forma perfetta dell'albero di Natale. Ogni anno, ovviamente, sono di nuovo ripiantati in un ciclo più lungo ma non dissimile dagli allevamenti del pesce in vasche. Gli alberi tagliati vengono portati nelle città e venduti per lo più in parcheggi o lotti di terreno vuoti, presi in affitto per la stagione.
Molte famiglie preferiscono invece recarsi direttamente nelle apposite aziende agricole dove possono scegliere e tagliare il proprio albero. Questa solitamente è un'occasione per fare una gita familiare in campagna. In genere le aziende hanno un fienile od un capannone che è la base di partenza. Tradizionalmente, ai clienti che arrivano vengono offerte delle bibite calde, spesso alla mela e cannella e dei biscotti fatti in casa.
Bibite in mano, tutti salgono su dei carri tirati da un trattore o da cavalli. Nel carro vengono messe delle balle di fieno che servono da sedili. Il trattore continua a circolare, caricando e scaricando gli acquirenti in vari punti dell'azienda dove ci sono vari tipi di alberi, normalmente di sei o sette tipi, più o meno profumati e, naturalmente, di altezze diverse.
Ogni famiglia vaga per i filari e sceglie l'albero preferito. A questo punto i più intraprendenti lo tagliano personalmente, altri lo fanno tagliare dal personale. Ritornati alla base l'albero, "involto" in una retina speciale che lo protegge, viene caricato sull'automobile.
Una volta a casa la decorazione dell'albero "Trimming the tree" è quasi sempre un'occasione speciale. Qualcuno la fa solo in famiglia, altri invitano parenti ed amici. Questa è la prima festa della stagione di Natale.
Solitamente viene offerto "L'egg nog", una bibita strettamente natalizia a base di uovo (tipo il vov). Ai bambini ed ai fanatici religiosi restii al demone alcol, è servita analcolica. Invece, quando è per “i grandi” viene aggiunta a bourbon o rum. Musiche di Natale di sottofondo sono garantite. Chi ha il pianoforte le suona dal vivo e tutti le cantano in coro. E' di buon augurio che ognuno aggiunga qualche decorazione all'albero. Questa è una delle poche occasioni dell'anno in cui le generazioni della famiglia si incontrano per una serata allegra e spensierata.

Il “Natale americano” di Giacomo Bondi continua nei prossimi giorni...