lunedì, agosto 14, 2006

Berlusconi sabato notte al Country di Porto Rotondo

Testo di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

"Silvio al Country ha fatto impazzire la folla, comunicalo a tutti". La notizia è arrivata all'alba sotto forma di sms al mio cellullare. Il fan del Cavaliere, raggiunto telefonicamente, riferisce di un bagno di folla mai visto nel quale l'ex premier si è beatamente immerso. Il parco della Certosa ha un'uscita proprio sulla strada che conduce alla discoteca ma Berlusconi, fino a ieri notte, pur essendo talmente "vicino vicino" da poterci andare a piedi, al Country aveva sempre preferito le tavolate lelemoriche del Billionaire. Il suo arrivo a sorpresa (racconta chi c'era) ha scatenato un tifo da stadio; la musica ridotta a un bisbiglio dalle urla corali "Non mollare mai" e "Sei sempre il nostro Presidente". Berlusconi, vestito di blu, si è seduto con alcuni amici ad un tavolo sotto il porticato. Alle cinque del mattino, per guadagnare l'uscita ha tentato anche il salto acrobatico di un muretto ma l'operazione si è rivelata più difficile del previsto. Un guardia del corpo ha quindi provveduto a rimuovere il Cavaliere dal suo privè. Assediato da centinaia di ragazzi, si è fatto fotografare dai diabolici cellulari che, illuminandolo dall'alto, tra flash e display, creavano un'aureola intorno alla testa, non più pelata, di San Silvio, beatificato al Country di Porto Rotondo.

Tra principesse sgomitanti, vere star e stelle cadenti arriva Ferragosto

Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

Annunciata al Fiat Playa di Punta Marana è stata invece posticipata e traslocata al Cala di Volpe, la colazione-sfilata di Cristina Ferrari. Il programma della festa Fisico è stato modificato in zona Cesarini, visti gli impegni della testimonial Simona Ventura e le preferenze della consigliera Marta Marzotto. Tom Barrack Colony, Marco Milocco Starwood e Pasquale Ragnedda sindaco di Arzachena hanno trovato un super Proloco nella “cara Marta” che ormai dirotta tutto quanto fa spettacolo in Costa Smeralda e torna a Porto Rotondo solo per andare a dormire. Molto originale oltre che maestralato il party organizzato a bordo piscina, con il sole a picco delle due, davanti ai clienti mangianti & beventi del Cala di Volpe. Gli invitati della Ferrari, gli ospiti della Marzotto e i vip in transito acchiappati al volo, si sono tutti ritrovati ad applaudire briatorine e meteorine sberluccicanti anche in versione spiaggia. Marina Giori Swarovski ha brindato alla profusione dei suoi cristalli-prezzemolini su costumi da bagno, parei e shorts. Treccine da Heidi, cappello da cow-boy e copricostume bianco a tendina per la principessa /duchessa Camilla di Borbone arrivata con madame la Marchesa Marta Brivio Sforza. Per l’occasione si è fiondata da Porto Rotondo anche una terza aristo-dama: Maria Cristina di Kent, moglie del principe Michele, bistrattata dalla stampa inglese che, da diversi anni, le ha appiccicato addosso il nomignolo Princess Pushy (sgomitante). I cattivissimi giornalisti britannici la tagliano a fettine un giorno sì e l’altro pure, definendola scroccona e intrufolona. Trionfale invece l’accoglienza tributata dai party-giani Fisico alla principessa-scrittrice di Kent, “tanto incompresa in patria e travisata qualsiasi cosa faccia” e quindi sbaciucchiata a mezz’aria (come si usa tra le dame di mondo) anche da Ivana Trump. Defilata dal settore X-File da botulino, Anna Maria Malipiero con uno sciame di farfalle impigliato tra i veli fucsia. Buono per lo sport, il tempo libero (e anche il resto dovesse capitare) il completino nero indossato dalla testimonial zippata e in shorts Simona Ventura. Annegata nel turchese la coppia più ton sur ton del party diurno: Adriano e Laura Teso al cui dito brillava una piscina di acquamarina firmata Cartier. Invitati da Cristina Ferrari e Mario Bergamini il parlamentare forzista Guido Crosetto, già relatore della finanziaria ai tempi del governo Berlusconi, e Bernabò Bocca, presidente della Federalberghi-Confturismo. Interpellati sulle tasse imposte dal governatore Soru ai non Sardi, entrambi hanno sputato fuoco e fiamme dichiarandosi contrari; spettacolo impressionante vista la mole sia di Crosetto che di Bocca. Accompagnate dalla musica etno-lounge di Max Correnti, le due meteorine di Emilio Fede e altre meno poppute modelline, spinte da un vento rafficato, hanno fatto diverse uscite, avanti e indietro, con soste strategiche davanti al ristorante. Tra gli spettatori “per caso” della sfilata Fisico, è capitato anche Gioele Dix, in Costa Smeralda per presentare (con grande successo) il suo recital “Amore a prima vista”, ispirato ai testi della poetessa polacca Wyslawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura. Vacanza-lavoro fortunata per Roberto Granata che ha esposto “Le mani di Dio” , al bar-pontile del Cala di Volpe. Le foto di Granata sono state ammirate anche dall’attrice americana Anne Hathaway. La bella star americana, sorridente e disponibile, se la tira sicuramente meno di Enrique Iglesias. Il concerto del cantante spagnolo, paragonato a quello di Gianna Nannini, ha avuto un tiepido effetto camomilla sui mille lussuosamente attovagliati al Cala di Volpe. Tra gli educatamente plaudenti c’erano Valeria Marini, Linda Batista, Marta Marzotto, Ivana Trump con Rossano Rubicondi, Lele Mora e le sue due accompagnatrici (una argentina e l’altra ascolana). In gommone da sbarco sono arrivati anche Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci. Nessuna uscita mondana per l’ex Presidente Ciampi e sua moglie Franca, ospiti di un amico industriale (italiano, noto e riservato) con villa in Costa Smeralda. Di tutt’altro genere le vacanze di Moutassem Gheddafi, sempre seguito, nella sua via trucis per discoteche, da un assortito codazzo italo-libico.

giovedì, agosto 10, 2006

Vita Smeralda sbarca a Porto Rotondo tra popperoncini e cine-onanismo

Testo e foto di Mara Malda in www.marellagiovannelli.com

Conoscendo i suoi polli Jerry Calà è calato sul palcoscenico del teatro di Porto Rotondo, sicuro di far digerire al pubblico dell’anfiteatro la sua “Vita Smeralda”. In effetti la parabola sulle tre giovani ed ingenue trolley-girls (svoltafiletto) pentite al termine di un assaggio vacanziero dell’ambientino bullo-billio, non ha indignato nessuno. Piuttosto ha suscitato nel pubblico portorotondino, solitamente raffinato, commenti del genere: “Ma che favoletta è questa! Ormai a Porto Cervo le povere italiane non le vuole più nessuno; sono state soppiantate dalle sventole sudamericane o dell’est portate a domicilio o in barca”. Un altro signore seduto in prima fila, a proiezione conclusa ha sentenziato: “Vita Smeralda è un filmetto iporealista e provinciale, persino moralista direi, la vera Costa è molto più esagerata”. E quindi il regista- buonista Calà si è beccato grandi applausi dai settecento spettatori, non più sado ma solo maso, presenti in teatro. Appena arrivato sul palcoscenico Jerry ha incassato la prima pacca sulla schiena dalla ex-moglie Mara Venier, in vacanza allo Sporting di Porto Rotondo. La neo-signora Carraro, prima di transumare al Billionare per festeggiare il compleanno di Fawaz Gruosi, ha impartito una benedizione a volo d’uccello al suo ex-marito rimasto tanto amico. A proposito di amici, Sabina Stilo e Umberto Smaila, hanno chiamato sul palcoscenico, insieme a Jerry Calà, alcuni protagonisti di Vita Smeralda. Prima però hanno fatto l’appello degli assenti giustificati “La Pedron non c’è perchè è in America con Max Biaggi mentre la Cavallin è all’ottavo mese di gravidanza”. C’erano, invece, Benedetta Valanzano, Negar Khan, Luigi Cassandra e Guido Nicheli (svolta storica la sua: dall’eterno ruolo di Cummenda a quello di Capitano). Come aperitivo alla proiezione di Vita Smeralda, Jerry Calà ha scoccato una frecciatina a Soru che “se insiste con le sue tasse, ci farà trasferire tutti a Roccella Jonica”. Hanno riso tutti, compresa Cinzia Leone, forse per scaramanzia preventiva visto che la vigilia di Ferragosto toccherà a lei far ridere il pubblico nel teatro di Porto Rotondo con il suo spettacolo “Poche idee ma molto confuse”. In prima fila, Sylvie Lubamba con due peperoncini alle orecchie più un altro che ballonzolava tra le tette, convinceva i vicini di seduta (ipnotizzati dai movimenti del popperoncino) ad adottare un cane randagio, perchè “vedere gli animali abbandonati mi spezza il cuore”. Un signore di Olbia, affranto dalla prospettiva, ha esalato un irresistibile : “Non sia mai, Marketta mia, pardon signora Lubamba”. Jerry Calà, prima di far spegnere le luci in sala per la proiezione, ha pure accennato, senza scendere nei particolari, alla travagliata uscita del film, prevista per lo scorso autunno e rimandata di mese in mese. Ha poi ringraziato i personaggi amici che, in una botta di cine-onanismo, hanno interpretato loro stessi, primo fra tutti (e ti pareva!!!) Flavio Briatore. Tra i citati, il buon Calà, ha incluso anche Lele Mora “per aver inizialmente prodotto il film”. Il ringraziamento però è rimasto verbale visto che dai titoli di coda della “Vita Smeralda” è scomparso il nome dell’agente. Qualcuno l’ha notato e tra i vari pissi pissi, uno è da riportare: “Ma sai che gli frega a Lele Mora, a quello per una porta che gli si chiude, gli si spalanca un portone. Tutti lo davano in picchiata libera, mollato da Tizio e da Caio e invece ora è lui è pappa & ciccia con Berlusconi, mica con un Sempronio qualsiasi”.

lunedì, agosto 07, 2006

"Nuove in brodo” con testimonial

Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

Le figlie di Rod Stewart, Kimberley e Ruby, modelline giramondo, molto richieste come testimonial (in questo caso dal gioielliere Fawaz Gruosi) sono in Costa Smeralda. Prima di posare per il fotografo della rivista Paris Match, hanno fatto tappa dal giovane coiffeur Paolo Isoni, sempre più richiesto ed instancabile, in quotidiana staffetta tra il negozio di Porto Rotondo e l’hotel Cervo.


Krizia, testimonial di “Cuori in Coro”
promuove una raccolta di fondi per dotare l’ospedale di Olbia di un servizio di Emodinamica Cardio-Circolatoria. La sofisticata apparecchiatura, è un vero salva-vita in caso di infarto oltre ad essere praticamente indispensabile sotto l’aspetto diagnostico. Il costo è di 1 milione duecentomila euro; una somma che si comincerà a raccogliere proprio a villa Krizia, il prossimo 18 agosto durante una cena “selezionata & mirata” organizzata dalla famosa stilista.

Cristina Ferrari e Mario Bergamini, cuore & motore del marchio torinese FISICO,
stanno invitando gli amici alla loro tradizionale cena d’agosto, fissata per mercoledì 9 al Fiat Playa di Punta Marana. Annunciata la presenza, come testimonial, di Simona Ventura, per la serie Forza Piemonte (ma senza Savoia).

mercoledì, agosto 02, 2006

Vip-shopping dalle Mercantesse in Fiera

Tutte le foto in www.marellagiovannelli.com

di Mara Malda


Abbacinate come gazze (non ladre) anche Simona Ventura, Alba Parietti e Cinzia Leone mescolate agli ospiti di Marta e Diamante Marzotto, Luisa Frigerio, Vitti Ferria Contin e Roberta Balsamo. Le cinque signore hanno organizzato una mostra-mercato di artigianato del lusso per scopi benefici. Già era intrigante il titolo stampato sui biglietti d’invito che annunciava “Dal the nel deserto allo champagne del Cala di Volpe". In uno sforzo congiunto e torrido le intrepide espositrici, assistite dalle amiche più disponibili e caldo-resistenti (tipo Raffaella Midolini di cui è nota la passione per gli sport estremi) hanno allestito uno sfavillante bazar nel Bar del Pontile all’hotel Cala di Volpe.
Due piccole barche ripiene di bouganville viola sotto un cielo infuocato di palloncini-lanterne hanno accolto persone & personaggi che hanno preso d’assalto i mercatini a cinque stelle con contorno di ombrelli-lampadari e cuscini “forestali” (non in vendita) firmati Roberto Cavalli. Successo strepitoso per gli orecchini di Vitti Ferria Contin che portano appesi conchiglie, vasetti di fiori, personaggi dei cartoni animati, creaturine mitologiche e chi più ne ha più ne metta. Le cornici fiabesche di Diamante Marzotto tempestate di ex-voto, vetri riciclati e passamanerie hanno fatto faville. Stesso successo per le borsette pelose, trapuntate, farcite ed intarsiate di Roberta Balsamo e per quelle vintage, tempestate di pietre preziose stravendute ( anche a Simona Ventura) dal duo Marzotto-Lori. Un discorso (a parte ma non tanto) meritano i magnifici quadri orientalisti della pittrice bresciana Luisa Frigerio. L’artista, nota anche come collezionista di abiti di Valentino Alta Moda anni Settanta-Ottanta, ha fatto arrivare da Brescia a tempo di record, i suoi dipinti-collage più belli. I quadri della Frigerio, hanno affascinato, per un nano-secondo, anche Flavio Briatore arrivato a cocktail quasi concluso, solo soletto e con qualche chilo di meno. Tampinato da una troupe televisiva straniera e marcato stretto da Marta Marzotto, Billioflavio ha masticato qualche battuta d’ordinanza sulla Formula 1. Visto che l’amica sua Ventura (arrivata dalla spiaggia in versione Vispa Teresa beach con figlioletti, shorts, camicetta floreale ed infradito) non c'era più, Briatore ha guadagnato una rapidissima uscita, solitaria e felpata quanto l’entrata. Arrivato tardi, Flavio si è quindi perso il meglio di una serata per niente moscia.
A cominciare dall'happening-amarcord tra Cinzia Leone e Diamante Marzotto, ex-compagne di scuola ritrovate a sorpresa dopo tanti anni. Cinema rappresentato anche da Adriana Chiesa Di Palma. La vedova del grande Carlo e Nostra Signora di Cinecittà avrebbe dovuto essere a Cuba per il compleanno di Fidel Castro. Annullati i festeggiamenti, causa malattia del Leader Maximo, Adriana Chiesa è rimasta in Costa Smeralda e, dallo Sporting di Porto Rotondo ha raggiunto il Cala di Volpe, accompagnata dal noto cineoperatore Michele Picciaredda, olbiese di origine ed internazionale per professione e collaborazioni artistiche.
Mentre Raffaello suonava il piano e cantava era tutto un entra-ed-esci dal bazar al pontile finalmente sventagliato dal maestrale. Simona Ventura dopo quattro chiacchiere con l’amica numerologa Tiziana De Marchi si è immersa nello shopping for Charity. Appagata e rilassata, è uscita carica di pacchi e pacchetti impilati l’uno sull’altro. Più ondivaga Alba Parietti, languidamente divisa tra i paparazzi ed il fidanzato-principe Giuseppe Lanza. Anche lei, comunque, è stata fortemente attratta dal vucumprà extra-chic proposto dalle sue amiche. Persino la “concorrenza” cosmopolita, rappresentata da Marina Swarovski e Fred Horovitz, ha gironzolato tra le mercantesse in fiera. Ognuna di loro ha invitato amiche e conoscenti che, moltiplicate per cinque, hanno affollato il Bar Pontile. Altrettanto evidente la mancanza di molti proprietari di barche (fino alla scorsa estate presenti in Costa Smeralda) sia italiani sia stranieri che ora, grazie all’odiosa (e odiata) tassa imposta dal governatore Soru, stanno disertando i porti sardi.
Aggiungeteci giornalisti, fotografi, operatori tv, Marco Glaviano, Maria Agostini, Lilli Carraro, Lilian Ramos, Eleonora Vallone più (per la gioia di Marco Milocco Starwood) i clienti stranieri del Cala di Volpe che entravano e uscivano chiedendo continuamente, folgorati da tante bellezze :“Who is she?”

lunedì, luglio 31, 2006

Cultura in Costa Smeralda: Lele Mora si converte, Berlusconi no

Tutte le foto in www.marellagiovannelli.com
di Mara Malda

Lele Mora convertito (o precettato) si inchina alla mutazione virtuosa della Costa Smeralda? Il dubbio serpeggia ma intanto lui, quatto quatto, seguito dalla bandanata Lilian Ramos (che ancora rideva per le barzellette di Berlusconi) e da altre due succose Morasitas, è arrivato all’aperitivo letterario domenicale nella piazzetta di Porto Cervo. Lele, quindi, ha risposto all’appello dello staff di Tom Barrack, sostenuto dalla madrina globe-trotter Marta Marzotto, impegnato a far decollare la convivenza tra cultura e mondanità in Costa Smeralda.
Tanti offesi brusii invece per il forfait last-minute dell’ex premier Berlusconi alla presentazione del libro di Pietrangelo Buttafuoco, preceduto, nei giorni scorsi, da Salvatore Niffoi, Bruno Vespa, Laura Laurenzi e Nori Corbucci. Per la serata finale della maratona letteraria, dedicata appunto al sontuoso “Le uova del drago” di Buttafuoco, il Cavaliere aveva annunciato, oltre alla presenza, un intervento suo e di Emilio Fede.
Per questo, in tutta fretta, alcune copie del libro (caso mai Berlusconi non l’avesse ancora letto) gli sono state recapitate alla Certosa di Porto Rotondo. La disdetta, arrivata solo un’ora prima dell’inizio serata, ha assunto quindi il sapore amaro della buca. Marta Marzotto, rimasta sola ma abbondante, ad introdurre Buttafuoco, inizia con il botto: “Ho sentito Berlusconi alle tre del mattino, mi ha promesso che sarebbe venuto. Evidentemente ha fatto tardi....”
A questo punto, a tutti quelli che gli stavano vicino o che passavano nei dintorni, Lele Mora spiegava : “Certo, eravamo a cena insieme al Cipriani Grill del Billionaire. Al mio tavolo, con Silvio ed Emilio, c’erano anche la figlia e il genero di Aznar e altre amiche. E a quelli che continuano a parlare male della Costa Smeralda senza motivo, io dico che, sempre sabato notte, al Billionaire c’erano personaggi famosissimi come Denzel Washington e Jennifer Lopez , oltre ai soliti principi arabi, uomini politici internazionali e anche il presidente della Regione Sicilia.
Eppure nessuno ne parla perchè, quest’anno, qualcuno ha deciso che l’immagine della Costa Smeralda deve essere appannata, out. Non ho ancora capito chi porta avanti questa strategia altrimenti farei il nome. E’ un disegno fin troppo evidente, smentito dalla realtà dei fatti”. Lele Mora, dopo aver lanciato l’idea di un complotto mediatico teso a sminuire l’appeal costaceo, ha diligentemente acquistato il libro di Buttafuoco e si è messo pazientemente in fila per farselo firmare dall’autore.
Durante la presentazione, sempre a proposito dell’assenza di Berlusconi, l’ottimo giornalista-scrittore siciliano, ha esternato un suo umilissimo dubbio: “Magari questo mio libro non è piaciuto al Cavaliere visto che gli americani ci fanno la figura degli invasori”. Meno storica e più agganciata alla stretta attualità l’ipotesi di Marta Marzotto: “Dopo la nottata al Billionaire, Silvio avrà preferito riposare”. Qualche irriverente risatina è partita dal pubblico, impegnato anche a fotografare con i cellulari personaggi più o meno noti. Lele Mora, con il solito look meringato è stato subito riconosciuto da una signora locale che, sardizzando il suo nome e cognome, lo ha chiamato: “Signor Lello Moro”. Molto fotografati anche Giancarlo Antognoni, Eleonora Vallone, Gigi Moncalvo e le due povere stelle marine (vere) montate come orecchini e finite infilzate nei lobi di Roberta Balsamo. Al posto di Berlusconi si è seduto l’avvocato Renzo Persico, presidente del Consorzio Costa Smeralda, promotore della maratona culturale che, a Porto Cervo, ha deliziosamente sfiancato (complice il clima torrido) autori, amici, appassionati e curiosi. Indifferente alla transumanza letteraria da Porto Rotondo a Porto Cervo anche Veronica Berlusconi rimasta alla Certosa di Punta Lada.
La libera uscita del marito al Billionaire con Emilio Fede e il gruppetto Lele Mora, non ha turbato l'olimpica serenità della paziente (e previdente) neo-cinquantenne che preferisce farsi massaggiare da una professionista tanto brava quanto riservata ed evitare gli stress superflui.

mercoledì, luglio 26, 2006

Dal pontile russo alla Sardite: novità brutte e belle dalla Costa Smeralda

Mara Malda per www.marellagiovannelli.com (con foto)

Un pontile galleggiante nato come un fungo by-night sta creando grande scompiglio nella spiaggia di punta Volpe a Porto Rotondo. I ringhiosissimi pissi pissi bau bau dicono che la concessione regionale sia stata concessa a tempo di record alla Minerva Finanziaria Srl. Ma, dietro questo nome, già da tempo non c’è più Veronica Berlusconi. La sua villa, chiamata Minerva, infatti, da qualche anno è passata di mano; ad acquistarla (con grande clamore) per 34 miliardi di vecchie lire è stato il magnate russo Roustam Tariko che, con la sua Russian Standard Vodka, ha accumulato una fortuna stimata attorno agli 870 milioni di dollari. Sembra che, nel giro di pochi mesi (non a caso Tariko ha debole per la Formula 1) il suo entourage sia riuscito ad ottenere l’autorizzazione dalla Regione Sardegna.
Così le tante famigliole che solitamente si ritrovano sulla spiaggetta di Punta Volpe, l’altro ieri non credevano ai propri occhi. Vicino al neonato pontile lungo 12 metri, fa orrenda mostra di sé la chiattona (intesa come macchinario) utilizzata per ancorare la piattaforma al fondale con dei corpi morti extra-large. Le proteste dei bagnanti hanno dato l’avvio ad inchieste ufficiali ed ufficiose. In attesa che il rilascio di una simile concessione venga giustificato dal competente ufficio regionale, protestano pure i vicini di villa Tariko, anche loro russi ma in affitto.
Al momento viene difficile pensare che l’intrepido Roustam (pilota spesso trionfante alla guida del suo Primatist) possa utilizzare il nuovo pontile per attraccarci il gioiellino con il quale è solito sfrecciare nelle acque della Costa Smeralda. Saltando di palo (di pontile) in frasca, sia a Porto Rotondo che a Porto Cervo è tutto un florilegio di manifestazioni culturali che vedono protagonista (era ora!) la Sardegna.
Spettacolare la mostra di costumi sardi allestita nella galleria del teatro portorotondino. Lo scrittore-antropologo Bachisio Bandinu, circondato dai “Merdules e Boes” ha raccontato la storia degli splendidi abiti recuperati nelle soffitte delle abitazioni degli anziani di tutta l’Isola. Pubblico praticamente ipnotizzato dalle maschere barbaricine salite sul palcoscenico insieme alla parca sarda fuso-munita “Sa Filonzana”. La Colony di Tom Barrack , a Porto Cervo, sta proponendo la “Settimana Sarda” e anche santa a giudicare dalla serietà degli argomenti. Vittorio Sgarbi, un paio di giorni fa, in piazzetta, ha presentato “L’isola del rimorso” un reportage della Sardegna dell’interno tra gli anni Cinquanta e Sessanta, firmato da Franco Pinna fotografo ufficiale di Federico Fellini e Luchino Visconti. Sabrina Colle, nei prossimi giorni, riuscirà a stupire anche il suo vecchio Sgarbone, recitando Grazia Deledda, sempre a Porto Cervo. Lo ha annunciato mentre gustava il gelato di cipolle con il pesce spada affumicato e prosciuttino croccante, preparato dallo chef sardo Roberto Petza, superstar all’esclusivo hotel Pitrizza.
Alla cena sarda, stupefacente per la qualità ed originalità dei piatti, ha partecipato anche Eleonora Abbagnato , prima danzatrice all'Opera di Parigi. Al suo stesso tavolo il grande fotografo Marco Glaviano e i due noti paparazzi Salvo la Fata e Riccardo Frezza. Poco distante, appena arrivata dalla sua martoriata Beirut, un’ospite fissa di Tom Barrack e Renzo Persico: la libanese Raja el Daouk. Insieme a Milena Maffei sardo-sciallata e a Marta Marzotto accorallata c’era anche la figlia Diamante con il marito-scultore Gyula Jakabffy. Le due Marzotto madre e figlia, il 1° agosto esporranno le loro creazioni (cornici, gioielli e abiti) al Cala di Volpe. La serata intitolata “ Dal thè nel deserto allo Champagne del Cala di Volpe” promette artigianato di lusso per beneficenza. La mostra-mercato includerà anche le borsette create da Roberta Balsamo e le collane di Vitti Ferria Contin.

domenica, luglio 23, 2006

Gianna Nannini resuscita Lazzaro Costa Smeralda

di Mara Malda
Le foto in www.marellagiovannelli.com


“Lei ha resuscitato la dolce vita in Costa Smeralda!” Questo commento e altri dello stesso genere, hanno accompagnato il concerto di Gianna Nannini extra-adrenalinica sul palcoscenico del Cala di Volpe. Tra i cigni finti e i gamberoni veri si aggiravano anche Gianluca Vialli e Alfonso Signorini arrivato con l’amica iper-sensitiva Maddy. Con tono suadente da allarme rosso, Signorini ha cominciato discretamente ad informarsi. La sostanza del quesito era: “Ma la Costa Smeralda tira ancora?”.
In attesa di fare i conti a fine stagione, almeno per una notte, i seicento attovagliati a bordo piscina, hanno fatto finta di essere nell’estate 2005 quando ancora Soru non s’era inventato le tasse sul lusso; le case, gli aerei privati e il mare non erano così “salati” e, in compenso, non mancava l’acqua dolce come spesso accade quest’anno in tutta la Gallura, Costa Smeralda compresa. Intorno ai due grandi buffet, uno freddo e uno caldo, e nell’angolo delle grigliate al carbone di legna, si sono baciate sempre a distanza per evitare ingorghi botulinici le solite “care carissime” Cicci, Picci, Titti e Chicchi. Aspettando la Nannini, grande struscio di personaggi dai tavoli agli zoo-buffet decorati con animali e figure più o meno mitologiche scolpite in un burro speciale a prova di sauna. Per la cronaca: gira ancora abbarbicata all’attuale marito-ministro austriaco Karl Heinz, Fiona Swarovski già signora Pacifico, Mahler, Balzarini e ora Grasser. Tavolo più minimal del solito per Lele Mora seguito da un codazzo molto ridotto rispetto alla scorsa stagione. A chi gli chiede come va, Lele risponde “alla grande” svolazzando in un tunicone bianco con sotto pantaloni lunghi e sbuffanti (almeno loro). Il gruppetto delle bellezze Morasitas ha il suo pezzullo forte in Francesca Lodo ma, a tavola con Lele, siede anche Fatma Ruffini. Cena di gala al Cala in attesa della Nannini, anche per Roberta Capua e il suo nuovo compagno.
Molto coreografica l’aristo-coppia in bianco lui (il biondo Leonardo Donà dalle Rose) e nero lei (la sua bruna innamorata italiana). Nazionale (Francesca Oldini) anche l’ultima new-entry nel carnet di Massimo Gatti già noto acchiappatope esterofilo. ’ultima new-entry nel carnet di Massimo Gatti noto acchiappatope esterofilo. Il principe Carlo Giovanelli, a chi gli chiede un parere sulla figuraccia savoiarda fatta dall’amico suo Vittorio Emanuele, risponde con tono affranto: “Eppure non è cattivo credetemi!” Ha pure garantito che, almeno per questa estate, l’Irreal coppia non metterà piede in Sardegna dove, in alcuni paesi, hanno persino cambiato i nomi delle vie intitolate ai Savoia. I sardi, infatti, non hanno (giustamente) ancora digerito gli insulti a loro rivolti dall’intercettato Vittorio Emanuele.
Il monarchico ad oltranza Carlo Giovanelli ha poi preferito dirottare il discorso sulle vip-reazioni alle tasse di Soru . Incavolatissimo sarebbe il Paperone svizzero Sergio Mantegazza, peraltro fraterno amico del ramPollo Savoia. Il Mantegazza, proprietario di uno dei più bei panfili del mondo, ha deciso “per una questione di principio” che diserterà i porti sardi dopo decenni di assidua frequentazione. Finita la cena, è iniziato il concerto al fulmicotone di Gianna Nannini con un doppio spettacolo, sul palcoscenico e negli immediati dintorni grazie alla benedetta assenza degli odiosi privè. Gli strepitosi successi della muscolosa Gianna zompante nei suoi anfibi, hanno così riunito in una ballonzolante mescolanza Valeria Marini, Linda Batista e Marta Marzotto, giornalisti e cameramen, fotografi e pubblico pagante (tanto) ma almeno contento. Danzanti a bordo piscina e a bordo palco anche Sandra Carraro, lo scultore Gianni Manganelli e la principessa Maria Pia Ruspoli. Non potevano mancare le emozioni ruffianamente mondiali (anche se d’annata) con la canzone “Notti magiche” e un piccolo mistero. Gianna Nannini aveva chiamato sul palcoscenico Gianluca Vialli e Giancarlo Antognoni per cantarla insieme a loro.
Ma l’invito è stato accolto solo dall’ ex-giocatore della Fiorentina mentre Vialli (timido o stonato?) non si è schiodato dal suo tavolo. Assente Tom Barrack che, ai primi di agosto, ospiterà in Costa Smeralda l’Ambasciatore americano in Italia Ronald Spogli. Finito il concerto, tutti in coda per salutare e ringraziare Gianna Nannini. In attesa davanti al camerino anche Eleonora Vallone alla vigilia del suo primo giorno di lavoro nella piscina del Cala di Volpe come insegnante di gymnuoto.

giovedì, luglio 20, 2006

Dal Cavaliere-gelataio alla terror-Asta Airc: quello che non strozza ingrassa

Le foto in www.marellagiovannelli.com

Il gelato, l’olio e il limoncello del Presidente, tutti rigorosamente prodotti alla Certosa
di Porto Rotondo sono l’ultima passione dell’ex-premier Berlusconi. Si è fatto allestire, vicino all’anfiteatro una gelateria attrezzata di tutto punto; macchinario all’avanguardia, tavolini sotto le fresche frasche del parco; coni e coppette a portata di mano. Il Cavaliere-Gelataio serve personalmente i suoi invitati e, ad alcuni ospiti, regala anche le bottiglie di olio e limoncello “del Presidente” con tanto di logo e di etichetta. Olive e limoni arrivano dagli alberi piantati intorno alla Certosa mentre per i gelati (suo noto peccato di gola) Berlusconi si è messo in proprio dopo aver preso qualche lezione dal “maestro” siciliano Giovanni Lombardo, titolare della famosa gelateria di Porto Rotondo.
Decisamente più orientale l’atmosfera del Safina al Pevero Golf Club dove si è ripetuta la tradizionale serata AIRC per la ricerca sul cancro. Riproposti anche i balletti del ventre, puntuali e scontati come i saldi di luglio. Raccolti 50mila euro di cui 25mila portati a casa AIRC dall’implacabile Marta Marzotto, battitrice della terrorAsta e da Sandra Mondaini, testimonial storica & stoica, meno mobile del solito a causa di una gamba dolorante. Circa 600 i presenti, inizialmente trasformati in altrettante statue di cera all’appello-richiamo della Marzotto: “Aggiudicherò gli splendidi oggetti offerti dai prestigiosi sponsor a chi alzerà un dito, anche solo per grattarsi il naso”. Tutti, o quasi, con le braccia paralizzate, forse per tirchieria, forse per timidezza ma, la previdente Marta si era coperta le spalle portandosi appresso un gruppo di generosi “lanciatori scelti” acquattati nel privè. Lo spazio riservato ha visto comunque, in qualche angolino, la promiscua commistione di nobildonne tipo la principessa Ruspoli e la marchesa Brivio Sforza con alcuni “tronisti” non meglio identificati. Stella brillante di luce propria Beatrice Borromeo, entusiasta del suo prossimo impegno televisivo a fianco di Michele Santoro in “Anno Zero”. E, anche quest’anno, come nell’estate 2005, è risuonato l’urlo marzottiano “Claudio Mercurio e Tiziana De Marchi, aiuto!” con il pronto intervento della munifica billio-coppia. Molto generoso il contributo di Marco Milocco, grande cuore e motore Starwood. Tra le (poche) altre manine alzate si sono distinte quelle della pop-singer Anna Betz; dell’editrice Adelina Tattilo e di Pasquale Ragnedda Sindaco di Arzachena. Nella serie di splendidi oggetti battuti all’asta c’era anche un quadro di Luisa Frigerio, apprezzata pittrice e presto-nonna di Giuseppe Garibaldi jr. (la figlia Cristina ha infatti sposato il discendente diretto dell’Eroe dei due Mondi e, tra un mese, nascerà il loro bambino). L’asta si è chiusa con un gesto di cortesia di Tiziana De Marchi che ha regalato a Sandra Mondaini la collana magnum appena acquistata all’asta. Sempre in Costa Smeralda, proseguono gli aperitivi letterari, sicuramente meno mosci di tante festilenze. Irresistibili gli aneddoti raccontati da Antonio Caprarica e tratti dal suo ultimo libro “Dio ci salvi dagli inglesi...o no!?” presentato nella piazzetta di Porto Cervo da Monica Maggioni. Caprarica strepitoso, Maggioni debole solo nella lingerie: mutandina nera tracimante dai pantaloni candidi ed abbinata a reggiseno bianco.

Mara Malda

lunedì, luglio 17, 2006

Da Porto Cervo a Porto Rotondo tra Zen-sorprese, il Califfo e un Campanile

Le foto in www.marellagiovannelli.com

di Mara Malda

Flavio è innamorato come una pera cotta di Elisabetta ma gli affari di cuore della coppia Briatoraci sono meno interessanti (almeno per buongustai) della nuova Zen-star della Costa Smeralda: Roberto Okabe, gran maestro del sushi. Lo chef nippo-brasiliano, insieme al calciatore del Milan Clarence Seedorf, ha “clonato” il Finger’s di Milano al Tennis Club dell’hotel Cervo.

Con la collaborazione dello staff Starwood e la benedizione del noto volpone Barrack, qualcosa di nuovo e diverso, è stato creato a Porto Cervo. Traslocato il Nikki Beach in altri lidi, alla velocità di un fungo giapponese, è nato un lounge bar-ristorante con terrazzino ideale per incontri molto ravvicinati di qualsiasi tipo. Atmosfera extra-soft; effetto speciale rugiada rinfrescante con nuvolette di vapore spruzzato a tradimento; luci finalmente ruffiane; arredi e corredi raffinati ma non stucchevoli; infernali le dannatissime bacchette, purtroppo indispensabili per non rovinare la nippo-coreografia.

Stupefacenti per squisitezza ed originalità le specialità preparate da “Roby Sushi” Okabe, considerato uno dei migliori cuochi del mondo. Utilizzando i coltelli, simili a spade di samurai, si esibisce “in diretta” culinaria multietnica. Armonizza il salmone tritato con uova di salmone e porri (Sushi Gio); l’aragosta tritata con maionese, sesamo e porri (Gunkan Lobster); il salmone grigliato all'arancia e il formaggio philadelfia; la mousse di patate con tartufo e nero di seppia. Prepara sorpresine al caviale e serve anche nei bicchieri pezzettini di pesce con salsa segreta dove l’unica base riconoscibile è il pomodoro. Tutti entusiasti davanti al bancone per fotografare con i cellulari Okabe in azione.

Più interessato a farsi intervistare sulle disgrazie della Fiorentina Giancarlo Antognoni; distratte e già con la testa al Pepero che inaugurava la stessa sera, Marta Marzotto e Sandra Carraro. Avvistata sul tatami anche Eleonora Vallone mentre Alessandro Cecchi Paone ha fatto una sosta sotto “la macchina della rugiada” prima di spostarsi al vicino Porto Vecchio per la presentazione del suo documentario “L’oceano visto con gli occhi di Ulisse”.

Cultura anche a Porto Rotondo dove l’Ensemble Strumentale Scaligero si è esibito in una piazzetta San Marco compostamente “piena e colta” con i Barilla e i Donà dalle Rose in prima fila, vicini ma non troppo a Sabina Stilo e Massimiliano Maselli.
Assente (ma nessuno l'aspettava)l’ex-premier Silvio Berlusconi, in retiro non più tanto bueno alla Certosa. In compenso il posto d’onore, accanto all'orchestra, era riservato al nascituro Campanile di Porto Rotondo in effigie. Disegnato da Mario Ceroli sarà innalzato a fine estate; per finanziare la costruzione è stata avviata una campagna di raccolta fondi tra i consorziati. Una targa posta sulla Torre tutta di legno, e per questo unica al mondo, riporterà la lista dei soci del Campanile Fan Club, capeggiato dal Conte-attuale presidente del Consorzio di Porto Rotondo Luigino Donà dalle Rose.

PS. Sempre a Porto Rotondo, nei giorni scorsi, ha riaperto il Country Club. A risollevare le sorti di una serata inaugurale alquanto moscia ha provveduto Franco Califano con un concerto mini solo per la lunghezza della rischiosa esibizione a bordo piscina.

martedì, luglio 11, 2006

Il marito-zecca della Pivetti, l'Estrada furiosa e i ritorni in Costa

Testo di Mara Malda (con foto) per www.marellagiovannelli.com

“Irene, mi raccomando: petto in fuori e stai attenta a non scoprire le gengive quando sorridi!” E' una vera zecca, a tratti molesta, Alberto Brambilla marito della Pivetti ex-presidente della Camera e neo-arruolata nella scuderia di Lele Mora. E' Brambilla il regista della sua imprevedibile e mutante consorte che gli obbedisce come un soldatino. Almeno così riferiscono dalla spiaggia della Costa Smeralda dove è stato “montato” il servizio fotografico pubblicato sul settimanale “Oggi” con la coppietta Irene -Costantino sparata persino in copertina.
Vitagliano è stato tirato a lucido (con olio di gomito, muscolo dopo muscolo) dal parrucchiere Paolo Isoni che ha poi truccato ed acconciato la Pivetti. La lunga seduta in spiaggia (con fuoriuscita di queste foto non ufficiali) ha rivelato tutta la tempra di Alberto Brambilla, marito-consigliere-stratega del Pivetti look. Solo che l’onnipresenza di un coniuge così appiccicoso ha reso ancora più improbabile il romantico scenario allestito da Lele Mora per Costantino & Irene. E neanche un similgossip ha potuto propagarsi dagli scogli che per ore hanno dovuto sorbirsi le zeppe della Pivetti mai-scalza e per niente perforata dagli sguardi fintoassassini del Depilato Vitagliano.
Avvistata e fotografata (da lontano) all’hotel Cervo l’onorevole Daniela Santanchè in caftano lungo con spacco vertiginoso come i tacchi dei sandali farciti di cristalli swarovski. Commento generale: “Rieccola! Ma non aveva detto che non avrebbe più messo piede in Sardegna in segno di protesta contro le tasse sul lusso imposte da Soru?” Nello stesso hotel alloggia Natalia Estrada con il nuovo fidanzato. Un paparazzo non autorizzato, nascosto dietro un cespuglio, è stato scoperto e rincorso dalla furiosa caliente spagnola che, alla stessa ora, aveva dato appuntamento ad un suo fotografo di fiducia per un servizio “posato”, concordato e non rubato.
Nessuna sorpresa per il ritorno in Costa Smeralda delle due Marte: Brivio Sforza e Marzotto già in frenetica transumanza da Porto Rotondo a Porto Cervo. Presente anche Silvio Berlusconi, in versione sempre più familiare nella sua Certosa a Punta Lada. L’ex-premier, dopo un inizio stagione decisamente moscio, ha ripreso a sperimentare nel parco nuovi effetti speciali, sia luminosi che botanici.

martedì, luglio 04, 2006

Alla scoperta dei tesori nascosti nell’agro di Olbia

Le foto in www.marellagiovannelli.com

Una full-immersion, non in acqua, ma nel vicino e ricco patrimonio archeologico, può costituire una valida alternativa alla routine balneare. Proponiamo ai lettori della “Gazzetta di Porto Rotondo” un itinerario...a puntate. Il primo ci porta a visitare l’agro di Olbia.

Lo storico greco Pausania attribuisce la fondazione della “Città Felice” a Iolao, nipote e compagno di Eracle. La possibilità di una frequentazione greca precedente la fondazione ufficiale di Olbia da parte dei Cartaginesi, avvenuta nella metà del IV secolo avanti Cristo, prende ora sempre più piede alla luce di significativi ritrovamenti archeologici nel centro urbano e nel territorio. La prima tappa è alla Tomba di giganti di Su Monte ‘e S’Abe che, per le sue dimensioni, è una delle più importanti in Sardegna. Il monumento è facilmente raggiungibile in auto percorrendo il sentiero, segnalato da appositi cartelli, che si apre sulla destra della strada Olbia-Loiri all'altezza del km 3.3. Le Tombe di Giganti erano sepolture collettive d'epoca nuragica in uso dal 1500 al 1100 a. C., sempre situate nei pressi di un villaggio.

I defunti erano posti nel corridoio, mentre nello spazio antistante all'esedra (il semicerchio formato dai lastroni), oltre alle possibili offerte, si svolgevano i riti periodici legati al culto dei morti, molto sentiti dalle genti nuragiche. A piedi, dalla Tomba dei Giganti, è possibile raggiungere il vicinissimo Castello di Pedres. Le prime notizie scritte sulla fortezza risalgono alla fine del Duecento, quando il Giudicato di Gallura, di cui Olbia era capoluogo, era diventato ormai un possesso della potente famiglia pisana dei Visconti.

Il complesso è costituito da due piazzali cintati, di cui il superiore mostra un insieme di edifici tra cui spicca il mastio, originariamente ripartito al suo interno da quattro ripiani lignei. L'ingresso era notevolmente rialzato dal suolo per motivi di sicurezza. Nella tipologia generale e nei dettagli tecnico-costruttivi il castello riflette l'intervento di maestranze toscane. Poco distante, rientrando ad Olbia, sulla riva destra del fiume Padrongianos-Loddone, merita assolutamente una visita la Fattoria Romana de S’Imbalconadu. Lo scavo ha evidenziato la presenza di ambienti specializzati per la macinazione del grano e per la cottura del pane, come anche per la produzione del vino, che avveniva mediante pigiatura in due vasche rettangolari. La casa-torre costituiva la dimora del conduttore della fattoria e della sua famiglia. La fattoria è stata datata al 125 circa, quindi bruciata ed abbandonata tra l'80 ed il 70 a.C.

Un’altra zona di grande interesse archeologico è quella di Cabu Abbas. Percorrendo la strada vicinale che si imbocca in corrispondenza del cavalcaferrovia di Via dei Lidi, si arriva all’Acquedotto Romano in località Sa Rughittola. Sicuramente, è l’esempio meglio conservato in Sardegna di questa classe di monumenti tipici del mondo romano. Arcate e cisterne testimoniano le grandi dimensioni dell’opera datata tra la fine del II e l'inizio del III secolo. L’impianto raccoglieva le acque di alcune sorgenti dalle pendici del colle di Cabu Abbas (traduzione in sardo dal latino caput aquarum, cioè "capo delle acque"). Il tracciato dell'acquedotto si snodava per circa 7 km e si immetteva nel centro urbano dove erano ubicate le Terme.

In età Romana Olbia contava almeno 5000 abitanti; la sua prosperità ruotava intorno al porto che, oltre ad essere il principale punto d’imbarco del grano sardo destinato a Roma, era molto importante come base militare e commerciale, al centro di una rete di traffici con l’Africa, la Spagna e la costa tirrenica della Penisola. Ma, sempre a Cabu Abbas, si può fare anche un viaggio a ritroso nel tempo e passare dalle imponenti vestigia romane ai suggestivi resti del Nuraghe di Riu Mulinu risalente all’Età del Bronzo (1300-1200 a. C.)

Una sua caratteristica è il grande e alto recinto con accessi contrapposti che circonda la vetta del colle, occupata da un piccolo nuraghe monotorre. Da qui si osserva un panorama spettacolare della piana di Olbia e del suo golfo, ed è facile capire la funzione strategica che il nuraghe svolgeva. Nello scavo del 1939 si rinvenne, tra gli altri reperti, un bronzetto raffigurante una portatrice di brocca. Un altro monumento-simbolo del territorio si trova poco distante da Cabu Abbas: il pozzo sacro di “Sa Testa”, a Cala Saccaia dove si arriva percorrendo la strada per il Porto Industriale, direzione Pittulongu.

Testimonianza del culto delle acque per le genti nuragiche, Sa Testa è uno dei monumenti più noti e meglio conservati della Sardegna. La riqualificazione del sito è stata purtroppo svilita da una nuova ed enorme costruzione
commerciale edificata nelle immediate vicinanze. Scavato nel 1930 da Doro Levi, il pozzo sacro di Olbia, restituì, oltre a reperti nuragici, anche materiali di età punica e romana. Di straordinaria importanza, il ritrovamento di una statuetta votiva lignea risalente alla fine del VII-prima metà del VI secolo a. C. di produzione greco-orientale. Si trova ad Olbia anche la Basilica di San Simplicio, il più importante monumento della Sardegna nord-orientale. La chiesa, in stile romanico-pisano, venne eretta tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo all'interno di una vasta area cimiteriale, quindi nettamente al di fuori dell'abitato antico.

Ora si attende il completamento del restauro dei relitti delle antiche navi romane rinvenute durante i lavori per la realizzazione del tunnel. Il tesoro riemerso dal fango comprende una straordinaria quantità di materiale archeologico, sistemato in 600 casse, a documentare 25 secoli di storia della città. Si spera che scafi e reperti, con il completamento del Muso Archeologico, possano presto trovare un’adeguata collocazione.


Marella Giovannelli per la Gazzetta di Porto Rotondo
Giugno 2006

sabato, giugno 24, 2006

Un campanile di legno unico al mondo, a Porto Rotondo

Le foto in www.marellagiovannelli.com

Articolo di Marella Giovannelli per la Gazzetta di Porto Rotondo

Porto Rotondo avrà il suo campanile in legno, unico al mondo, sia per i materiali usati che per le sue dimensioni. Il via libera del Comune di Olbia è arrivato a conclusione di un lungo iter amministrativo, iniziato nel marzo 2004. La torre campanaria, alta 22 metri, nasce da un progetto di Mario Ceroli e Gianfranco Fini. Il disegno originale, risalente agli anni Settanta, è stato rielaborato dall’architetto Sergio Malgaretto, dal punto di vista costruttivo e statico. Oggi, grazie all’utilizzo di legno lamellare, può essere garantita maggiore flessibilità e resistenza strutturale.
All’interno del campanile sarà sistemata una scala elicoidale in acciaio con i gradini rivestiti di legno. La torre è caratterizzata da sei campate e sulla sua sommità verrà posta una cuspide, sempre in legno e rivestita di rame.
Il disegno originale, firmato Ceroli-Fini, prevedeva, come posizionamento del campanile, la parte anteriore della Chiesa di San Lorenzo, affacciata sulla scalinata che porta sulla Piazzetta San Marco. Invece, considerati vari aspetti logistici e i flussi dei passaggi pedonali, si è deciso di collocare la torre campanaria sul retro dell’edificio sacro. Qui è stata individuata un’area, destinata esclusivamente ad ospitare un’opera tanto singolare quanto suggestiva. L’architetto Sergio Malgaretto è riuscito, senza alterare il progetto iniziale, ad “attualizzarlo” riguardo alla tecnica costruttiva e alle soluzioni tecnologiche. E’ importante anche, come sottolinea Malgaretto “aver recuperato un’idea valorizzandola. Infatti, rispetto al primo disegno,
è stata aumentata l’altezza del campanile, proprio in funzione di una visibilità ottimale anche per chi arriva a Porto Rotondo dal mare”. E poi si è voluto giustamente dare alla struttura uno spazio facilmente fruibile, nelle immediate vicinanze della Chiesa. L’impresa incaricata di realizzare il manufatto è la Kaufmann-Canducci di Pesaro che ha già eseguito varie opere per lo scultore Mario Ceroli. I lavori dovrebbero iniziare il prossimo autunno e concludersi nella primavera 2007; i relativi rapporti tra le parti, Consorzio di Porto Rotondo e il Comune di Olbia, sono regolati da apposita convenzione. Il costo della torre campanaria è di circa 200mila euro. Già attivata una sottoscrizione tra i consorziati che potranno contribuire, anche con piccole quote, a finanziare la realizzazione del campanile. Il conte Luigi Donà dalle Rose, presidente del Consorzio di Porto Rotondo, vede nell’attuazione di questo progetto “un segno positivo, che fa ben sperare per il completamento di altre opere”. In pratica si riferisce alla facciata posteriore della Chiesa, nel rispetto di un progetto di Ceroli, e all’inserimento del magnifico rosone già pronto. “ Restano da realizzare – aggiunge Donà dalle Rose- la macchina scenica e i tre altorilievi mancanti nel tamburo del teatro. Vorremmo anche rifare la pavimentazione in granito di via del Molo e via Riccardo Belli; ho già parlato con il grande scultore sardo Pinuccio Sciola perchè il mio desiderio è continuare a far vivere il villaggio nel segno dell’Arte, seguendo quel percorso d’autore iniziato quarant’anni fa”.

Matrimonio balnear-pirotecnico a Porto Rotondo

Mara Malda per www.marellagiovannelli.com

Foto di Chiara Cazzamali e Antonio Privitera


Insolito allestimento, sabato 17 giugno, sulla spiaggetta di Punta Volpe a Porto Rotondo dove sorgono le villone di Ennio Doris Mediolanum e di Domenico Bonifaci. Capannelli di bagnanti hanno circondato gli operai al lavoro che hanno fatto trapelare solo poche notizie sui preparativi in corso per il balnear-pirotecnico matrimonio della figlia Diletta (di nome e di fatto) di Domenico Bonifaci, costruttore, finanziere, immobiliarista e anche editore del Tempo.
Diletta Bonifaci, trent’anni, e Cristiano Toffano, trentadue, si sono sposati ad Olbia nella Basilica di San Simplicio. Da Roma, i Bonifaci, oltre agli invitati, hanno portato anche il sacerdote che ha officiato le nozze. Effetti (fioriti) speciali nella splendida chiesa romanica con gli archi tutti profilati di rose bianche. Bianchi e gialli, anzi oro, i colori scelti per i spettacolari fuochi d’artificio che la sposa ha voluto molto raffinati e poco rumorosi. Gli uomini della "Pirotecnica Laziale" di Veroli si sono calati dal Frusinate a Porto Rotondo per allestire i marchingegni pirotecnici piazzandoli in punti strategici sia a mare (su delle zatterine) che a terra (specie di cannoncini).
Una decina di “addetti ai razzi” ha armeggiato fino al tardo pomeriggio in spiaggia mentre decine di curiosi cercavano di sbirciare dalle vetrate del grande gazebo presidiato da vigilantes. Visibili le ghirlande di fiori; si narra anche di un tappeto di rose calpestato dagli invitati al ricevimento nuziale. I fuochi d’artificio sono iniziati con una cascata di luci candide; illuminato a giorno e inondato di musica il parco della villa e persino il mare visto che i giochi pirotecnici gialli e bianchi, sono partiti anche dall’acqua. Un elicottero antincendio ha presidiato la zona per evitare pericolose mutazioni delle scintille giudicate più suggestive persino di quelle create dall’Artificiere- Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, sempre esagerato, grande appassionato di fuochi d’artificio e finte colate laviche, ormai le propone a tutti gli ospiti della Certosa come digestivo.

venerdì, giugno 16, 2006

Tasse sul sul lusso: tu che sei sarda, fammi capire: (lettera di una "continentale")

Lettera inviata a www.marellagiovannelli.com



Cara Marella, tu che sei sarda: fammi capire.


Ti chiedo lumi sulla tua terra, sulla Sardegna, sui sardi. Il quesito è il seguente: ma veramente noi continentali risultiamo tanto stupidi?

Che non godessimo di grande stima da parte dei sardi me n’ero accorta. Ricordo le parole di un giardiniere che faceva la manutenzione del nostro piccolo prato nel Villaggio di Punta Volpe che un giorno mi disse: “Si ricordi che qui non è casa sua. Qui lei è ospite.” Non sono abituata così in Veneto, dove chi ti dà lavoro è considerata ancora una persona per lo meno rispettabile. Molti sardi, prendo atto (ma non tutti, per fortuna!) non hanno il senso dell’accoglienza tipico di certi popoli mediterranei: pazienza. Napoletani, pugliesi e siciliani in questo insegnano a tutti. Anche a noi veneti, che però abbiamo più fabbriche che spiagge e alberghi in fioritura… Tuttavia non sono arrabbiata con i tuoi conterranei: li capisco. Si sentono usurpati dei proprio territori. Se la Sardegna, infatti, e la Costa Smeralda in particolare, non avessero incontrato un certo Principe (AK), certi veneti (DDR), certi bresciani o bergamaschi (gente non sempre “crema”, ma lavoratori combattivi), sarebbe forse ancora terra di pascoli. Probabilmente questo è il rimpianto di tanti sardi. Ed è per questo che i “forestieri” danno così fastidio. Hanno usurpato i pascoli.
La ragione del mio sconcerto però, cara Marella, riguarda l’inquietante intervista del Vs. governatore Soru su Panorama di questa settimana a proposito della sua auspicata tassa sulle proprietà dei non residenti sull’isola. Soru dice: non è una patrimoniale. Né, tanto meno, una “patrimoniale etnica”. Va bene, non giriamo intorno alle parole, guardiamo i fatti: è una tassa per i ricchi-continentali. E, alla luce dell’intervista, aggiungo io: una tassa per i ricchi-continentali-stupidi.

Soru, oltre a non apprezzarci come molti suoi conterranei (ma questo non è un problema, pazienza), ci considera soprattutto stupidi: persone non in grado di capire le sue ragioni, i suoi problemi.
Il suo ragionamento più inquietante è il seguente: se un sardo possiede una seconda casa in Sardegna, paga le tasse alla regione Sardegna, e quindi è ok. Se invece il proprietario è un milanese, “la Sardegna non vede un euro”. E quindi, Soru non lo dice, ma la percezione ti assicuro è questa: “deve morire”, perché i soldi dell’ICI che paga, vanno in tasca alla Regione Lombardia. Domanda retorica di Soru al giornalista: “Le sembra giusto?” Risposta del giornalista: “In effetti…”

ALT!
A parte il fatto che non si capisce perché fatti riguardanti eventuali sospesi tra Regione Sardegna e Governo Centrale dovrebbero turbare la serenità del cittadino continentale (pagante le tasse!), mi risulta, quantomeno, che la distribuzione del gettito fiscale sia materia delle persone elette e preposte a governarci. O forse che minacciando i ricchi-continentali-stupidi Soru voglia ottenere più credito e più ascolto presso il Governo Centrale? (In ogni caso, affar suo, non mio.)

Ma se invece fosse tutto vero? Che Soru veramente riuscisse un giorno a riscuotere la sua tassa pro-stupidi?
Ancora ALT! Vorrei ricordare un’ovvietà: la Sardegna non è frequentata solo da arabi, americani, libanesi miliardari. E’ frequentata soprattutto da italiani, molti del nord, gente (mi riservo qualche possibile eccezione) che ha fatto i soldi onestamente (mi si passi il termine volgare del “fare i soldi” che non significa rubare (!), ma lavorare, creare posti di lavoro, pagare le tasse). Qualche pazzo o meglio, stupido, innamorato del mare, dell’Italia, della natura sarda, è riuscito a comprarsi pure una casa in Sardegna. Pochi hanno il villone; molti hanno appartamenti, grandi, medi ma anche piccolissimi. In effetti per tenere - e mantenere - una casa in Sardegna ci vogliono molta passione e molti soldi. Passione: la Sardegna, per un continentale, non è comoda. Per raggiungerla ci vuole l’aereo o la nave. Una volta raggiunta l’isola, senza un mezzo di trasporto (un’auto o una moto) sei praticamente “morto”. Inoltre, se non possiedi uno straccio di gommone o una qualsiasi imbarcazione da diporto, sei altrettanto “morto”. Le spiagge, spesso difficili da raggiungere, non sono attrezzate. Niente ombrelloni, né bar (ma forse questa è la bellezza dell’isola…organizzandosi per non morire di sete, fame o sole). Se a tutto questo aggiungi le spese che devi sostenere per la tua casa sarda: luce, acqua, gas, telefono, tassa per i rifiuti, spese per il “Consorzio”, ICI, tassa quotidiana al “Parco della Maddalena”, (qualora avessi l’idea – a questo punto “balzana” – di andare a fare un bagno a Mortorio dove alcuni scrupolosi esattori in gommoncino, transitando da un’imbarcazione all’altra per tutto il giorno, riscuotono il “dovuto”…A proposito, scusa la parentesi: che destinazione hanno quei soldi?…Non c’entrerà mica ancora la Regione Sardegna?!?) Se a tutto questo, dicevo, aggiungi anche la nuova tassa che il signor Soru vorrebbe appiopparci, allora sì: mi arrendo.

BANDUS! Si diceva giocando da piccoli. Soru ha vinto. Siamo proprio stupidi. Senza limiti. Stupidi da morire.
Pensierino della sera: e se invece questo fosse un piano strategico del Governatore per liberare la Sardegna dai continentali e farla diventare un paradiso per soli bilionari per lo più stranieri? Mah: non ci capisco proprio niente (infatti sono stupida). Avevo avuto la percezione che Soru fosse leggermente “sinistroide”(uno che pensa a difendere i più deboli, le classi meno abbienti) e invece mi dovrei ricredere: che sia fascista? Abbasso il duce.

Lilli Carraro

lunedì, giugno 12, 2006

Vip da sbarco a Porto Rotondo per l’inaugurazione del Peugeot à la Plage

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Interviste rilasciate a raffica per la splendida Magda Gomez , in crisi di astinenza verbale dopo mesi di spogliarelli muti a Markette. La valletta di Chiambretti, insieme ad altri corpi e volti noti, ha partecipato (meno passivamente dei suoi colleghi ospiti incollati alle sedie del privè) all’inaugurazione del nuovo Peugeot à la Plage di Porto Rotondo.Trattasi, apparentemente, di un clone evoluto del Fiat Playa, aperto lo scorso anno, nel vicino Golfo di Marinella. Cambia il marchio dello sponsor ma l’idea di fondo è la stessa: uno stabilimento balneare in grado di suscitare l’ira funesta di Soru-Savonarola con tanto di spiaggia in uso esclusivo, ristorante, bar, area fitness e relax. E, ironia della sorte, si chiama Ira anche la spiaggia che ospita il club in odore sospetto di lusso. Forse per esprimere solidarietà preventiva alle centinaia di invitati più o meno-meno vip, alla serata inaugurale, ha partecipato il forzitaliota Mauro Pili ex presidente della Regione Sardegna, predecessore di Renato Soru. “Sembra di essere dentro un televisore” ha detto una signora di Olbia, evidentemente stordita da tanto vip-pollaio animato da madre Patrizia e figlia Giada De Blank. Vicine di sedia o tavolo, testimonialeggiavano Corinne Clery, Alba Parietti, Denny Mendez, Edelfa Chiara Masciotta, Rosalinda Celentano, Valeria Fabrizi e Francesca Rettondini. Al rombante richiamo della Peugeot hanno risposto anche Edoardo Costa, Fabio Canino, Guido Bagatta e Walter Nudo, arrivati puntuali (come tutti i vip-ospiti) nei pullman noleggiati per l’occasione.
Unica eccezione: Valeria Marini, ritardataria cronica ma irresistibile. E’ passata di tavolo in tavolo sfoggiando la borsetta in metallo a forma di palla, sua ultima creazione partorita tra le seduzioni di sexy slip e reggiseno terrazzati. Il cantante Ron è stato protagonista insieme a Mario Melazzini, presidente dell’Aisla, di una raccolta fondi con lotteria di beneficenza che ha portato nelle casse dell’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica più di 20mila euro. La presentatrice Rossella Brescia, proprio sul finale, ha sganciato un commento...incommentabile, una vera perla di gaffe. Rivolta a Maurizio Mulargia, ottimo cameraman di Videolina, vincitore del superpremio finale, una Peugeot 207, ha esclamato: “Ed è anche un sardo! Ajò! Ma cosa ci fai qui?”

domenica, giugno 04, 2006

Topi in esilio e maiali alla forca...anche questa è storia

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All’inizio furono le anguille di Ginevra ad essere accusate di numerosi misfatti davanti al Tribunale Episcopale. Il loro avvocato le difese talmente bene che esse ottennero in uso esclusivo, una parte del lago Léman. Correva l’anno 1221 e, secondo lo scrittore francese Jean Réal, autore del saggio “Betes et Juges”, il processo alle anguille ginevrine fu solo il primo di una lunghissima serie che, non solo in Europa, vide come imputati animali domestici e selvatici.
Finirono alla sbarra, oltre ai gatti neri, accusati di stregoneria dai giudici dell'Inquisizione, topi, cavallette, insetti e bestie di vario tipo. Documentato, ad esempio, il processo ad un maiale che aveva tentato di mangiare un neonato, nel 1385. La bestia fu processata e condannata all'impiccagione, ma vestita con abiti umani e, sul muso, una maschera raffigurante un volto. Quando il tribunale era ecclesiastico il processo spesso si concludeva con la scomunica dell’animale. I giudici erano più tolleranti con le bestie selvatiche e molto meno con quelle domestiche, legate all’uomo per gli obblighi e i doveri derivanti dalla vita in comune.
Gli animali imputati beneficiavano persino di un avvocato difensore; cronache dell’epoca riportano i successi di Pierre Rambaud che, nel 1545, riuscì a far vincere i bruchi “guastatori” di culture da lui assistiti. Nel 1793 un pappagallo parlante venne usato come testimone dai rivoluzionari per giudicare un nobile francese colpevole di aver insegnato all'animale a ripetere “Viva il re”. Durante il processo l'uccello si mise a fischiare solo piacevoli motivetti e l'accusa al suo nobile padrone Louis de La Viefville venne tramutata in “aver cercato di insegnare al pappagallo ritornelli odiosi”.
Tra il 1600 e il 1700 in Canada furono delle pacifiche tortorelle a finire in tribunale. La causa fece scalpore considerata l’esemplare mitezza delle imputate mentre l’opinione pubblica commentava favorevolmente le pene inflitte a insetti, topi, porci e lupi. Gli animali potevano essere condannati all’esilio, finire sul patibolo o essere dichiarati colpevoli in contumacia. I galli sottoposti a visita medico-giudiziaria e i lumaconi colpiti da anatema, erano certo più fortunati dei roditori spesso incarcerati e poi condotti alla forca per essere giustiziati dal boia.
Documentata anche una vicenda accaduta nel comune di Stelvio, nel Tirolo. Qui, dopo aver iniziato un procedimento penale contro alcuni topi per i danni evidenti da loro causati in campagna, fu nominato un avvocato difensore, un certo Hans Grinebner. Nella sua arringa riuscì dimostrare che questi roditori, di frequente, avevano lavorato per il bene della comunità, mangiando larve di insetti e arricchendo il terreno.
Sarebbe stato quindi equo dare loro un altro domicilio e un salvacondotto per raggiungere la nuova dimora senza incontrare lungo la strada cani, gatti e altri nemici. Al giudice parve che la richiesta fosse legittima e sentenziò che “un libero salvacondotto, oltre a una moratoria di quattordici giorni, venisse concesso ai sorci con i figli piccoli e a quelli ancora bambini”.

venerdì, giugno 02, 2006

Da Terra Madre a Isola Matrigna


Testo e foto per www.marellagiovannnelli.com


Debellati i sequestri di persona, l’atavico astio di non pochi Sardi contro i continentali-ricchi-invasori-usurpatori-colonizzatori, doveva prima o poi trovare una valvola di sfogo. Per questo, nell’indifferenza quasi generale e nel silenzio compiaciuto di troppi, il Governatore Soru è riuscito ad imporre una legge iniqua e odiosa che, demagogicamente, punisce il “lusso”.
Gettata, insieme al logo, la maschera della Terra Madre ha scelto un’immagine a lui più rigorosamente affine: l’Isola Matrigna. Le tasse sulle seconde case dei non residenti, sugli attracchi delle barche e sugli scali degli aerei privati puzzano di taglieggiamento e vessazione. Sono la negazione dell’accoglienza e la mortificazione dell’ospitalità.
Ora tutti i giornali nazionali pubblicano, divertiti o imbarazzati (a seconda dei “padroni” politici) i dettagli dei soru-balzelli. Persino i super-ricchi, proprietari di barche dai 30 ai 60 metri, piuttosto che pagare 10mila euro, annunciano l’abbandono della Sardegna o l’ammucchiata in “rada selvaggia”.
Se poi il panfilo supera i 60 metri, gli euro diventano 15mila e l’armatore potrebbe essere anche tanto generoso da lasciare la sua elemosina a Soru il Questuante. Che, però, vuole i turisti “lussuosi” cornuti e mazziati, tutti in fila, alle Poste, in pieno agosto perchè, obbligatoriamente, il versamento dovrà essere fatto sul conto corrente postale numero 72729809 intestato a “Regione Autonoma della Sardegna”.
Le tasse (in base alla metratura) colpiranno anche le proprietà immobiliari dei non residenti, situate nella fascia dei tre chilometri dal mare, e le eventuali compravendite. Mentre per yacht e aerei privati, la legge è già in vigore ( dal primo giugno al 30 settembre), per le seconde case lo sarà a partire dall’11 giugno.
L’Isola dei Tassati più o meno Famosi vivrà un’estate più caotica del solito e sarà una gara tra metri e tabelle, furbetti e furboni, controllati e controllori, esattori ed evasori, finti scali tecnici e code vere agli uffici postali.

mercoledì, maggio 31, 2006

Moby Dick e il suo harem: avvistamento straordinario al largo di Tavolara

Marella Giovannelli Le foto del Moby Dick di Tavolara su www.marellagiovannelli.com

Un capodoglio albino maschio avvistato e fotografato con un harem di tre femmine al largo dell’isola di Tavolara è già una novità assoluta per il mare Mediterraneo. Almeno, secondo quanto dichiarato dal ricercatore olbiese Benedetto Cristo. La notizia, scientificamente rilevante, diventa persino clamorosa grazie all’inevitabile e affettuoso accostamento con la balena bianca Moby Dick, nata dalla fantasia di Herman Melville e diventata un mito planetario.
I cetacei sono stati sorpresi mentre nuotavano in gruppo, sbuffando ad intervalli regolari e lanciando verso il cielo l'inconfondibile colonna di vapore. Si trovavano a una trentina di miglia fuori Tavolara e hanno lasciato di stucco due amici a bordo di una barca attrezzata per la pesca d’altura. Soprattutto il più grosso dei quattro capodogli, decisamente bianco, forse albino, ha colpito Giuseppe Galliani ed Alessandro Battaglia. Scattate numerose foto, i due sono rientrati in porto e hanno subito contattato il biologo marino Benedetto Cristo che da, oltre vent'anni, studia i mammiferi marini.
Racconta di aver provato un’emozione indescrivibile nell’osservare immagini che non lasciano dubbi. E questo è stato il suo responso: “Sono capodogli, un giovane maschio con le sue femmine. Ma l'eccezionalità dell'avvistamento sta tutta nel colorazione assolutamente candida della cute. Si tratta di albinismo, un'anomalia ereditaria che consiste nella deficienza di pigmentazione melaninica nella pelle. Un fenomeno presente negli esseri umani così come negli animali, compresi i delfini, le balene, i capodogli”.
Giustificato quindi il clamore suscitato dall’inatteso ed imprevisto avvistamento del grande cetaceo bianco circondato da tre femmine scure, immortalato nelle acque dell’Area marina protetta di Tavolara-Capo Coda. Benedetto Cristo, direttore dell'Istituto di scienze naturali e biologica marina di Olbia, oltre a confermare l'appartenenza dei quattro mammiferi alla specie Physeter catodon, ha sottolineato con queste parole la rarità dell'evento.
“Mentre in altri mari l'avvistamento di un capodoglio bianco è da considerare raro e comunque poco documentato, in Mediterraneo è praticamente unico. O almeno, nella letteratura scientifica non c'è alcuna testimonianza certa”. Ora gli esperti sono al lavoro e sperano in un nuovo incontro, ancora più ravvicinato con il Moby Dick di Tavolara. Anche il prossimo convegno internazionale di biologia marina in Spagna si occuperà dell’avvistamento del capodoglio bianco nel mare sardo: un caso che ha destato grande interesse ed entusiasmo negli ambienti scientifici internazionali.

lunedì, maggio 29, 2006

Dio, perchè hai permesso tutto questo? = Piove Governo ladro!


Mara Malda per www.marellagiovannelli.com


L’accorata lamentazione teologica di Papa Ratzinger “Dio, perchè hai permesso tutto questo?” risuonata nei campi di sterminio da lui visitati, potrebbe essere paragonata al più profano trito & ritrito “Piove, governo ladro!”. Nemmeno l’arcobaleno buonista spuntato in cielo alla fine del discorso di Benedetto XVI, è riuscito a rendere credibile la sintesi papalina del “genocidio degli ebrei: opera di un gruppo di criminali”.
Invece, la Shoah, su un terreno reso fertile dall’antisemitismo, ha avuto nel silenzio degli uomini, il miglior complice ed alleato. Oltre che muti; popoli e governanti, laici e rappresentanti della Chiesa, erano diventati anche sordi alle invocazioni di quel Dio dalle spalle larghe, chiamato oggi in causa dall’appello pleonastico- retorico di Papa Ratzinger. Forse quell’arcobaleno è stato un ennesimo segno di tolleranza e pazienza divina verso una Chiesa che, a volte, pare seguire il non fulgido esempio di Ponzio Pilato.

venerdì, maggio 26, 2006

Ambasciator non porta pena: Ronald Spogli insegna

Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com


“Ambasciator non porta pena”, come da proverbio, l’ambasciatore USA in Italia, Ronald Spogli, ha comunicato solo buone notizie ai Sardi. E, forse in omaggio al suo cognome, due uomini non giovanissimi hanno pensato bene di farsi una doccia estemporanea nel giardino dell’aeroporto “Costa Smeralda”.
Si sono spogliati e, rimasti in mutande, hanno cominciato a lavarsi, utilizzando una pompa trovata in un’aiuola. In bella vista e con un gustoso fruga-fruga nelle parti intime, la strana coppia se la spassava praticamente a bordo strada. Una pattuglia della Polizia arrivata giusto in tempo, ha interrotto la doccia impropria e impedito all’Ambasciatore, atteso dai giornalisti nella sala vip del “Costa Smeralda” di Olbia, di godersi l’ameno spettacolo.
Ronald Spogli, tra una rassicurazione e l’altra sul destino post-Base americana de La Maddalena, non ha detto Quando e Come, ma sul Perchè dello smantellamento è stato chiaro. In pratica ha confermato che la Guerra Fredda è finita come pure l’URSS; ne deriva che ormai, agli americani, non serve più tenere una Base diventata costosissima dopo l’introduzione dell’euro. L’Ambasciatore ha ripetuto che sui tempi della dismissione deciderà il nuovo Ministro della Difesa Parisi, d’amore e d’accordo con il Governo Americano.
Ronald Spogli si è presentato con una bandierina americana “molto americana” appuntata sul bavero della giacca. Alla domanda di un giornalista ha risposto che “non c’è solo Tom Barrack interessato ad investire a La Maddalena; lui è uno dei tanti”. L’Ambasciatore ha poi ripetuto, praticamente a memoria, i discorsi fatti e rifatti in questi due giorni; prima a Cagliari, poi a La Maddalena e infine a Olbia.
In un perfetto italiano ha coniato, riguardo alla base americana, lo slogan dello “smantellamento morbido”.
Le alternative di sviluppo, stando a Ronald Spogli l’ottimista, sono diverse e basta coglierle. Magari andandosele a cercare sul mercato americano dove di sicuro funzionerà l’immagine dell’isola-base di sommergibili e marines convertita in Eden immobiliar-turistico.

mercoledì, maggio 24, 2006

Brinda l’uomo della collinetta

Mara Malda foto flash per www.marellagiovannelli.com


Brindisi al bar per l’esecutore materiale della collinetta fu discarica realizzata nel parco della Certosa a Porto Rotondo. Leonardo Serreri, impresario di Rudalza, non si meraviglia ma esulta sotto e sopra i baffoni perchè la polizia giudiziaria ha confermato che l’opera è stata regolarmente autorizzata. La notizia apparsa su tutti i giornali gli scioglie finalmente la lingua, rimasta arrotolata, prima e durante l’ispezione dell’otto maggio scorso.
“Mi fotografi pure- dice Serreri- e lo scriva che sono io l’uomo della collinetta. E ho fatto una cosa bellissima perchè quello era un cumulo di rifiuti, detriti e calcinacci. Il Cavalier Berlusconi ha voluto ricoprire tanta schifezza con un metro di terra nera e degli olivi secolari". E con i mustacchi vibranti di commossa gratitudine ricorda che "da cinque anni alla Certosa lavorano 140 persone: tutte imprese e gente del posto”.

lunedì, maggio 22, 2006

Il “bocconcino” Erika


Mara Malda per www.marellagiovannelli.com


Secondo molti autorevoli opinionisti, non è cosa buona e giusta, provare una certa irritata sorpresa nel vedere Erika De Nardo offrirsi alle telecamere di un TG nazionale mentre, libera, gioca a pallavolo. Ma il disagio di tanti, me compresa, non entra certo nel merito del “permesso si, permesso no”. Forse nasce dal sorriso di Erika che “buca” lo schermo e le coscienze, da lei serenamente esibito e brutale come uno schiaffo. Quando uscirà dal carcere, Erika che nel 2001 massacrò sua madre e il fratellino, sarà sicuramente invitata ai talk show e magari in qualche reality. Agghiacciante anche la precisazione riferita con tono serafico dagli autori dei vari servizi televisivi. Fino ad oggi Erika non ha mostrato alcun segno di pentimento ma, in compenso, sta andando avanti negli studi e questo fa ben sperare per il suo futuro. Si spiega quindi la disinvolta allegria della ragazza nel porgersi all’occhio tanto vorace quanto tempestivo della TV. E ora, al pari dei mass media, banchettano col “bocconcino” Erika, finti buoni e cattivi veri, tra garantismo ad oltranza e giustizialismo sommario. Il silenzio e la pietà: grandi assenti.

lunedì, maggio 15, 2006

Volpe d’oro a Niffoi con Mesina “portato” da Sgarbi


“E’ lui o non è lui? Certo che è lui. Graziano Mesina in persona, con in mano un bicchiere di champagne al Cala di Volpe”. L’insolita visione del panciuto Grazianeddu a bordo piscina, distrae l’attenzione degli invitati al cocktail che ha preceduto l’assegnazione della Volpe d’Oro 2006. Una signora schizzinosa, invitata alla finalissima in Costa Smeralda del Premio letterario firmato Starwood, ha esalato un incauto “Ma dove andremo a finire!” Si è beccata una raffica di risposte da vari sardi attenti e presenti alla serata, tutte sul tipo: “Guardi che Mesina ora è un uomo libero; dopo 40 anni di carcere, nel novembre 2004 è stato graziato da Ciampi ed è pure caso unico in Italia di una condanna all'ergastolo per cumulo di pene”. “E poi Mesina l’ho invitato io al Cala di Volpe- ha trionfalmente annunciato Vittorio Sgarbi, membro della giuria degli Esperti, insieme al filosofo Giulio Giorello e al giornalista-scrittore Pasquale Chessa. Anche Chessa si è portato dietro un pezzo di Barbagia, ormai griffata, nella persona del sarto di Orani Paolo Modolo che veste con i suoi abiti di velluto Chessa e Sgarbi oltre a Cossiga, Santo Versace, Guido Barilla e tanti altri. Dopo un brindisi con il regista Filippo Martinez, Mesina ha evitato di fermarsi a cena, togliendo (a qualcuno) il disturbo d’immagine. Superlativo in tutto, sua emozione compresa, il vincitore del Premio: Salvatore Niffoi. Con La leggenda di Redenta Tiria, edito da Adelphi, il fenomenale autore barbaricino che si definisce “disincaprettato dalle ideologie”, ha prevalso su Carmine Abbate (Il Mosaico del tempo grande, Mondadori), Ivan Cotroneo (Cronaca di un disamore, Bompiani) e Aminata Fofana (La luna che mi seguiva, Einaudi). La decisione delle due giurie, una tecnica e l’altra formata da studenti universitari, ha commosso fino alle lacrime Niffoi: aspetto burbero e cuore tenero; un ossimoro ambulante come la sua Barbagia d’amore e morte da lui magistralmente e ferocemente descritta. Ha chiamato sul palco il frate francescano Salvatore Morittu, in prima linea sul fronte dell’assistenza ai giovani tossicodipendenti e ai malati di Aids, e ha devoluto a lui i 10mila euro del Premio. La scrittrice africana Aminata Fofana (attacco simil-scioglilingua ma non è colpa mia se lei si chiama così) ha festeggiato il suo compleanno con la premiazione in corso. La magnifica Fofana ha un curriculum tra il principesco e lo sciamanico con incursioni in passerella da top model e in sala di registrazione come cantante. Al suo confronto, risultava sbiadita persino la bella tunisina Sondes, arrivata mano nella mano di Sgarbi e da lui utilizzata anche come reggi-cellulare durante la firma degli autografi. Inizialmente, brusio da alveare perchè qualcuno ha scambiato Sondes per Afef e già stava per partire una drammatica Ansa sul povero Tronchetti abbandonato per il pestifero Vittorio. Trascinati in Costa Smeralda dalla Volpe d’oro anche Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori e Umberto Brindani, direttore di Chi. Per raccogliere il loro SOS sull’Italia che non legge i quotidiani, fanalino di coda in Europa, è stato organizzato (sempre da Marco Milocco Starwood) un incontro-dibattito con 200 studenti universitari di Sassari e Olbia. Solo cena di gala, invece, per Alfonso Signorini, arrivato in ritardo ma miracolosamente atterrato sul tavolo di Sandra Carraro.

venerdì, maggio 12, 2006

Karol Wojtyla: agonia show in prima serata


Marella Giovannelli per www.marellagiovannelli.com

Riflessione personale, ancora "a caldo" dopo la visione della seconda e ultima puntata dedicata a Papa Wojtyla su Canale 5. Da laica, comunque legata alla figura dell'uomo e del pontefice polacco, ho trovato molto buona la prima parte della ricostruzione televisione e "macchiettistica" la seconda. Mi ha infastidito l'accanimento morboso sulla decadenza fisica dell'uomo, sulle sue crisi respiratorie, la dolorosa agonia , la trasformazione esasperata del volto e della voce del papa, stremato dalla sofferenza. Il mio disagio non è stato alleggerito neanche dall'inserimento di immagini originali tratte dalla cronaca di quei giorni (l'attesa dei fedeli in piazza San Pietro e i funerali).
Ho trovato stridente il contrasto tra l'efficacia, il rigore e la poesia della prima puntata e il taglio quasi "horror" dato alla seconda. Anche il bravissimo attore polacco è stato ridotto a una caricatura a cui non si è fatto mancare niente per rendere ancora più spettacolare, il dolore. Dalla voce alle smorfie al repertorio di cadute: il Papa malato è stato servito in tutte le salse. La dignità e il pudore di chi soffre, dal più umile al più potente, non dovrebbero mai essere dimenticati. Per il rispetto dovuto a tutti gli essere umani e per quella pietas che va ben oltre i più o meno distorti paletti imposti da una privacy, evidentemente valida solo per i viventi e non per i defunti.

domenica, maggio 07, 2006

Monica Vitti raccontata da Marella Giovannelli nove anni fa

Testo integrale e foto su www.marellagiovannelli.com

“Tutta la mia storia, i miei fatti mi vengono dietro in punta di piedi. Credono che io non me ne accorga. Però se mi giro si nascondono, non ci sono più. Quando cammino, sento la loro presenza e i loro passi poco distanti. Vogliono vedere dove li porto, dove andranno a finire. Hanno caratteri, pesi e colori diversi; a volte si fidano di me, a volte no. Io scivolo nei vicoli sperando di perderli. Ma li ritrovo in fondo alla strada, con le braccia conserte, che ridono come pazzi. I fatti sono presuntuosi, pesanti, invadenti. Le emozioni sono leggere e indipendenti. Ti ballano intorno e sono pronte a distrarsi al primo colore”.
Queste parole scritte da Monica Vitti, come chiusura al suo primo libro “Sette sottane, un'autobiografia involontaria”, mi colpirono, a suo tempo, per l'abbandono e la voglia di verità della “persona” e non del personaggio che le aveva pensate e rese pubbliche. In poche righe ho letto fragilità, coraggio e lo stupore incantato dei bambini; un bene perduto o sprecato dalla grande maggioranza degli adulti e che, invece, Monica ha conservato intatto. Ed è ancora lei che scrive:“... Anche i miei occhi vedono poco e reinventano tutto, così non so più cosa è vero e cosa non lo è. Quando h socchiudo, insieme ai fatti, vedo i colori della Sardegna. La tenacia e l'odore del vento che stordisce. E sulla sabbia rosa, i frammenti di corallo, portati dalle onde, che lasciano disegni leggeri e provvisori. Il vento lì è orgoglioso e bizzarro. Ha sempre ragione su tutto ...”.
E dopo “Sette sottane”, pubblicato da Sperling & Kupfer nel 1993, Monica Vitti ha scritto “Il letto è una rosa”, edito da Mondadori nel 1995, dove, ancora una volta, ha messo a nudo la propria anima, parlando degli “spaesamenti che fanno apparire strani e paurosi anche i luoghi familiari; gli incontri e le fantasmagorie che proliferano nella zona sfrangiata tra realtà e sogno; l'insorgere improvviso della fame o di altre forme di avidità; i momenti di sconforto e derelizione; la libertà; la solitudine”. Un mondo stralunato e surreale come quello di Chagall, ravvivato dalla fantasia che sussurra a Monica Vitti un pensiero: “Siamo in fila, in aria, e passiamo in un raggio di luce come granelli di polvere”. La personalità della “donna Vitti” affiora quindi dalla rivelazione che lei stessa, coraggiosa e vera, ha voluto fare della sua anima. L’immagine pubblica del personaggio va, comunque, raccontata per gli amanti del genere.
Monica Vitti ha esordito in teatro, poi è passata al cinema diventando la “musa dell'incomunicabilità” negli indimenticabili film di Michelangelo Antonioni: L'avventura, La notte, L'eclisse e Deserto rosso. In seguito, evidenziando il suo lato brillante, ha dato vita a figure comiche irresistibili in film come La ragazza con la pistola, Ninì Tirabusciò, Dramma della gelosia, L'anatra all'arancia, Amore mio aiutami, Polvere di stelle, Flirt, Teresa la ladra. Nel 1989 ha scritto, diretto ed interpretato Scandalo segreto, sua prima regia cinematografica, ottenendo importanti riconoscimenti, anche internazionali.
Eppure tutto questo spesso si dimentica quando ci si trova insieme a Monica; quella non ufficiale, non pluridecorata, non sul palcoscenico, chiamata a ritirare uno dei tanti prestigiosi premi ricevuti nella sua carriera. Perché ad emergere è sempre l’anima della donna; una donna che spesso ride ed è trascinante nella sua allegria ma non nasconde i suoi “spaesamenti”, la sua malinconia, la sua golosità, la sua insicurezza, il suo desiderio di protezione, la sua paura di essere tradita e delusa, dall'amore, dagli amici, dal pubblico o dai suoi stessi imprevedibili pensieri....

Pubblicato nella Gazzetta di Porto Rotondo del luglio 1997

mercoledì, maggio 03, 2006

Dalla colata lavica del Cavaliere agli happening del torneo di polo in Costa Smeralda

Testo e foto di Mara Malda per marellagiovannelli.com



Tutte le foto su www.marellagiovannelli.com


Alla Certosa di Porto Rotondo, Silvio Berlusconi riesce a digerire anche Prodi, immaginando di farlo sparire sotto la colata lavica di sua fabbricazione. L’ultima passione del Cavaliere sono i giochi di fumo e luce LED che lui telecomanda proiettandoli sulle rocce. Si è attrezzato con un piccolo computer che, da 4 colori base crea 360 diverse combinazioni, e un timer che si porta sempre appresso. L’anfiteatro e il laghetto nel parco sono spesso illuminati dagli effetti speciali ideati dal Presidente delle Luci Berlusconi (definizione coniata per lui da un suo irriducibile fan che lo ha visto smanettare più volte ai LED).
Ma, soprattutto negli ultimi tempi, l’umore del Cavaliere, migliora dal nero al grigio, solo quando accende le sue tanto spettacolari quanto finte colate laviche. Gli basta azionare il timer per scatenare fumo, lapilli e magma che rotolano giù dai graniti di Monte Maiore. Ignorando la tecnologica finzione, qualcuno si è pure spaventato davanti al fenomeno di un simil-Etna a Porto Rotondo. Berlusconi offre agli ospiti certosini, anche altre alternative al passatempo “Chi ti colo nella lava oggi”.
Una è la contemplazione dello zodiaco all’interno della tanto chiacchierata grotticella. Qui si può assistere all’apparizione telecomandata della volta celeste con i relativi segni e costellazioni. Incassato il solito coro di urletti stupiti e “bravo bravissimo, sei meglio di Mago Merlino!”, il Cavaliere porta tutti nel nuovissimo labirinto. Questa è l’ultima novità del parco, dopo il giardino dei cactus, quello degli hybiscus, l’agrumeto, il palmeto e il roseto. Il labirinto è stato fatto talmente bene che lo stesso Berlusconi preferisce entrarci in compagnia per evitare imbarazzanti richieste di soccorso alla scorta.
Dalla Certosa Luna Park alla finalissima del primo torneo di Polo della Costa Smeralda, vinto dal team Mochi Craft, capitanato da Luca D’Orazio. Sul campo di Bucchi Toltu, a San Pantaleo, nel comune di Olbia, in questi giorni, oltre ai cavalli e ai giocatori, si è visto e sentito di tutto. Esempi: le auto d’epoca della Transappenninica davanti ai cavalli a distanza di sicurezza e Melanie McJannet uscita dal libro del fotografo Marco Glaviano “Sirene della Costa Smeralda”. E' stata lei a fare il tifo più accanito per Tom Barrack, nota volpe della finanza e anche gatto sempre più Soriano, ascoltate le sue dichiarazioni-fusa con leccatine lisciapelo al tostissimo Mr.Tiscali, governatore della Sardegna.
Per l’ultima giornata del torneo, parterre pieno come un uovo e un’aria mista tra il Billionaire ed Ascot con Lele Mora e Lady Mountbatten, i Carraro Franco Sandra e Albertina, Carlo Giovanelli e Domenico Bonifaci. Prima dell’inizio della partita, sul campo è atterrato un elicottero con a bordo Valeria Marini per il collegamento con “Quelli che il calcio”. Appena scesa, accolta da Gianni Ippoliti, Valeria ha detto di “sentirsi come frullata dopo aver svolazzato su quel moscerino”. Ha poi rubato tutta la scena ai giocatori attirando il pubblico davanti al salottino confezionato per la Ventura. I tempi lunghi dei vari collegamenti hanno lasciato indenne la Marini, tonica e trofica dopo le cure della massaggiatrice Raffaella che ha trovato per lei uno spazio in agenda tra Veronica Berlusconi e Marina Giori Swarovski. Incollato alle poltroncine anche Carlo Giovanelli, cotto dal sole e rosso come un gamberone. Per lui, l’attesa è stata inutile: niente inquadratura, neanche una battutina visto che “il principe non era previsto in scaletta”. Obiettivo centrato, invece, per Marta Marzotto che, dopo aver stoicamente superato un inizio di abbiocco ha giocato a fare la scampata suocera della Ventura, ironizzando sulle recenti voci e vocine di un flirt tra Simona e il suo Matteo, pure lui collegato con “Quelli che il calcio”. Valeria Marini, dopo aver trottato in lungo e in largo nel polo village, fino a raggiungere la torretta, ha partecipato anche alla cena di gala al Cala di Volpe dove ha estratto, da brava madrina, i pizzini di una lotteria per beneficenza. L’instancabile Valeria si è poi fiondata al Sottovento dove, a sorpresa, si è esibita in una irresistibile dance quasi lap nel bel mezzo della pista.


venerdì, aprile 28, 2006

Le aggiusta-zolle dello Zio Tom


Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com
“Che ti sei persa Marta?” così qualcuno ha apostrofato la Marzotto, in babbucce e caftano, vedendola razzolare nel bel mezzo del campo da gioco nell’intervallo della partita di polo al Centro Ippico Shergan. Già si pensava a qualche gioiello formato magnum finito non si sa come tra le zampe dei cavalli e invece, fulminante, è arrivata la risposta della Contessa: “Come, non sai che tra le signore della buona società, esperte di mazze e palle (da polo) si usa scendere in campo per rimettere a posto le zolle? Le mogli, madri o amiche dei giocatori lo fanno sempre, negli intervalli”. Sistemata l’amica ignorante, Marta ha raggiunto Sandra Carraro anche lei nelle insolite vesti di aggiusta-zolle, all’ombra delle montagne non di Cortina ma di San Pantaleo. Grande assembramento di cameramen, fotografi e giornalisti per la presenza in campo di Tom Barrack, capitano della squadra Cala di Volpe che può contare anche sul fuoriclasse argentino Memo Gracida. L’entrata di Gracida, il “Maradona del polo” (ma fusto vero) nel ristorante è riuscita finalmente a catalizzare l’attenzione di un gruppetto di annoiate signore. Fino a quel momento erano impegnate a stilare una specie di classifica su “chi e cosa” si è visto al torneo di polo smeraldino in questi giorni. “Troppo grosso”, voto insufficiente al culo di Francesca Chillemi, con buona pace del suo vero o presunto potente, straniero ed incazzoso boy-friend. Dieci e lode, invece, a Beatrice Borromeo, in odore di Santoro, “e nobilmente eterea ma solo di corpo perchè ha un cervello imbarazzante tanto è notevole”. Molto ammirata anche l’acconciatura delle code dei cavalli impegnati nelle gare. Definite “molto chic, così compatte e strette, tenute dai quei bei nastri, potremmo chiedere al nostro coiffeur di farcele uguali per l’estate”. Sottovoce ma non troppo hanno poi notato che “la verità va detta; il polo è un gioco molto bello, elegante ma assai lento da seguire per noi profani sotto il sole cocente di mezzogiorno. Guardate anche Amii Stewart, come si è abbioccata”. Al ristorante con vista sul campo, per la serie “a ognuno il suo” l’avvocato Renzo Persico, presidente del Consorzio Costa Smeralda, è tornato dal buffet con un piatto di pesce persico. La sua vicina di sedia Marta Marzotto ha invece abbrancato la cotenna croccante di un porcetto sardo mangiandola uso cracker. Decisamente più frugali le due parche matriarche della Costa Smeralda, Milena Maffei (storico e “cronico” amore dell’Aga Khan) e Sandra Carraro. Capitan Barrack, marcato stretto prima dai giocatori avversari e poi dalle signore amiche, è caduto dalla padella nella brace. Dalla partita è uscito sconfitto poi, finalmente sceso da cavallo, si è salvato con un acrobatico tuffo schiva-ladies, tra i microfoni e le telecamere dei giornalisti arrivati da tutto il mondo per il debutto del polo in Costa Smeralda.

sabato, aprile 22, 2006

Il Cavaliere del Polo sbucato tra i cavalieri del polo

Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com.

Nella Piazzetta di Porto Cervo si era appena conclusa la distribuzione delle maglie alle squadre del torneo di Polo. Cavalieri stivaluti, politici locali e i vertici della Starwood avevano iniziato a brindare quando un cacofonico brusio ha percorso la folla: “All’altro bar c’è l’altro Cavaliere dell’altro Polo”. Manco a dirlo, in un nano-secondo, tutti si sono fiondati con il bicchiere in mano dal lato opposto della piazza. In un angolo, all’aperto, davanti a un tavolino, sedeva il Premier uscente ma recalcitrante. Silvio Berlusconi con davanti qualche stuzzichino e un aperitivo e il solito contorno di guardie del corpo, prendeva l’aperitivo con alcuni amici. Il primo ad inaugurare la processione è stato il Sindaco di Arzachena Pasquale Ragnedda, forza-italiota della prima ora. E’ seguito a ruota l’avvocato Renzo Persico, presidente del Consorzio Costa Smeralda. E’ stato l’unico a beccarsi due baci con schiocco ed abbraccio affettuoso dal Cavaliere disarcionato ma notevolmente arzillo. A quel punto, incoraggiati dall’umore ottimo di Berlusconi, in tanti hanno cominciato ad avvicinarsi, sciorinando il vasto repertorio delle condoglianze politiche. Il per niente imbarazzato Silvio, in maglietta blu a maniche corte, ha distribuito lamentazioni e battute, sorridendo molto a destra e poco a manca. Un signore (che poi ha orgogliosamente posato per noi) prima lo ha illuso:“Voglio stringerle la mano perchè io sono un grande tifoso del Milan”, ma il sorriso all’insù di Berlusconi è crollato in caduta libera quando il tipo ha sadicamente aggiunto: “ Anche se io sono un sindaco dell’Unione”. La replica del Cavaliere del Polo appiedato è stata pronta ma fiacca:
“Mi auguro che la sua sia solo una boutade”. “Manco per niente”- ha infierito il turista dall’accento veneto. Decisamente più solidale l’approccio della cantante Amii Stewart che si è avvicinata sussurrando un addolorato “Mi dispiace tanto, non ho parole!” Quasi urlata la veemente risposta di Berlusconi: “Lo so signora mia, con tutti quei voti che ci hanno fregato!” Dopo l’aperitivo a Porto Cervo, il Cavaliere ha imboccato la via del ritorno verso la Certosa, rivelando un lato poetico del tutto nuovo. Ha infatti chiesto all’autista, diretto a Porto Rotondo, di fare una sosta panoramica in un punto della strada solitamente presidiato da turisti, venditori di pecorino, frutta e gelati. Il Cavaliere è rimasto in riflessione contemplativa nel belvedere per circa 15 minuti e poi ha ripreso il cammino per Porto Rotondo. Appena arrivato ha fatto tappa, prima in piazzetta San Marco e poi, alla gelateria del Molo, per una salutare rimpatriata con il cono ai pistacchi di Bronte. E’ riuscito anche a fare un giro veloce al Boat Show, inaugurato proprio oggi. Qui è stato intercettato da Luigi Folino della RAI che gli ha domandato della telefonata di congratulazioni fatta da Putin a Prodi. Diplomaticamente acidula la sintesi della risposta di Berlusconi: “Rientra nella normalità e io ho lavorato molto per aprire e rafforzare relazioni importanti nella politica estera”. (Tradotto: Prodi raccoglie i frutti di quel che Io ho seminato).

giovedì, aprile 20, 2006

La prima volta del Polo (Sport) in Costa Smeralda


Testo e foto di Mara Malda per www.marellagiovannelli.com
Il guizzo di genio è sicuramente suo, del Volpone Tom Barrack che ha inserito pure una Sartiglia, nel programma che farà da contorno al primo torneo di Polo organizzato dal 23 al 30 aprile in Costa Smeralda.
Il richiamo alla fortissima tradizione che, da sempre, lega la Sardegna ai cavalli, servirà (forse) a far digerire meglio, agli isolani “più duri e puri”, uno trofeo-concentrato di chic & international. I centoquaranta cavalli e i giocatori delle sei squadre saranno griffati con i marchi dei rispettivi sponsor e, tra parentesi, trovate le generalità dei sei Capitani: Audi (Romy Gianni), Cala di Volpe (Tom Barrack), Champagne Ruinart (Alberto Moretti), Deutsche Bank (Roberto Marraffa), Jaeger-LeCoultre (Mario Robbiano) e Mochi Craft Luca D’Orazio). Durante la conferenza stampa, tenuta all’Hotel Cervo, è stata anche sintetizzata l’antichissima storia del Polo, iniziata forse in Tibet dove la parola “pulu” significa palla. Sembra che, negli altopiani di quel paese, dei guardiani a cavallo, armati di una lunga mazza, proteggessero gli scarsi raccolti dalla voracità di piccoli e veloci roditori. Con il passare dei secoli, il “pulu” anti-topo è diventato il Polo, sport coronato e blasonato, praticato anche da molti attori di Hollywood. Dall’Argentina all’Inghilterra, dagli USA all’Italia, il polo ex-pulu ha continuato a diffondersi di èlite in èlite, senza mai correre il rischio di diventare uno sport di massa. Così, l’ultimo arrivato, il torneo di Porto Cervo si affianca alla celebrata ed innevata Cortina Winter Polo on Snow, Jaeger-LeCoultre Gold Cup, disputata durante la settimana del carnevale. Sicuramente non breve ma spettacolare il salto dalle Alpi Ampezzane al campo di Bucchi Toltu del Centro Ippico Shergan (a pochi chilometri da Porto Cervo). Qui si svolgeranno le avvincenti sfide tra i fuoriclasse argentini e i migliori cavalieri provenienti da varie regioni italiane e da qualche altra nazione straniera. A guidare la squadra “padrona di casa” del Cala di Volpe sarà Tom Barrack, veterano dei campi da polo, proprietario di uno dei più esclusivi club della California e gran regista della manifestazione. Visto che tra i suoi ospiti abituali figura anche il Principe Carlo d’Inghilterra, l’auspicio è che ci risparmi l’arrivo di Camilla e Charles; bastano e avanzano, in Gallura, i nitriti dei centoquaranta quadrupedi attesi in questi giorni.

giovedì, aprile 13, 2006

Gratti San Simplicio e trovi Santa Teodora su eBay


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Una reliquia di San Simplicio è finita all’asta in internet su eBay. Questa informazione arrivata all’orecchio di don Francesco Tamponi dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Tempio-Ampurias, non poteva cadere nel vuoto. Il rischio della bufala on-line, più profana che santa, è stato affrontato perchè troppo penoso era il pensiero di far aggiudicare al migliore offerente l’osso attributo a un Santo venerato come Simplicio. Ad attirare l’interesse dei compratori sarebbe stata,sicuramente, più la teca settecentesca che la reliquia. Per evitare che il prezzo lievitasse ancora, don Tamponi dal suo ufficio tempiese si è collegato a eBay e, sborsando 500 euro, è riuscito a recuperare il reliquiario e a riportarlo ad Olbia. Nella Basilica cittadina dedicata proprio a San Simplicio, si sono ritrovati giornalisti, fotografi, cameramen, preti, un’anatomopatologa e un archeologo. Dopo una breve conferenza stampa, si sono aperte le porte della sacrestia per una comparazione tra la presunta reliquia acquistata su eBay e quelle storicamente attribuite a San Simplicio, in base a una tradizione secolare. Le ossa del Patrono, sono infatti custodite in una cassetta sotto l’altare della Basilica, insieme a quella dei tre compagni di martirio Diocleziano, Rosula e Fiorenzo. Su un tavolo da lavoro sono iniziate le prime indagini; alquanto complessa l’estrazione dalla teca, acquistata on-line, del frammento di tibia, avvolto in una complicata creazione di tulle, passamaneria e perle vetrose di vari colori. Il piccolo cartiglio con la scritta “San Simplicio”, decorato con fiori di tessuto e nastri, era all’interno della reliquiario di pregevole fattura. Sul sigillo di ceralacca rosso spiccava un copricapo arcivescovile.L’osso, di origine chiaramente umana, è apparso combusto esattamente come molti frammenti contenuti nella cassetta “storica”. Ma, considerato che l’incenerazione dei cadaveri era una consuetudine dell’epoca, si è deciso di continuare gli accertamenti. L’anatomopatologa Licia Usai ha chiesto quindi ai giornalisti alcuni giorni di tempo per effettuare altre indagini, più accurate. La tibia attribuita a San Simplicio, doveva ancora essere ripulita dalla colla utilizzata per tenere insieme gli elaborati decori. Ed è bastata questa semplice operazione per risolvere il caso, almeno parzialmente. Una lente d’ingrandimento è riuscita a decifrare la minuscola iscrizione “S.Theodora M.” tracciata sull’osso, con inchiostro di china. Secondo don Francesco Tamponi la scritta si riferisce a “Santa Teodora Romana, una nobildonna romana vissuta ai tempi di Diocleziano (come Simplicio e compagni) che ospitava nella sua casa i cristiani perseguitati e provvedeva alla sepoltura dei martiri nel giardino della sua proprietà. Una volta scoperta, venne a sua volta martirizzata”.La scoperta dell’iscrizione sull’osso se da un lato ha dimostrato la sua appartenenza a Santa Teodora, dall’altro ha creato un piccolo “giallo” religioso-mercantile per la sua falsa attribuzione a San Simplicio. “Il prossimo passo - ha dichiarato don Tamponi - sarà quello di andare a Roma, nella chiesa di San Bartolomeo, sull’Isola Tiberina, dove sono conservate le spoglie di Santa Teodora, e verificare se anche esse sono state sottoposte ad incinerazione, oltre tutto alla stessa temperatura di quella in nostro possesso. Tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800, le famiglie nobili usavano allestire all’interno delle ville delle cappelle private. Venivano allora chieste, alle diocesi di appartenenza o direttamente a Roma, delle reliquie certificate che venivano poste all’interno di reliquiari e sigillati con le bolle, come quella che abbiamo acquistato on-line. E’ probabile che, in buona fede, nella teca sia stata inserito un osso di Santa Teodora ma che poi, nel cartiglio del reliquiario, sia stato erroneamente apposto il nome di San Simplicio.”

giovedì, aprile 06, 2006

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